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MARABANA: UNA MARATONA “UNICA”! di Massimo Ribetto
21 Novembre 2009

Il 15 novembre ho corso la mia 4° maratona, la maratona dell’Avana: la “marabana”.
Se è vero che ogni maratona è un’esperienza diversa per la propria storia, per il percorso, i luoghi che attraversa e per le emozioni che da a chi la corre, ebbene, quella dell’Avana per me è stata veramente “unica”.

Il tempo impiegato non è certo dei migliori 4 h 31’ 50’’ (tempo del mio cronometro, quello ufficiale al momento non è ancora stato pubblicato), ma del resto, è stata già un’impresa finirla. Il percorso cittadino era un circuito di 21 km da percorrere due volte. Si correva senza chip, c’erano dei controlli in punti ben definiti del percorso e in contemporanea si correva sia la mezza maratona che la maratona. I partecipanti sembrano esser stati tra i 2000 e i 3000, ma tra questi erano inclusi anche quelli che correvano percorsi più brevi come i 5, i 10 e i 15 Km. Al traguardo dei 42,195 siamo arrivati in poche centinaia davvero, e a mio parere la maratona era corsa per lo più dagli stranieri (di fatto, quando dicevo a un cubano che ero venuto per correre la maratona intera, mi guardava stupito e mi faceva i complimenti ancora prima di averla corsa).

La partenza alle ore 7.00, la giornata è iniziata con il cielo coperto (per fortuna) ma l’umidità in compenso era molto alta. Al 3° km ero già in un bagno di sudore, però devo dire che intorno al 10° km avevo raggiunto un certo equilibrio e mi sentivo bene. Il primo ristoro l’abbiamo incontrato al 6°km; distribuivano acqua e aranciata all’interno di sacchetti di plastica. Dopo il primo ristoro gli altri si presentavano ogni due o tre km e questa è stata una fortuna perché erano proprio necessari, altro però, come frutta o biscotti, non c’era!

Il percorso, dopo aver attraversato “l’infinito” Malecòn (lungo mare), proseguiva per le strade dell’Avana non sempre in piano. In particolare in tre punti si presentavano delle salite abbastanza impegnative, che se al primo giro erano sostenibili, al secondo giro invece, diventava difficile riuscirle a correre (almeno per me).

Al termine dei 21 km, lo stesso luogo della partenza di fronte al Capitolio, il traguardo di chi correva la mezza maratona era separato da quello di chi proseguiva per la maratona completa. Devo dire che la sensazione a quel punto è stata di sconforto, perché la fatica cominciava a farsi sentire e vedere che la maggior parte dei partecipanti avrebbe terminato mentre chi proseguiva era veramente un numero esiguo, il tutto appariva davvero poco incoraggiante.

Al 23esimo km ricomincia il Malecòn (lungo mare), “infinito” perché con i suoi circa 7 km sembra davvero eterno, e qui cominciano i dolori perché pur avendo bevuto un bel po’ a tutti i ristori precedenti, incominciano i crampi ai polpacci e addirittura ai quadricipiti. Il ritmo rallenta e verso il 25esimo sono costretto ad alternare il cammino a brevi tratti di corsa così sino all’arrivo. Il percorso prosegue per delle strade e viali larghi, a tratti interminabili, la corsa durante il secondo giro avviene per lo più in solitudine; siamo davvero pochi e quasi tutti stranieri. I ristori presenti ogni due o tre km durante i primi 21 km, si dimezzano, mi capita di chiedere acqua e di sentirmi rispondere “è finita”. “Finita? Come finita?!?” C’è chi fa il tifo fuori dalle case e c’è anche chi camminando in modo assolutamente distratto ti taglia la strada senza pietà. Agli incroci per lo meno il traffico è sempre ben sorvegliato da una gran scorta di agenti di polizia e militari dell’esercito.

Quello che rimane nella mente di tutti i km percorsi, oltre alla bellezza dell’oceano sul lungo mare, sono sicuramente le scene di vita quotidiana “strappate” di corsa. Un luogo particolare che si attraversa e non si può fare a meno di notare è la storica piazza de la revolucion.

L’arrivo al termine dei 42,195 Km avviene, purtroppo per me nella sofferenza dei crampi e in parte nel dispiacere di non essere riuscito a correrla in condizioni ottimali sino alla fine. In ogni caso l’esperienza è stata davvero unica. Una maratona sicuramente diversa da quelle che si è abituati a correre in Europa, negli Stati Uniti e ovunque c’è la passione e una cultura del running. A Cuba, e all’Avana in particolare, tutto questo non c’è. Ciò che sicuramente non manca è la soddisfazione di essere arrivati comunque, nonostante le difficoltà, al traguardo, e di ritornare a casa arricchiti di un bagaglio di esperienze ed emozioni mai provate e quindi “uniche”!
Massimo Ribetto





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