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Trascinati in alto dal cuore di Andrea Mazzucchi
09 Luglio 2010

Difficile dire che cosa ci spinga ad affrontare la salita verso l’Abetone.
Ogni anno, allo scoccare della mezzanotte, siamo un centinaio di podisti a partire da piazza Roma, a Modena, lasciandoci alle spalle l’accademia militare che vede così spegnersi gli ultimi flash delle rituali foto di gruppo.
Durante la posa per queste ultime, al fine di non vedersi rovinate le foto, è necessario coprire con il braccio la fascia catarifrangente delle nostre canotte, con il risultato di creare un buffo effetto “mal di pancia collettivo”!
L’atmosfera che si respira è da rimpatriata scolastica: in molti si legge negli occhi l’entusiasmo di ritrovarsi per questa giocosa impresa.
È con orgoglio che lo scorso sabato ho indossato per la settima volta quella canotta gialla, già intrisa di ricordi intensi, vividi, gioiosi. Sulla schiena scritti in blu i paesi toccati dalla corsa; quasi a scandire il ritmo delle nostre tappe.
Tutti assieme correndo, abbiamo attraversato la città, in uno scalpitante serpentone. Poi, via via più sgranati, solo i primi frazionisti della staffetta si sono allontanati da Modena lungo via Giardini, verso Maranello.
Dall’alto del camper con il quale scortavamo gli staffettisti della nostra squadra, non era difficile, nei lunghi rettilinei che caratterizzano la prima frazione, identificare le auto delle altre 14 squadre concorrenti: procedevano spesso dietro al corridore con le quattro frecce lampeggianti e tutte avevano l’adesivo della corsa esposto. Quando poi ci si avvicinava un po’ risultavano ben visibili le caratteristiche canotte gialle, che colpite dal fascio di luce dei fari delle auto, diventavano curiosi, balzellanti punti luminosi in movimento.
Tutto procedeva come in una fiaba ed i nostro staffettisti correvano avvolti in quella mistica oscurità seguendo la strada che ripida raggiunge il paese ancora addormentato di Serramazzoni quando, a noi che attendavamo parcheggiati il passaggio del testimone, è giunta la notizia che mai avremmo voluto ascoltare: un podista era stato investito da un automobilista che non si era fermato a prestare soccorso.
Non era mai successo. In sette anni di Podissima non c’era mai stato un incidente simile ed avevamo la presunzione e la speranza che la buona organizzazione, la prudenza e le misure adottate per la visibilità dei concorrenti sarebbero state sufficienti ad evitare questo genere di episodi.
Eravamo smarriti e confusi, come confuse erano le notizie che ci giungevano sulle condizioni del corridore investito, fortunatamente soccorso dal podista che giungeva poco dopo.
La corsa proseguiva come sempre bella, misteriosa, affascinante verso la rassicurante luminosità del nuovo giorno. I miei compagni di staffetta dimostravano una notevolissima preparazione atletica, facendoci accarezzare l’idea di giungere alla meta migliorando il tempo già ottimo dello scorso anno della nostra squadra.
Man mano che si saliva, durante gli sporadici contatti con le altre squadre, le notizie sul podista investito ci giungevano confortanti sollevandoci l’animo da quella persistente preoccupazione.
Il mio amico Stefino, che ha coperto l’ultima frazione fino al traguardo, è arrivato sotto un diluvio avvolto dalla nebbia della colpevole nuvola che si era seduta sull’Abetone per assistere alla nostra corsa.
E’ stato poi fantastico anche il terzo tempo: sul nostro attrezzatissimo camper erano già pronte le tigelle e gli affettati per dare ristoro agli affamati componenti della nostra squadra raccolta a convivio.
Correre la Podissima è volgere lo sguardo al cielo, involarsi verso la luce e celebrare assieme la faraonica impresa tra le svettanti piramidi montane…
È farsi trascinare in alto dal cuore.

Andrea Mazzucchi
 


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Podissima 2010 - Settima edizione - Di Lolo Tiozzo e Franco Ferrari
08 Luglio 2010

Che dire della nostra settima Podissima?
Se non fosse stato per l’incidente sofferto dall’amico Vittorio di San Giovanni Persiceto,fortunatamente non
cosi’ grave come ipotizzato in un primo momento,saremmo qui ad affermare che ancora una volta tutto si
e’ svolto al meglio. Cioè la solita bella atmosfera, il piacere di correre, di chiacchierare sulla storica Via
Giardini protagonista delle nostre idee che rievoca, lo ricordiamo ancora, la lontana impresa del modenese
Giuseppe Sala che parti’ proprio a mezzanotte dall’ Accademia e la corse fino all’ Abetone!
Un evento che abbiamo ripescato e pensato di riproporre,a staffetta per suddividere liberamente i tratti da
percorrere, in compagnia, dunque senza ansie agonistiche, faticando in salita e sorridendo in discesa, sotto
le stelle e sotto il sole…….o la pioggia come avvenuto qualche volta in altura.
Un’ occasione che ha incontrato favori e consensi. Numerosi quelli che l’hanno ripetuta, con gli stessi o con
nuovi amici. Un’ esperienza diversa, vissuta in amicizia; un omaggio allo sport, al podismo, abbinato alla
Statale 12: una realta’ centenaria che ha collegato e fatto dialogare tradizioni, culture, economie di tanti
luoghi, di tante genti.
Un percorso che si rinnova e appaga i partecipanti, uniti dallo stesso spunto sportivo.
Quest’ anno in particolare tutti vicini a Vittorio che speriamo possa ritornare presto a correre con noi.

Franco e Lolo


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ITALY COAST TO COAST 2010 Di Zanni Roberto
30 Giugno 2010

Caro Matteo,
Lunedì mattina, pedalando al lavoro, sono rimasto stupito e frastornato dalla quantità di auto, dal loro rapido e schizzofrenico incedere, mi pareva tutto accelerato, come quando si riavvolgevano i vecchi VHS....credo fossero gli effetti di avere vissuto 5 giorni nell'Italia segreta immersa nel verde, muovendosi alla umana velocità delle nostre bici ( limitata dalle nostre "zampette".....) percorrendo strade e sentieri dove gli unici rumori erano un trattore lontano, il sibilo del vento e......Gabriele che non taceva mai....!
Quest'anno il grande tracciatore Fabrizio Desco è riuscito a sorprenderci con nuovi sentieri, eliminare asfalto a favore di stradine bianche, insomma un altro tassello verso la "perfeziun".
Grazie Fabrizio, sei grande!!!! 
Matteo, gentilissimo ed efficentissimo è stato un più che valido supporto tecnico (sontuosi i suoi ristori a base di frutta e affini!) nei tratti che ha coperto in bici si è dimostrato baldanzoso, capace di fare magnà la polvere a noi cosidetti.."veterani". Bravissimo Matteo e grazie per tutto il lavoro fatto!
Non posso esimermi dall'elogiare la mia amica Maria, mitica, si è fatta tutti i 10080m di dislivello, 470km, ma soprattutto si è sorbettata per 5 giorni noi 8 uomini,  GRANDE MERY!!!!!!
Beh, ringrazio tutti per......la compagnia, è stato bello pedalare con tutti voi!
allego qualche fotina delle 1000 e passa fatte (mah, sarò normale?)
Robby


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LA GRANDE MURAGLIA di Maria Luisa Ottogalli
10 Giugno 2010

Pietre e sassi  nel tempo
calpestate, segnate e ruvide
dal duro lavoro delle mani

esposte in perfetta armonia
testimonianza di un lungo passato:
“l’Impero Dormiente”
eterno anello di civiltà nella
memoria dell’antica Cina

Maratona 15 maggio 2010 
Maria Luisa Ottogalli


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ITALY COAST TO COAST 2010 di Maddalena Sartori
09 Giugno 2010

Ciao a tutti!
...esperienza bellissima... correre in spazi incontaminati, con il profumo delle ginestre e il cinguettio degli uccelli... e poi seguire i propri compagni, e non solo, cercando di aiutarli sia fornendo loro acqua e sali, sia sostenendoli psicologicamente incitandoli... rafforzando così il legame di amicizia!
Non credevo di riuscire a completare il percorso... da Grottammare a Follonica... dall'Adriatico al Tirreno...
Unica pecca è stata l'arrivo, che come da programma sarebbe dovuto concludersi sulla spiaggia, magari dopo un tuffo in mare, invece siamo arrivati a qualche chilometro di distanza e le premiazioni sono avvenute così frettolosamente che ha dato l'impressione di voler finire al più presto...
Comunque per il resto è stato fantastico...

Ringrazio l'organizzazione che mi ha fatto vivere un'esperienza unica, conoscere posti incantevoli e persone simpatiche e disponibili; bella anche la corsa sulla ferrovia...bagnata...e "dismessa"...ma con il treno in arrivo!

Ringrazio anche i miei compagni di squadra, Walter, Arrigo e Gabriele con cui ho condiviso dei momenti indimenticabili, che mi rimarranno nel cuore!

Un abbraccio alla Dribbling Team, con i quali abbiamo brindato e festeggiato, dopo le premiazioni, sulla spiaggia di Follonica, gustandoci la soddisfazione dell'arrivo!!!

Un saluto a tutti gli atleti della Coast to coast 2010!!!
Maddalena

PS: rispondo all'articolo di Nicolò... nulla togliendo alla tua ottima prestazione, preciso che le squadre non erano composte da soli uomini, dato che anch'io facevo parte della GROUSE TEAM!!!


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NICOLO' COAST TO COAST di Nicolò Spano
07 Giugno 2010

Dopo la gara del Sahara ho corso pochissimo per i problemi alle ginocchia. Ho passato tanto tempo tra vari fisioterapisti per rimettermi in sesto.

Una volta passati i dolori ho ripreso senza convinzione e senza allenamento a Nurachi, ho continuato con Tempio e Nuoro ma rimanevo insoddisfatto, non avevo più l'entusiasmo che provavo preparando le gare e di conseguenza mi mancava la voglia.
Ho voluto reagire a questo torpore e mi son buttato su internet e sulle riviste del running.

Cercavo lo stimolo ma non in una garetta su strada o una maratona, lo cercavo in qualcosa di grande e di speciale che mi appagasse di tutto il periodo passato a poltrire; cercando qua e sfogliando là ho trovato la ITALY COAST TO COAST.

Al solo vedere i filmati l'adrenalina è schizzata al cervello e leggendo il programma il sangue ha iniziato a ribollire, riportandomi l'entusiasmo e la voglia di correre. In un attimo mi son sentito un leone con tanta voglia di far muovere le gambe.
Italy coast to coast è una staffetta a squadre di 4 partecipanti con 4 tappe e 368 km da percorrere con partenza dall'Adriatico e arrivo al Tirreno valicando gli appennini e attraversando Marche, Umbria e Toscana in quattro splendidi giorni.

E' una manifestazione, che prima ancora di essere una competizione durissima, è un viaggio suggestivo che si svolge quasi interamente su sterrato e dà la possibiltà di scoprire piccoli paesi, campagne, montagne e foreste ed è infatti nello stesso tempo: un'avventura, una gara e un viaggio di piacere. Ora finalmente sono motivato, ho trovato la gara che mi permetterà di stare in mezzo alla gente e nello stesso tempo da solo tra il silenzio dei monti e dei boschi a riflettere, mi permetterà di correre mettendo a dura prova il mio fisico come nel deserto e raggiungendo il sollievo e il rilassamento totale all'arrivo di ogni tappa.
29 maggio Incontro sull'Adriatico a Grottammare, spiegazione delle tappe, conoscenza dei vari partecipanti e formazione delle squadre.

La mia squadra è formata da Umberto, un simpatico settantenne e unico vecchietto e Rosy, una allegra spagnola. Cena e tutti a nanna.

30 maggio Partenza da Rotella e costeggiando il monte Vettore, in passaggi sterrati e ginestre nella prima parte con attraversamento di Castelluccio di Norcia, grazioso paesino famoso per le lenticchie.
Mentre si saliva per Forca di Presta, si poteva ammirare il Gran Sasso ancora innevato.
La tappa si concludeva a Visso, distrutto nel 1997 dal terremoto e ricostruito riproducendo fedelmente le antiche costruzioni.
Tappa svolta completamente nelle Marche.

31 maggio Tappa svolta interamente in Umbria con partenza da Spina Vecchia e arrivo a Poggio Spaccato, attraversando la distesa di foligno e un susseguirsi di colline con stupendi oliveti. Particolarità della tappa, vista di Trevi, attraversamento del Tevere e visita di Montecastello di Vibio, in cui si trova il più piccolo teatro del mondo

1 giugno Terza tappa, da Poggio Spaccato con visita al castello di Bovarino, e attraversamento di Piazze di Camporservori, borgo medievale con stupenda villa.
Per tutta la durata della tappa che iniziava in Umbria e terminava in Toscana, abbiamo corso su sentieri e sterrati, tra querce e castagni, che ci hanno permesso di aggirare il monte Amiata e attraversare Radicofani con arrivo a Piagge.

2 giugno
dopo una visita all'abbazia di Sant'Antimo, la 4^ tappa si è svolta nelle prime due frazioni tra i vigneti di Brunello di Montalcino, sotto una abbondante pioggia per finire nella rinomata fattoria Banfi, da dove si corre su una ferrovia dismessa. Cambia il paesaggio e con la presenza di pini marittimi, si inizia anche a sentire il profumo del mare e dopo aver attraversato il monte Scarlino, su un sentiero impraticabile,
abbiamo chiuso la tappa a Cala Violina.
Sotto una abbondante pioggia si è svolta la premiazione con la promessa di vederci tutti alla prossima edizione.

E' stata un'esperienza che mi ha permesso di conoscere posti incontaminati con boschi immensi e la parte dell'appennino che nessuno potrà vedere stando seduto in auto.
Nonostante i miei due primi posti e due secondi posti nelle mie tappe percorrendo 100km in 4 giorni (la squadra dei belgi 2° posto mi chiamava cavallo italiano), la mia squadra si è classificata al 4° posto nella classifica generale.
Tutte le squadre erano formate esclusivamente di ragazzi. Chiudo con una frase già utilizzata precedentemente: anche questa magnifica esperienza mi rimarrà sempre nel cuore.

Un saluto a tutti gli amici monteacutini, augurando anche a voi di portare con orgoglio i colori della nostra società nella prossima COAST TO COAST e un saluto particolare all'amico Pierluigi Gatto Gatto.


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Sahara Marathon 2010 di Massimo Valicchia
31 Maggio 2010

35 years waiting to go home, 10 years running to reach the sea. Questo è lo slogan della decima maratona nel deserto del Sahara. Manifestazione sportiva promossa dalla Segreteria di Stato del governo della Repubblica Araba Saharawi Democratica e
organizzata da volontari provenienti da diverse nazioni.

La storia Saharawi è una storia di violenza, di diritti negati, una storia che rischia di cadere nel dimenticatoio, di essere messa da parte ad impolverare.
Il Sahara occidentale è l'ultimo paese africano a non aver del tutto ottenuto l'indipendenza. Nel 1974 L'Onu spinge la Spagna al processo di decolonizzazione e ad un referendum di autodeterminazione; processo bloccato dall'occupazione da parte del Marocco dei territori del Sahara Occidentale. Inizia così la guerra. Il 28 febbraio 1976 è proclamata, insieme al Consiglio nazionale sahariano la nascita della RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica), uno Stato libero, indipendente, sovrano, organizzato secondo un sistema nazionale democratico arabo, d'orientamento Unionista, progressista e di religione islamica. Le Nazioni Unite riconobbero la RASD come rappresentante del popolo del Sahara Occidentale.

Durante la guerra migliaia di persone fuggono nel deserto algerino vicino Tindouf su un altopiano desertico ricoperto di sassi e sabbia, a circa 500 metri d'altitudine. Il Marocco non solo si rifiutò di riconoscere l'indipendenza del Sahara Occidentale ma nel 1982 iniziò la costruzione di un muro di sabbia lungo circa 2.720 Km, seminato di mine antiuomo. Di fatto il popolo saharawi si trova diviso: una parte vive nel territorio occupato dai marocchini (ad ovest del muro), l'altra in esilio, soprattutto nei campi profughi algerini. Nel territorio liberato dal Fronte Polisario (ad est del muro), non vive nessuno a parte qualche nomade.
Dopo anni di conflitto col Marocco nel 1990 vengono firmati gli accordi di pace.

Accordi che comportavano oltre il cessate il fuoco un referendum di autodeterminazione che permetterebbe alla popolazione saharawi di riprendersi le proprie terre. In gioco ci sono le coste dell'atlantico, il suo mare pescoso, e un territorio ricco di fosfati. Il Marocco in tutti questi anni ha sempre fatto dietro front.
Così da dieci anni si corre all'interno dei villaggi nel deserto algerino. Una corsa per mettere a conoscenza del mondo questa assurda situazione.
La popolazione saharawi vive nei campi in condizioni di estrema difficoltà, supportati dagli aiuti umanitari e dalla grande dignità e forza con la quale da trent'anni affrontano questa situazione.

Fra sabbia finissima e temperature molto alte la mia Nikon d700, il Nikon 24 70 e il 70 300 di corredo si sono comportati in maniera impeccabile. La corsa si è svolta nell'inospitale "hamada" algerino, unendo gli accampamenti di L'Aaiun, Auserd e Smara. 878 atleti di più di 25 nazionalità e di tutti gli angoli del mondo (Argentina, Giappone, Cile, Stati Uniti, Australia, Slovenia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Canada, Germania, Belgio, Olanda, Italia, Austria, Messico, Algeria, Finlandia, Svizzera, Spagna,...). Il più giovane un bambino di 10 anni proveniente dai Paesi Baschi, il meno giovane un tedesco, che ancora si sente in piena forma per correre i 42 chilometri a 74 anni...
Bibao Jon Salvador ha vinto la decima edizione della Sahara Marathon, percorrendo i 42.195 metri in 2 ore, 42 minuti e 40 secondi.
L'altro gran protagonista della giornata è stato l'ex calciatore del Real Madrid e Valencia, Iván Helguera, che per la prima volta correva una maratona.

Il coordinamento e lo sviluppo della manifestazione sono gestite da due organizzazioni di solidarietà, l'Associazione El Ouali di Bologna (Italia) e il Sahara Project Association di Madrid (Spagna). Associazioni che hanno l'intenzione di sensibilizzare il mondo occidentale sulla difficile situazione del popolo Saharawi.
L'augurio è che il prima possibile si possa svolgere la Prima Maratona nel Sahara Occidentale liberato.

Articolo di Massimo Valicchia
Fonte e foto : http://www.nital.it/life/sahara-marathon.php


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CORRE LA PACE di Dino Groppelli
25 Maggio 2010

Per noi appassionati runner ogni corsa è bella, ci ricorda qualcosa, ci restituisce qualcosa. Ci sono corse però che per vari motivi restano nel cuore più di altre, vanno a far parte di quei ricordi che restano per sempre. Per noi viaggiatori appassionati sempre alla ricerca di luoghi nuovi, vicini o anche lontani, ogni trasferta è motivo di interesse, di scoperta. Ci sono però viaggi non per forza più belli o non per forza più esotici, che restano nel cuore più di altri, vanno a far parte di quei ricordi che restano per sempre. La cosa più bella sarebbe mettere in quell’angolo speciale le due cose insieme. Il viaggio con corsa incorporata che insieme rappresenta l’emozione, la gioia di aver potuto partecipare all’evento. Questo è quello che i seicento partecipanti alla maratona della pace da Betlemme a Gerusalemme hanno provato nei giorni dal 21 al 27 aprile u.s.. Parlo in prima persona ma so di non sbagliare nel descrivere le sensazioni che trasparivano dai volti e dagli sguardi di tutti coloro che hanno vissuto questa esperienza straordinaria.

Partiamo dall’inizio. Nasce come pellegrinaggio alla Terra Santa, con tutti i luoghi che hanno visto protagonisti Maria, Giuseppe, Gesù, gli Apostoli. Terra bellissima, dove (come dice la bibbia) scorre latte e miele, ma terra anche di grandi contrasti, di sofferenza per le popolazioni che vi risiedono, che contro la loro volontà si combattono in nome di una  politica di sopraffazioni e soprusi. Scopo della corsa, che è giunta alla sua settima edizione, è appunto quello di unire idealmente ma anche concretamente questi due popoli, utilizzando lo sport che meglio di qualunque altro può rappresentare l’unità, l’appartenenza ad un’unica grande terra, appunto la corsa.

Il momento assolutamente più significativo è stato il passaggio al check point del muro che divide in un unico momento le due città e i due stati. Fiaccola della pace in testa e mani alzate al cielo mentre da ogni concorrente usciva una sola ritmica voce:  PACE…PACE… La politica, la guerra, il male che solo l’uomo sa fare a se stesso, questa volta ha dovuto lasciare il passo alla gioia. I fucili, le mitragliette appese al collo sono rimasti a terra, e in quei pochi momenti le mani dei tre popoli si sono unite, gli italiani a formare una invisibile ma solida catena che unisse ora e per sempre palestinesi ed israeliani. Ognuno di noi sa che la strada da percorrere per giungere alla pace è ancora lunga, sa che dopo la giornata di oggi il muro non svanirà per incanto, ma ognuno di noi sa che dopo questa corsa nulla potrà più essere come prima, e se non sarà grazie a questa edizione della maratona, ce ne saranno altre, ed altre ancora… per intanto una promessa è già stata fatta dai leader politici per il futuro, i ragazzi di Gaza che quest’anno non hanno avuto il permesso di partecipare, saranno presenti alla prossima edizione. Qualcosa si muove, forse il muro inizia a presentare qualche piccola falla.

Descrivendo la corsa preciso subito che il nome di maratona della pace è solo indicativo in quanto il tracciato è di circa dieci chilometri di cui i primi tre dalla piazza di Betlemme al check point  viene corsa e camminata a passo lento per permettere il compattamento del gruppo, lo scambio della fiaccola sotto la vista dei fotografi e cineoperatori delle varie testate giornalistiche. I corridori palestinesi per i soliti problemi politici si fermeranno all’altezza del famoso muro e verranno sostituiti nella seconda parte della corsa dagli israeliani che giungeranno sino al muro del pianto, punto di arrivo della manifestazione e luogo di grande festa con canti e premiazioni (anche una medaglia ricordo per ogni partecipante).

La seconda parte della corsa viene interpretata dai partecipanti coma una vera e propria gara con scatti e controscatti che comunque non portano ad un primo posto ufficiale trattandosi di una non competitiva, ma tant’è, noi runner siamo fatti così. La vista di Gerusalemme con le sue antiche mura, le moschee, i monasteri man mano che ci si avvicina è qualcosa di fantastico.

La corsa è stata originariamente pensata ed organizzata dallo CSI nazionale con la collaborazione dell’Opera Romana Pellegrinaggi che a sua volta ha trovato terra fertile presso lo CSI di Modena. Guida veramente d’eccezione don Franco Corsari anch’esso di Modena. Organizzazione tecnica del viaggio e corsa Ovunque Running nella persona dell’amico “Lolo” responsabile dell’agenzia.

Concludendo possiamo affermare senz’altro che si è trattato di un pellegrinaggio veramente molto intenso e ben organizzato con un momento di altissimo valore umano nel giorno della maratona della pace. Aggiungo che è aperta e possibile a tutti, anche a persone che normalmente non svolgono attività sportiva in quanto mai come in questo caso il fine non è vincere ma partecipare.
Appuntamento quindi alla prossima edizione dove sono certo saremo ancora più numerosi, dove ognuno di noi potrà veramente sentirsi pellegrino di pace.


 


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BOSTON MARATHON Di Ploner Pietro
10 Maggio 2010

Lo scorso 19 aprile ho partecipato, con un piccolo gruppo di appassionati podisti della nostra società, alla mitica maratona di Boston.

Perché dico mitica? Perché questa gara fa parte della storia internazionale della maratona, si svolge ininterrottamente da oltre 100 anni, ha alle spalle un’organizzazione e tradizione ormai consolidate e perfette, quali solo un grande evento internazionale può vantare. E una cornice di pubblico che, pur essendo io solo alla mia settima maratona, trovo molto difficile poter anche solo eguagliare.

E dire che a questa fantastica gara ho rischiato di non partecipare! Infatti gli ormai ben noti capricci del vulcano islandese Eyjafjallajökul (che richiede una laurea solo per essere pronunciato nel modo corretto) avevano bloccato quasi tutti i voli per raggiungere Boston nella data prefissata. Devo per questo ringraziare il nostro angelo custode Alessandro, dell’agenzia Ovunque Running di Modena, che coordinava i nostri spostamenti e mi ha consentito di modificare il volo due giorni prima della partenza, prendendo quello che si sarebbe rivelato l’ultimo aereo possibile per raggiungere Boston in tempo per la gara.
Sabato 17 pomeriggio riesco così a raggiungere la capitale del Massachussets, con un volo praticamente pieno solo di maratoneti giunti in extremis. All’arrivo trovo ad attendermi Alessandro che subito mi introduce alla città. Un salto all’Expo Maratona per il pettorale e subito ho un assaggio di quello che mi aspetta: il posto, benché enorme, trabocca di atleti che occupano ogni angolo; veniamo informati che oltre 2000 persone sono state costrette a rinunciare alla gara a causa dei suddetti problemi coi voli, ma i presenti sono comunque molti di più di ogni gara a cui io abbia mai partecipato! Ritirato tutto il necessario riesco finalmente a ricongiungermi con gli altri biellesi in albergo (loro erano partiti tutti il giorno prima di me, io avevo dovuto posticipare per motivi di lavoro). E dopo una bella cenetta ho proprio bisogno di dormire perché il jet leg un po’ si sente…

La domenica mi sveglio e mi preparo a una giornata di riposo in giro per la città (la gara si corre di lunedì, in occasione della festa del Patriot’s Day). Con Alessandro e tre ragazzi trevigiani vado a fare una gita in barca a osservare le balene e i delfini che vivono al largo della baia di Boston, esperienza decisamente emozionante. Al rientro incontriamo Lolo, l’altro inviato di Ovunque Running, che, a differenza di Alessandro, correrà anche la maratona insieme a noi. Ci informa dell’estrema ondulatezza del percorso, cosa che incomincio a temere… La sera ritrovo nuovamente gli altri biellesi e tutti a cena nel quartiere italiano al ristorante della famiglia Spagnuolo, italoamericani che più non si può e che credo difficilmente ci scorderemo…

Arriva la mattina del giorno di gara. Sveglia alle 6 perché già alle 7 bisogna prendere i bus dell’organizzazione per raggiungere il punto di partenza (la gara parte in periferia e termina nel centro città). Il nostro albergo ha preparato una lounge speciale per i maratoneti con cibo e caffè gratis per tutti i corridori che vi alloggiano. Fuori dal nostro albergo comincia l’interminabile fila dei pulmini che trasportano gli atleti alla partenza: qui si dimostra la bravura dell’organizzazione che in questa giornata requisisce praticamente tutti gli scuolabus del Massachussets (è un giorno di festa!) per trasportare gli atleti. E qui ci dimostriamo previdenti, arrivando abbastanza presto per poter giungere in anticipo nella zona di partenza, evitando le interminabili code; infatti il viaggio richiede quasi un’ora e, nonostante i molti scuolabus utilizzati, il trasporto di tutti i corridori si completa solo verso le 10!
Nella zona di partenza vi sono ampie zone di ristoro con cibo gratuito per gli atleti (pane, frutta, gel e barrette energetiche, oltre a numerose bevande). Molti scelgono di portare con sé parte del cibo per la gara, in quanto i ristori sul percorso sono solamente idrici.

E finalmente alle 10,15 si comincia a entrare nelle griglie! E alle 10,30 finalmente la partenza! Dopo la solita attesa dovuta al partire nelle retrovie si comincia con un primo tratto in leggera discesa, ma subito dopo il primo chilometro il percorso comincia il continuo saliscendi che lo caratterizza per intero, con strappi in salita brevi, ma in alcuni punti davvero tosti, e discese repentine. Fino al decimo chilometro la corsa si sviluppa quasi per intero all’interno di un parco naturale, tra boschi e prati; in questo primo tratto sono segnalati con cartelli i passaggi di ogni chilometro e di ogni miglio, mentre punti di rifornimento sono posti ogni due miglia circa. La giornata è nuvolosa ma con una temperatura abbastanza piacevole.
Oltre il decimo chilometro si comincia ad attraversare i numerosi piccoli centri abitati del Massachussets; e qui la cornice di pubblico comincia a farsi veramente grandiosa. Sembra che l’intera popolazione dello stato decida di trascorrere la giornata organizzando picnic e barbecue nel giardino di casa propria, incitando i corridori ad ogni modo! Inoltre, vista la mancanza di rifornimenti di cibo sul percorso, è lo stesso pubblico a supplire a questa assenza ed è facile trovare gente pronta a offrirvi la classica frutta, acqua e bibite, ma anche goliardicamente birra e , perché no, una bella bistecca appena fatta alla griglia (che non consiglio di accettare…). La gara nel frattempo si fa più dura, i saliscendi diventano sempre più frequenti e continui. Inoltre in questo tratto la gara comincia a inoltrarsi nelle ore centrali della giornata e quando il sole riesce a far capolino tra le nuvole, il caldo si fa veramente sentire! Per ovviare a questo, i rifornimenti idrici in questo tratto sono intensificati, addirittura uno ad ogni miglio. Purtroppo invece noto con dispiacere che oltre il decimo chilometro spariscono i cartelli di chilometraggio e d’ora in avanti si trovano solo le scritte in miglia. In questo tratto comincio a soffrire a causa di una partenza probabilmente troppo spedita, tradito dalla facilità dei primi chilometri in leggera discesa. La corsa molto ondulata richiede grossi cambi di ritmo, svantaggiando chi, come me, tende a tenere un passo costante.

Verso metà gara si trova uno dei punti più caratteristici della gara: il collegio femminile di Wellesley, anch’esso posto su una piccola salitella. Qui le circa 200 ragazze che vivono nel collegio si dispongono lungo il tracciato, esponendo cartelli e striscioni in cui invitano i maratoneti a baciarle (sulla guancia, eh?). Una vera tentazione per i maschietti in gara, ma anche una coreografia stupenda da vedere! Passato il collegio continua l’attraversamento dei paesini verso Boston e qui si cominciano a notare molte coreografie studiate, piccole bande che suonano, radio mandate a palla e continue offerte di cibo, cosa decisamente da apprezzare. Curioso è anche vedere alcuni corridori “locali” che, evidentemente giunti nel posto dove abitano, si fermano ed entrano in casa propria o di amici per una sosta o per rifocillarsi. L’incitamento del pubblico resta comunque enorme sull’intero percorso con tutti i maratoneti. E visto il gran caldo e la continua ondulazione del percorso, questo contribuisce molto a dare la spinta quando le forze scarseggiano.

Verso il trentaduesimo chilometro c’è lo strappo più duro di tutta la corsa, la “Heartbreak Hill”, circa 700 metri di salita continua con pendenza decisa. A causa anche del gran caldo, non è raro vedere atleti che collassano letteralmente a terra durante la salita e non per niente in questo tratto si concentrano ambulanze e personale medico. Quando si arriva in cima alla collina una folla enorme, forse una delle più grandi che si incontrano nella gara, è pronta ad accogliere i corridori e a spingerli nella successiva rapida discesa. Nonostante manchino ancora circa 10 km al traguardo e ancora numerosi piccoli saliscendi, chi arriva a questo punto ha la consapevolezza di avercela fatta e che ormai solo un crollo improvviso può vietare l’arrivo. Personalmente la collina è l’unico punto in cui ho dovuto smettere di correre per via della forte pendenza e al termine ero in preda a crampi, ma la spinta del pubblico ti dà la volontà necessaria a non cedere.

A circa due miglia dalla fine si entra in Boston e qui si trovano le uniche vere curve del percorso, che per il resto è quasi un lunghissimo rettilineo. Le grida “two more” si sprecano, ma gli europei come me sanno benissimo che due miglia sono molto più di due chilometri! E la stessa sensazione mi accompagna quando raggiungo il cartello del -1 miglio e tutto il pubblico grida “one more”. Ma ormai il traguardo è vicino e dopo un paio di curve si giunge sul rettilineo finale. Questo è pieno di gente come non mai e non si sente altro che le grida del pubblico! Lancio saluti alla folla e passo sotto la linea del traguardo. Il cronometro segna poco più di 5 ore, speravo meglio, ma non importa, una gara come questa vale la pena di essere corsa in ogni caso. Ora un lungo rettilineo da camminare mi divide dalla meritata medaglia, vestiti di ricambio e infine il mio albergo per potermi finalmente riposare. Ma è stata una gara che qualunque appassionato vorrebbe correre almeno una volta.

In definitiva: gara piuttosto faticosa per chi preferisce tracciati piani, ma la cornice di pubblico compensa notevolmente gli sforzi fatti. Organizzazione perfetta, unica pecca la mancanza di rifornimenti solidi ufficiali (ma quelli non ufficiali compensano), consiglio chi intende farla di portarsi qualcosa da sé. Boston è molto carina e merita una visita anche a sé stante. Un grazie agli altri atleti biellesi che han fatto la gara con me per la bellissima compagnia di questi giorni e uno ad Alessandro e il team di Ovunque Running che ci ha organizzato in modo ottimale questa trasferta.
 


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MARATONA DI LONDRA 2010, PRIMA, DURANTE, E DOPO di Aldo Alloggio
05 Maggio 2010

PRIMA
Cinque, sono i mesi che ho utilizzato per preparare la Maratona di Londra, per cercare di giungervi nelle migliori condizioni, passando attraverso giornate di freddo intenso, pioggia, vento e neve, percorrendo una media di 50/60 Km per settimana, questo vuol dire che ho percorso,  poco più di un migliaio di Km complessivi, con la sostituzione di un paio di scarpe.
Il 23-4-2010 finalmente a Londra, dopo il patema di non riuscire ad arrivare, grazie al vulcano Islandese dal nome impronunciabile, che avrebbe potuto vanificare le fatiche sopra descritte.

DURANTE
Ed eccoci al 25-4-2010, giorno della Maratona, arrivati a Greenwich, le previsioni meteo, non sembravano ricalcare la piacevole temperatura e le soleggiate giornate del venerdì e del sabato.
Infatti circa 1 ora prima della partenza, siamo stati investiti da pioggia intensa e vento freddo.
Non ringrazierò mai abbastanza Enrico, che ci aveva ricordato, di munirci di una tuta da imbianchino, di quelle tipo tessuto non tessuto, che ci ha salvati sia dal freddo, che dall’essere infradiciati come pulcini.
Finita la benedizione con il tipico tempo inglese, finalmente si avvicina il momento della partenza , e nella nostra zona blu, iniziamo a compattarci per appropinquarci allo striscione di inizio della fatica.
Nonostante gli sforzi degli organizzatori, per fare in modo che le zone rispecchiassero, i propri tempi personali, molte persone si sono infiltrate lateralmente, costringendo qualcuno di noi, a percorrere addirittura il primo miglio camminando, con una andamento elastico, come nelle migliori code domenicali, sulle autostrade italiane.
Per non parlare degli esibizionisti, vestiti nei modi più disparati come, ballerini/e con i tutù, qualcuno da pagliaccio, chi da coniglietta di playboy, altri da diavolo, uno da Lord Dart Fener (di guerre stellari) con tanto di maschera, chi come gli Antenati e per concludere a memoria, uno era vestito con il tipico vestito da Formaggio Gruviera, dal quale spuntava solo la testa.
Al di là delle persone di cui sopra, che hanno rallentato tantissimo le proprie mire, in termini di tempo di percorrenza, devo dire che il sostegno del tifo, è stato presente dal primo metro all’ultimo metro della maratona, con  due punti che mi hanno fatto venire la pelle d’oca, il primo nella zona chiamata Isola dei Cani dove il tifo era assordante, essendo una zona che definirei in trincea, il secondo punto negli ultimi  800 metri, con i cartelli che andavano a scalare, e la felicità di riuscire ancora a sorridere, nel vedere al traguardo, l’incitamento dei propri familiari e degli amici.

DOPO
Finita la maratona, sono stato, medagliato, fotografato e abbeverato.
Ho provveduto ad effettuare dello stretching per le gambe, ma nonostante ciò, per rimanere in tema di guerre stellari, inizialmente mi sembrava di camminare come il droide C-3PO, poi con il passare dei minuti, sono ritornato ad una andatura più umana.
Voglio concludere, ribadendo che l’esperienza è stata fantastica, e tutto e filato senza alcun intoppo, anche grazie all’agenzia OvunqueRunning, alla quale ci siamo affidati, che ci ha supportati sempre nel Prima, Durante e Dopo.
Alla fine, pare che gli iscritti fossero più di 42000, e quelli giunti al traguardo circa 36000.
Il mio tempo finale è stato di 3 ore 41 minuti e 52 secondi, e se il cip collocato sulla scarpa avesse funzionato correttamente, avrei potuto tramite il sito della maratona, rilevare i vari passaggi ogni 5 Km. E constatare una posizione in classifica intorno al 6400° posto.
Quanto sopra ha permesso a qualcuno del nostro gruppo di scherzare sul fatto, che ho impiegato meno tempo di loro, perché ho tagliato sia le curve che i controlli, ma se non si pensa che possa essere un fotomontaggio, ci sono le fotografie a testimoniare il percorso effettuato dal sottoscritto.
Faccio i miei migliori auguri, a tutti quelli che vorranno cimentarsi nelle future maratone di Londra o in altre.
Aldo Alloggio

 


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10ème Édition Marathon des Dunes - Prendre le thé au pied de l’Assekrem di Kamel BOUCHAMA ancien Ministre de la jeunesse et des sports et Ambassadeur
05 Maggio 2010

Ici, dans le Hoggar, le beau est inséparable de l’espace et du temps. En effet, on ne peut détacher son regard de ses images multiples où la roche basaltique est à perte de vue, et les pics, dans leur élan vers le ciel, ajoutent à ce prodigieux chaos des couleurs éclatantes qui déploient leur beauté avec splendeur dans un paysage fait de silence et de sérénité, deux composants qui s’imposent comme les maîtres incontestés et incontestables des lieux.

Dans ce décor d’évasion et de découverte, dans ces paysages de décontraction et de détente, la nature est généreuse pour cause d’immensité du territoire qui est fait d’étendues de couleur ocre où se plantent par moments quelques acacias, symboles d’une présence continue d’une vie qui ne veut quitter ce monde qui nous semble situé dans «le bout du monde».

Là, dans ces espaces où il nous paraît qu’il n’existe ni bornes, ni frontières, nous nous régalons le soir en contemplant avec délectation ce surprenant relief où vient se coucher le soleil, marquant son crépuscule, non sans dessiner sur ces mille aiguilles, pour la seconde fois après l’aurore, des formes d’expressions harmonieuses. Et là aussi, au terme de ce spectacle remarquable, on ne peut être déçu car c’est dans cet espace que se perdent les angoisses et se ravivent les passions..., de belles passions de communion avec la nature, avec la puissance, avec le créateur. En effet, dans ce désert qui se conjugue à l’infini, le temps a beaucoup de temps! Et la montre, ne marche pas comme ailleurs..., comme chez nous, dans le Nord des angoisses et de la vitesse. Ici, dans le désert, la montre prend ses aises et marche lentement, tranquillement, dans la sérénité et la patience. C’est dans ce climat que se déploie, dans tous les sens, la culture des profondeurs de l’Histoire, que des événements aussi motivants que sympathiques viennent «titiller» joyeusement ce calme olympien. Parmi ces événements «le Marathon des dunes», une compétition hors du commun, pittoresque et haute en couleur, qui réunit un nombre impressionnant de gens, 300 personnes de tout âge, venues de divers horizons et de nombreux pays, pour les engager dans une course ô combien généreuse qui a choisi son maître mot: la fraternité.

Consciemment, mais surtout intelligemment préparée par les accros du marathon, Abdelmadjid Rezkane et son dauphin, qui n’est autre que son fils, le fougueux Hakim, la 10e édition, consacrée à la région de Tamanrasset, a connu, elle aussi, du 26 décembre 2009 au 3 janvier 2010, son lot d’aventures aussi intéressantes les unes que les autres, mais surtout agréables où la réussite, la joie et l’espoir de se retrouver encore, ont été au rendez-vous..., incontestablement.

«Le Marathon des dunes», c’est ainsi qu’est désignée cette manifestation qui se veut porteuse de ce triptyque non moins attrayant et engageant qui réunit, à la fois le sport, la culture et le tourisme. Un travail de titans, franchement! Une bonne adéquation dans cette trinité où l’ampleur des programmes incite les organisateurs, une pléiade lumineuse à travers un staff talentueux, à se déployer avec aisance dans des espaces qu’ils connaissent et maîtrisent parfaitement bien...
Abdelmadjid Rezkane,  le maître d’œuvre
Aménager cette manifestation au Sud, c’est avant tout revisiter ces millénaires qui sont au bout et qui nous viennent à travers la fabuleuse Histoire de l’Ahaggar, à travers la sagesse et le savoir de la belle et élégante Tin-Hinan, qui reste, depuis la nuit des temps, le symbole de la fierté targuie, enfin à travers ce patrimoine culturel du Tassili, où l’on retrouve l’âme du Sahara et le socle de son identité. N’est-ce pas donc cette Histoire profonde, ancestrale, qui procure à Abdelmadjid Rezkane, le promoteur de cette manifestation, tant de plaisir et d’attachement, en tout cas plus d’inspiration et d’imagination, pour aller davantage vers de bonnes initiatives au profit de cette région, où la culture du peuple des sables devient son leitmotiv, voire sa perception transcendante? Il y croit tellement et c’est ce que nous sentons à travers son enthousiasme qui reflète sa parfaite communion avec cet espace dans lequel cette importante manifestation est en train de renaître aujourd’hui...D’ailleurs - et ce n’est que justice -, le concept du «Marathon des dunes» est retenu, chez ceux qui accordent de l’importance à l’événementiel culturel et historique, comme traité devant servir à éduquer et à procurer plus d’agrément et d’attrait à la vie de tous les jours. Ainsi, concernant ce Marathon, le nôtre, qui s’impose comme une véritable oeuvre d’une bonne facture, une thèse de doctorat a été instituée à l’université de Perpignan, parce que c’est le seul événement au monde - reconnaissent les décideurs de cette importante institution - qui regroupe, dans une parfaite symbiose, ce genre d’activités, à savoir: le sport, la culture et le tourisme. Nous ajoutons, pour notre part, que ces nombreux participants qui viennent de plusieurs pays d’Europe et d’ailleurs - 300 pour cette année -, pour se joindre à leurs amis d’Algérie, démontrent si besoin est que cette idée conçue chez les Rezkane, est en train d’aller son petit bonhomme de chemin et que, dans le proche avenir, elle sera inscrite au registre des grandes manifestations internationales officielles. Pourquoi pas? Oui, pourquoi pas...,puisqu’elle est, aujourd’hui, sans aucune prétention de la part de ce féru d’organisation sportive et culturelle, ancien athlète et gestionnaire d’un important département du ministère de la Jeunesse et des Sports, à l’avant-garde d’un style, d’un système, d’une doctrine qui se cristallise, doucement mais sûrement, chez les adeptes du challenge pondéré et débonnaire, dans une ambiance chaleureuse, à travers de fascinants paysages de notre auguste Sahara. Il n’est nul doute que les années à venir donneront beaucoup de crédit aux maîtres de cette manifestation qui prendra incontestablement de l’ampleur. Kim Byong, le Coréen, qui participe pour la énième fois au Marathon des dunes, n’a-t-il pas promis de mobiliser ses amis de Séoul et de les aligner sur la ligne de départ, chez nous, au cours des prochaines éditions? Et Viccari Daniela l’Italienne, une adepte de la performance, ou Beltra Philippe, ce pied-noir de Bab El Oued, qui vit aujourd’hui en Autriche, n’ont-ils pas assuré les organisateurs quant à leur assiduité certaine pour les futures rencontres, et insisté sur la mobilisation des leurs qui se feront un immense plaisir de venir dans ce grand Sud découvrir les trésors de l’hospitalité et de la convivialité sahariennes? Et les nôtres, les Algériens, les habitués et ceux qui sont venus pour la première fois, n’ont-ils pas apprécié la simplicité, le calme et la paix et n’ont-ils pas été impressionnés par ces paysages à couper le souffle et par ces restes d’une civilisation aux racines millénaires, jusqu’à faire le voeu de revenir avec d’autres amis, qu’ils sensibiliseraient pour participer concrètement à cette grandiose manifestation? En fait, tout le monde découvre cette opportunité où le bonheur est à bon marché. Tout le monde dans ce Marathon des dunes apprécie cet espace d’une diversité sans nom..., et aucun, fort heureusement, ne réfléchit égoïstement comme ceux des autres compétitions «polluantes», à travers leurs jeux d’hommes riches ou de sportifs de l’inutile, «désireux d’éprouver les performances de leurs véhicules ou de reconstituer des chasses médiévales avec l’appui d’une armada terrestre», comme le dénonçait Bruno Doucey dans le Livre des Déserts. Tous, dans ce Marathon des dunes, savent que le Sahara n’est pas un espace de transgression de la nature. Ils ne sont vraiment pas à l’image des prédateurs de ces étendues encore vierges, qui organisent certaines compétitions - entre parenthèses, bien sûr -, selon des formules barbares, qui saccagent les pistes, ravagent des sites néolithiques, inviolés depuis la nuit des temps..., et méprisent dans leurs courses furibondes les autochtones, ces nomades qui vivent paisiblement, calmement, dans ces espaces à perte de vue.

Oui, loin du Marathon des dunes l’idée et l’ambiance de déploiement de force, voire de dévastation, de destruction. Alors, aucune action nuisible, aucune alliance contre nature ne pouvaient venir corrompre cette bonne humeur des grands jours. Le sourire, la courtoisie, l’affabilité et la gentillesse étaient de rigueur et les cris de joie fusaient de partout, au sein d’un groupe cohérent qui s’est donné le mot pour vivre l’enthousiasme et l’émulation, pendant toute la durée de ces rencontres pluridisciplinaires. Des retombées bénéfiques de cette agréable odyssée, donneront certainement plus d’assurance aux organisateurs qui iront, les connaissant fort bien, redoubler d’efforts pour présenter encore plus, encore mieux, en termes de diversité ou d’innovation, c’est selon, pour permettre aux participants de prendre constamment leur dose de connaissances, mais surtout de bonheur, dans ces régions qui font vraiment rêver. En effet, constamment du bonheur, si l’on en juge des propos toujours honnêtes de Kim, le Coréen déjà cité, de Willy, le Français du Nord-Pas-de-Calais, du Vénitien et...végétarien Pagadino Brinolo, âgé de 58 ans, qui a été sacré cham-pion de sa catégorie. Tous, y compris l’Allemand, le Belge, l’Anglais, ou les Bouzar, Mohamed, Ali et Farida, une famille d’Algériens émigrés, qui participe chaque année au Marathon des dunes, ont tenu à marquer leur satisfaction devant nous, sportivement, sincèrement et sans complaisance.

Dans ce chapitre, celui des émigrés, il faut relever encore la participation plus que concrète de nos cadres qui vivent ailleurs. Les Smaili Farida, professeur à l’université de Cambridge, spécialiste en «management et organisation des entreprises» ou Zahia, banquière à Paris, ou cet autre Meghezi Mohamed, âgé de 35 ans et qui est chef d’entreprise à Paris. Ce dernier a fait un excellent résultat, pendant les trois étapes, ce qui lui a valu le titre de champion de sa catégorie, les 31 à 40 ans. Du bonheur, certainement, mais aussi de l’émulation bon enfant dans cette 10e édition du Marathon des dunes. Tous les participants étaient à l’aise et l’on sentait cette décontraction dans leurs gestes et dans leur bonne humeur qui se manifestait constamment, pendant ces huit jours, depuis leur arrivée jusqu’à leur départ. Et comment ne pouvaient-ils être comblés lorsque le programme, en se conformant fidèlement à ses dimensions sportive, culturelle et touristique, pour bien les concrétiser, a été l’élément fondamental dans la réussite de cette édition! Il faut dire aussi que les Rezkane, père et fils, n’ont pas fermé les yeux pour permettre aux participants, plutôt aux hôtes - comme ils les appelaient -, d’être satisfaits comme tous ceux qui vivent chez eux, dans leur propre maison.

Les trois étapes du Marathon ont été des parcours sportifs d’une grande qualité sur tous les plans selon les connaisseurs en matière de pareilles compétitions, mais aussi des circuits d’une rare beauté sur le plan touristique où l’authenticité des paysages raconte à sa façon le côté séculaire et historique de cet Ahaggar majestueux. La première étape de 14 km est partie du «Pic Iharen», une merveille de la nature que Dieu a maintes fois remise à l’oeuvre. Cette appellation est berbère, comme toutes les autres dans cet espace des ancêtres. Le Pic Iharen qui veut dire le Pic du «pilon», s’appelait le «Pic Laperrine» du temps de la colonisation, à la mémoire du général français qui est mort dans la traversée du Sahara en avion en 1920.

La deuxième étape, également de 14 km, a vu son départ tout près de l’aéroport, sur la route d’In Salah et son arrivée à Oued Terakni, dans un autre décor, aussi séduisant que celui de la première, disent les marathoniens. Il leur a paru plus beau, plus diversifié sur le plan de la nature. En effet, un décor propice à la création poétique et artistique, un décor où vous conférez longuement avec le silence et où vous vous abandonnez naturellement à vos erres et à vos illusions.

La troisième enfin, dans la même distance que les deux précédentes, a pris son départ de ce majestueux Pic Iharen pour se terminer en apothéose en plein centre-ville de Tamanrasset, au milieu d’une foule très dense qu’il fallait honorer en la faisant participer à l’événement. Cette dernière étape a eu aussi son lot de sensations et de bonnes impressions. Correcte, bonne, agréable, disent la plupart des coureurs. Formidable, sublime..., renchérissent d’autres dans le sens d’une concurrence sympathique...
Au cours des trois étapes régnait une sorte d’émulation fraternelle, avec cette devise sur les lèvres de tous: «L’important, c’est de participer», comme disait Pierre de Coubertin. Mais, cela n’a pas empêché les organisateurs, surtout les responsables du chrono, d’être à cheval sur les temps et sur le classement. Cela n’a pas empêché également les accompagnateurs, la presse, le staff technique, les responsables de la logistique et d’autres, ceux de la sécurité, de faire des pronostics et d’attendre certains favoris qui, en toute logique, ont démontré leur constance sur le plan des résultats. Les éléments de l’ANP et de la Dgsn ont montré leur performance qui, on ne le dira pas assez, ont bousculé le chrono, étant des professionnels dans cette discipline.
De l’autre côté, chez les amateurs, des marathoniens en herbe, nous avons de belles anecdotes à raconter. Par exemple, le jeune Samy Moulay, 12 ans, élève de 2e année moyenne, accompagné de son père, cardiologue à Djelfa, a couru les trois étapes en se classant parmi les premiers, avec ceux, de différentes catégories, qui ont montré leurs preuves en produisant le même rythme tout au long de la compétition. Sa participation à ce Marathon des dunes - non officielle, bien sûr - relève du défi et exprime, dans un langage éloquent, que la valeur n’attend point le nombre des années. Samy, un gentil garçon, bien éduqué surtout, me disait à l’oreille: «Je vais vaincre mon papa...» Le paternel, quant à lui, amoureux de la nature et de l’activité physique, lançait tout fier, loin de son fils, dans un sentiment d’auguste générosité:
«Je vais quand même le laisser partir...». En tout cas, comme disaient les anciens: «Bon sang ne saurait mentir!»

Ali Benyahia du quotidien El Watan a tenu à marquer sa présence concrète et..., on ne peut mieux remarquée, en alliant le travail au plaisir de la performance, même s’il n’était là qu’en tant qu’envoyé spécial pour le compte de son journal. Eh bien, il a participé à la dernière étape de 14 km, reliant le fameux Pic Iharen à Tamanrasset-ville. Il a fait un bon classement, je l’avoue et j’en étais jaloux, moi qui souffre encore du ménisque du genou. Après l’étape, quand je l’ai rencontré devant le réfectoire, alors qu’il clochait légèrement, les jambes ankylosées, mais souriant quand même, je lui ai dit fièrement: «Ce sont les signes d’une bataille courageusement remportée!» Quant à la jeune Nawel Imessaoudène, du Soir d’Algérie, elle a eu cette audace de se pointer au départ. Elle a fait quand même plus de 8 km, avec une allure soutenue, avant de jeter l’éponge et se déclarer vaincue, fatiguée, exténuée car...sans entraînement. C’était une grande performance pour elle et c’était très sympathique d’avoir osé se pointer sur la ligne de départ. Bravo la presse écrite!
La culture et le tourisme étaient au rendez-vous
Nonobstant cette émulation sur le parcours des trois étapes, un riche programme culturel et touristique a été retenu et exécuté, entièrement, pendant tout le séjour des participants à cette manifestation de Tamanrasset. En chef d’orchestre avisé, Abdelmadjid Rezkane a supervisé personnellement toutes les activités inscrites au programme, et là où il voyait une défaillance, il la comblait très vite, discrètement, efficacement, par une autre activité, si bien qu’il n’y avait aucun temps mort dans cette organisation de maître.
Tous les soirs, il y avait de l’animation d’une grande facture. Cependant, si nous n’allons pas citer une à une ces merveilleuses soirées, où tout le monde «s’éclatait», nous ne pouvons oublier cette remarquable conférence de l’ancien ministre et ambassadeur Kamel Bouchama qui a entretenu l’assistance sur l’Imzad qui, d’après ses lectures, disait-il, «représente plus qu’un instrument à jouer. Il est un symbole du pouvoir, suggérant une musique particulière vouée à un ordre social, à une organisation de l’espace et du temps». Et, reprenant son ami, le chercheur universitaire, Boudjemaâ Haïchour, ancien ministre lui aussi, le conférencier expliquait que l’Imzad qui est «loin d’être simplement un instrument de musique, représente à la fois le passé et le rêve des Touareg. Il raconte leur culture, leur amour du beau, leur vie et ce sentiment grandiose de liberté et de poésie». Cette conférence, il faut le souligner, était suivie d’une soirée de l’Imzad, animée par une des doyennes, Chenna Fatima Amriwedh, une soirée qui a été grandement appréciée par tous les présents. Des rencontres, des invitations autour de thé ou de repas targuis..., il y en a eu, également, même de nombreuses. Des visites aux différents sites étaient inscrites au programme et ont permis aux participants à ce 10e Marathon des dunes de constater la richesse de notre Sud à travers l’Histoire millénaire qui s’épanchait en leur présence, comme pour leur souhaiter la bienvenue. Ils ne pouvaient espérer mieux, nous confiaient, subjugués, certains amis venus d’ailleurs. Et comment ne l’étaient-ils pas - nous aussi d’ailleurs -, quand sous le pied de l’Assekrem, à plus de 2 780 m d’altitude, dans cet espace infini et ce temps éternel, confondus dans un seul sentiment, celui du silence, ils revisitaient l’Histoire..., des millions d’années d’Histoire? Comment ne l’étaient-ils pas quand, dans la localité d’Abalessa, ancienne capitale de l’Ahaggar, ils sont allés visiter le tombeau de la reine, la belle et élégante Tin-Hinan, qui reste, depuis la nuit des temps, le symbole de la fierté targuie.
Il y a eu, bien sûr, beaucoup d’autres manifestations qui ont retenu l’attention des participants et qui, à elles seules, peuvent remplir des pages d’histoires affriolantes, parce qu’elles ont marqué cette 10e édition du Marathon de Tamanrasset. Nous ne pouvons tout raconter, mais ces faits, beaucoup de faits, vont s’incruster, comme des marques indélébiles, dans le registre de cet événement grandiose.
Ainsi, nous affirmons que la participation qui a été au summum de la réussite, de par l’engagement de tous les présents et de leur assiduité, de par le très riche programme culturel et touristique, astreint les promoteurs à faire encore mieux pour les éditions prochaines, afin de répandre les bonnes traditions du Marathon des dunes, et les perpétuer en une manifestation officielle au sein des adeptes du concept sport- culture- tourisme.
Et pour cette ambition, il est opportun d’attendre de certaines institutions d’Etat qu’elles mettent «convenablement» la main à la pâte, sachant que le projet est d’utilité publique et vient en complément à certaines activités des secteurs de la Jeunesse et des sports, de l’Environnement, du Tourisme et de la Culture.

Cette manifestation grandiose mérite plus de moyens et plus de soutien, des «ingrédients» qui n’existent qu’au niveau de l’Etat. A ce propos, il est à signaler que certaines institutions se sont mises à l’oeuvre dans la tradition qui leur est connue, à savoir qu’elles ont contribué avec le zèle et le dévouement qui les animent, constamment. Les services de sécurité, dont la Gendarmerie et la Sûreté nationales, ont donné tout ce qu’elles pouvaient donner, même plus, au moment où certains secteurs ont brillé par leur indifférence. Quant aux sponsors, «chapeau bas», comme on dit communément dans notre langage de tous les jours. Il y en a eu heureusement, et Air Algérie, Agefal, Vitajus et Nestlé Waters, pour ne citer que ceux-là, ont été conformes à leur ligne de conduite et fidèles à leurs engagements. Agefal, par exemple, a assuré le transport de toute la logistique d’Alger à Tamanrasset gratuitement au moment où Air Algérie a concédé à la 10e édition du Marathon une conséquente remise sur le transport des participants. Nous n’allons pas oublier la Direction de wilaya de la jeunesse et des sports qui a fait des efforts pour l’hébergement de tous, marathoniens, personnel d’encadrement et officiels, à des prix raisonnables, au camp de jeunes de l’Adrian. Comme nous n’allons pas oublier le service des eaux de la wilaya qui a suppléé au manque de ce produit précieux et indispensable. Enfin, un grand remerciement pour la wilaya de Tamanrasset qui a patronné cet événement et lui a donné le maximum d’intérêt et... de moyens.
Quelques points noirs, bien sûr, ne pouvaient ne pas surgir dans ce décor qui ne devait, en principe, souffrir d’aucun manquement. Pour ce qui est de la Télévision algérienne, eh bien, elle a brillé par son obsolescence.
Une seule caméra, malheureusement, venue de la station de Ouargla, ne pouvait, avec la bonne volonté de techniciens qui l’accompagnaient, faire le travail sérieux de l’équipe de France-Télévision qui était là, bien avant, sur le site, dotée d’un matériel qui répondait à la demande de l’événement. C’est dommage! Comme c’est dommage également que ce Sud, qui ne peut se plaindre de la pauvreté patrimoniale, s’indigne - et il a raison - de la froideur que l’on affiche à son égard au point de vue touristique et environnemental, malgré les voeux pieux que l’on distribue, à tout vent, en toute circonstance.
Notre constat, nous qui sommes allés au fin fond du Hoggar, sans «tambour ni trompette», est éloquent. Il faut le dire, avec courage, sans toucher qui que ce soit - et d’ailleurs ce n’est pas notre intention -, le Sud, notre espoir en matière de tourisme, souffre d’un manque flagrant d’intérêt, même si, encore une fois, l’on nous miroite des projets fabuleux qui verront le jour dans un très proche avenir. Un espoir évanescent, sur le terrain de la réalité.
En tout cas, ce ne sont que des remarques de citoyens qui aiment vraiment leur pays et espèrent le voir en plein développement, puisque nous avons les moyens pour le développer, l’assainir et lui redonner le lustre qui doit être le sien.
Enfin, cette édition du Marathon des dunes, comme celles qui seront organisées, les années à venir, dans cette splendide périphérie, auront dans leur objectif principal, indépendamment de l’effet sportif, d’«amener le maximum de touristes et de sportifs à découvrir l’Algérie et ses beautés naturelles sans commune mesure», comme le stipulait si fortement M.Rezkane, responsable de l’organisation «Sport Events International».

 

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Saharawi, popolo in corsa
23 Aprile 2010

Dieci anni fa nasceva la Sahara Marathon, una corsa internazionale che oltre al finanziamento e allo sviluppo di progetti umanitari, vuole far  sensibilizzare il mondo su un conflitto che seppellisce le speranze di 200 mila saharawi nei campi profughi di Tindouf



Saharawi, popolo in corsa
di Alessandro Graziadei

(febbraio 2010) - Il Sahara Occidentale, già colonia spagnola, è l'ultima terra africana ancora in attesa della sua indipendenza. Il suo popolo, i Saharawi (letteralmente "gente del deserto"), vivono dal 1975 in parte come cittadini di uno stato illegalmente occupato dal Marocco, in parte come profughi nel deserto algerino. Da 35 anni aspettano un referendum per tornare nelle loro terre e da 10 anni una corsa attraversa le loro tende per cercare di dare voce ad un esilio.

Dieci anni fa nasceva la Sahara Marathon, una corsa internazionale che oltre al finanziamento e allo sviluppo di progetti umanitari, vuole far  sensibilizzare il mondo su un conflitto che seppellisce le speranze di 200 mila saharawi nei campi profughi di Tindouf . L'ultima edizione è stata corsa il 22 febbraio 2010 con più di 800 partecipanti tra i quali ottantotto sono stati i corridori, i cooperatori o semplicemente i solidali camminatori italiani, ospitati per sette giorni nelle tende di questo popolo.

La nota pubblicità delle scarpe spagnole che indosso dice: "nate per camminare, non per correre". Pur amando marca e comodità iberica, ho sempre difeso l'idea che una scarpa debba essere pronta a correre, se le condizioni lo dovessero reclamare.

Lasciati i 18 gradi di Algeri, il deserto attorno a Tinduf, alle tre di mattina, è buio pesto, nero perso in un mare di stelle. La mattina l'Africa dei corridori è un paesaggio di tende e sabbia che sfida con la sua vasta umanità il probabile ed il buon senso: è Smara, un campo profughi nel deserto algerino.

Sparso nel deserto il campo non conosce ressa, la tenda non ha porta, ma per entrare si faccia attenzione alla testa. Moltitudini di donne colorate e di bambini scalzi ma pettinati, meno di uomini ed anziani, occupano gli spazi lasciati vuoti dall'assenza di infrastrutture colmandoli di una vivace e spontanea umanità.

Qui nessuno ha energia elettrica. Il giorno dura il giorno. La luce del sole è la sola disponibile, conservata in pannelli solari e batterie d'auto illuminerà il necessario in assenza di luna. Qui nessuno ha acqua corrente. L'abito saharawi non declina per questo dignità e si presenta stirato e pulito, lasciando stupito il sudato e stropicciato corridore europeo.

Il campo delinea l'icona della nostra settimana d'Africa: nera la faccia e le mani, variopinti i vestiti, gialle le strade, le tende, le case, azzurro il cielo sempre basso sull'orizzonte, in un paesaggio visivo dove tutto è novità, niente assomiglia a niente, eccetto la bottiglia di Coca Cola.

Deserto incantato per chi lo corre per un giorno, disincantato per chi lo cammina da 35 anni, ed è costretto da un muro di sabbia, mine e filo spinato lungo 2.700 km lontano dalla propria terra. Tra i muri del modo forse il meno conosciuto. Odioso ed odiato come gli altri.

 

C'è stato un tempo in cui il popolo Saharawi viveva sotto l'ingombrante colone spagnolo in un territorio di 284 kmq stretto tra un Atlantico di pesce ed un Sahara di fosfati.

L'indipendenza dalla Spagna del 1975 ha coinciso con la dipendenza dal re del Marocco e la pretesa di considerare il Sahara Occidentale una provincia del regno. Da allora questi 200 mila saharawi vivono nel
deserto algerino chiedendo alla comunità internazionale di arrivare all'autodeterminazione tramite un referendum che il Marocco continua a negare.

Correndo con questo popolo diamo voce alla causa della Repubblica Araba Saharawi Democratica (R.A.S.D.), uno dei membri dell'Unione Africana, uno stato apolide per gran parte del "primo" mondo. Mentre gli aiuti umanitari, qui in mezzo al deserto, garantiscono la sopravvivenza, ospiti nelle tende e nelle case di questa "gente del deserto" scopriamo la generosità di chi ha poco e trasforma in dono, con un prodigio riservato alle latitudini meridionali, ciò che riceviamo e non ciò che lasciamo.

Nel  volo di ritorno, ripenso alla corsa di questo popolo paziente. Una corsa di civiltà, al momento in vantaggio sull'esasperazione e sull'uso strumentale e fanatico della religione. Mi chiedo se le nuove generazioni conserveranno la speranza di questo popolo che come Aminatu Haidar e altri attivisti saharawi considera ancora i diritti umani, di tutti, l'unica vera lenta corsa verso l'autodeterminazione.

  
Le foto e il testo di questa pagina sono tutte di: Alessandro GRAZIADEI®
riproduzione vietata.
Fonte: http://www.giornalesentire.it/2008/aprile/1869/%3E%20saharawipopoloincorsa.html 

 

 


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Terminata la II Sahara BIKE RACE. La corsa sportiva e solidale
07 Aprile 2010

Lunedì tornano in Spagna, all'aeroporto di Siviglia, i partecipanti della seconda edizione della Sahara BIKE RACE, organizzata dalla Segreteria di Stato di Gioventù e Sport della Repubblica Araba Saharaui Democratica (RASD) e l'Associazione di Amicizia col Popolo Saharaui di Siviglia.
I ciclisti spagnoli – in maggioranza dei Paesi Baschi, Madrid ed Andalusia – assieme alla squadra saharawi, sono arrivati giovedì a Tifariti, meta di questa prova, e luogo di incontro con i beduini che abitano il cuore del deserto del Sahara.
Erano partiti domenica dalla wilaya di L'Aaiún, nei campi profughi saharawi vicino a Tindouf, affrontando chilometri di sabbia e pietre e le inevitabili forature.
Una dura prova personale ed un modo per scoprire, attraverso la convivenza giornaliera, un popolo che lotta per la sua sopravvivenza.
La II Sáhara BIKE RACE ha percorso una 350 chilometri, su due strade di differente difficoltà ed in parallelo al muro costruito dal Marocco per dividere in due il Sahara Occidentale e separare le famiglie saharawi tra l'occupazione e l'esilio.
Un viaggio dai campi profughi fino al Sahara Occidentale liberato sotto lo slogan: "Rompi il muro."
Ieri venerdì gli sportivi hanno partecipato alla "Colonna" dei 1000, un'azione di denuncia che oltre a denunciare il muro, quest’anno ha solidarizzato con la delicata situazione dei cinque carcerati saharauis in sciopero di fame.

Monica
Asociación de Amistad con el Pueblo Saharaui de Sevilla


 

     

 


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SAHARA MARATHON 2010 - I VOSTRI COMMENTI
25 Marzo 2010

Ciao a tutti,
Anche quest'anno il viaggio e la Maratona sono stati perfetti nonostante la direzione del grande LOLO ed anche di questo voglio ringraziarvi.
Spero di essere con voi anche alla prossima Sahara Marathon perchè Lolo non si senta il più vecchio.
A presto spero ed un caro saluto per tutti,
insciallah!
Sergio

 


Carissimo lolo,
grazie per avermi dato l'opportunità di partecipare a questo meraviglioso viaggio che definirei "del cuore".
non si è trattato infatti di un mero evento sportivo bensì di una maratona-metafora del cammino di un popolo verso la propria terra, ognuno con il proprio passo e tutti comunque insieme nel conseguire un obiettivo.
durante il breve tragitto dei 5km, percorsi peraltro camminando, la commozione è spesso salita ai miei occhi tanto era il calore, la simpatia e la gioia espressa dai bambini e dalle donne lungo il percorso.
la spontaneità poi e l'immediatezza di relazione dei nostri ospiti mi ha colpita e positivamente sorpresa. immaginavo i saharawi più chiusi e riservati forse pensandoli un popolo nomade, non so.
l'esperienza con il gruppo di maratoneti italiani mi è piaciuta molto perchè ho trovato delle persone motivate (chiaramente il tipo di evento ha di per sè operato una selezione)con le quali è stato semplice entrare in empatia e se il soggiorno si fosse protratto, la reciproca conoscenza  sarebbe diventata sicuramente più significativa.
La notte nel deserto è stata magica; non vi era da aggiungere o togliere nulla!
Da quando sono rientrata continuo a svegliarmi la mattina con immagini dei paesaggi del sahara; è come se la notte la trascorressi là....

 

Alcune considerazioni legate all'organizzazione per ciò che mi concerne:(preciso che non ho avuto sicuramente la visione completa dell'evento e che per me è stata la prima visita nei campi profughi saharawi).

- punti di ristoro sprovvisti di ciò che ci era stato elencato la sera precedente nel corso della riunione (hanno sbaffato tutto i saharawi?)
- punto di ristoro all'arrivo con molto cibo per i primi  e poi nulla per quelli decisamente più affaticati arrivati dopo.
- una strumentazione più agile potrebbe essere utile,dato l'elevato numero dei partecipanti,per cronometrare gli arrivi.
- per il luogo predisposto al soccorso, oltre al protocollo, potrebbe essere utile una figura medica o paramedica all'arrivo.
- per gli spostamenti, se è possibile, sarebbe più veloce dividere i due gruppi, italiani e spagnoli, in modo da rimanere meno esposti al sole nell'attesa che il gruppo o la colonna si formi ed inoltre ridurre i tempi di percorrenza da un luogo all'altro ed i disagi legati alle temperature,ai mezzi usati, alla fatica prodotta dalla maratona ecc.
- nella prima famiglia a Smara il cibo è stato veramente molto scarso ed il the pure:non c'è stata quella accoglienza che hanno avuto in altre tende e che abbiamo ricevuto pure noi a Dahkla.
Ti invio queste mie osservazioni che desiderano essere un piccolo contributo per riflettere e mettere a punto sempre meglio un evento così importante.
Un caloroso grazie a te lolo e a quanti, associazioni, saharawi, ecc, hanno contribuito a tale realizzazione.
Un ciao ai miei compagni di tenda, a nonno ubi, gianni, dario, gianna, roberto, al gruppo di parma, ai romagnoli, bolognesi, modenesi,alla carichissima dr.ssa,ad antoine, fratelli moretti, a vito che mi ha rincuorata,insomma a tutti!!
alla prossima
pia


Ciao Lolo,
spero tu stia bene ed il rientro dal Sahara sia stato meno traumatico che per noi.
Siamo tutti malati di Mal d’Africa!

Ho aspettato qualche giorno prima di scriverti, per lasciar sedimentare tutto quel turbinio di emozioni e ricordi che mi sono frullati per la testa – e che ancora lo fanno.
Come giustamente hai detto tu, questa non è stata una gara, non è stato turismo; è stata una cosa unica ed indefinibile, un mix di viaggio di piacere (se piacere si può dire di correre per 5 ore al sole e nel deserto) e di esperienza di solidarietà.
Vivere con i Saharawi, anche se per una sola settimana, ci ha dato di più che sentire o leggere di esperienze vissute da altri.
E non è possibile neanche trasmettere adeguatamente ad altri ciò che i nostri occhi ed i nostri cuori hanno vissuto là.

Comunque stiamo cercando di farlo, e di diffondere a quante più persone possibile il dramma e la storia di questo fiero popolo.

I miei due desperados stanno bene, anche se per riprenderci dai traumi del viaggio di trasferimento ci è voluto un po’.
Nonostante tutto, Gianni è riuscito ad arrivare 6° ad un Trail di 15 km il giorno dopo essere atterrati! E mi ha rifilato più di 20 minuti……..io credevo di morire, freddo, vento e si sudava molto di più che non nel Sahara!
Il più furbo è stato Ubaldo, che è rimasto a letto a dormire.

Comunque, tornando a noi ed alla magnifica esperienza vissuta, io personalmente sto contando i giorni che ci separano dalla prossima partenza.
Credo che sia una bella manifestazione “a prescindere”, ma che inoltre sia anche esperienza di solidarietà, di una prova verso sé stessi, di un momento intenso di vita che non si può non ripetere più e più volte.
Sono contento di essere stato il motore per venire e di avere convinto Gianni e Ubaldo a seguirmi in questa avventura.

Son convinto di parlare anche per loro se dico che il prossimo anno vedrai almeno 3 iscritti da Castelnuovo.

Ora termino qui, ringraziandoti ancora una volta per quello che hai fatto : sei un “tour leader2 veramente unico; spiritoso, allegro, presente.
Capisco ed apprezzo lo sforzo che avete fatto per tenere insieme una masnada di 90 persone, fortunatamente poche delle quali indisciplinate come noi 3.
Due ultime cose :
-il gruppo mi è piaciuto molto : coeso, simpatico; non c’erano musoni o antipatici : sarà forse stato perché lamentarsi di qualcosa in un posto simile, avendo negli occhi e vivendo con loro il dramma di quelle persone sarebbe risultato veramente patetico, sarà stato per il “tour leader”, fatto sta che nessuno si è lamentato.
-l’anno prossimo, stesse famiglie sia a Smara che a Dakhla per noi, grazie!!!

Ciao ciao, ricordati di farci sempre pubblicità
Dario


Ciao a tutti,
come unico pensiero vorrei ringraziarvi, e molto, per l’esperienza della settimana passata insieme.
Unico suggerimento che mi sento di dare è , se possibile, lasciare spazi più lunghi non organizzati. Questo è stato il mio primo viaggio in gruppo: di solito sono abituato ad andare in giro non organizzato, lasciando che siano anche le suggestioni dei luoghi a decidere i tempi.
Un abbraccio a tutti e un caro saluto a Lolo
Marcello
 


Ciao da Roberta E Silvano di Arcore,
per noi la Sahara Marathon è stata un'esperienza stupenda sopra ogni aspettattiva, per quanto riguarda la corsa forse sarebbe stato meglio trovare qualche cosa in più da mangiare ai ristori..per il resto è stata fantastica!!!!
Grazie a questa occasione siamo venuti a conoscenza di una realtà così diversa e soprattutto così ingiusta di cui in tutto il mondo non se ne sa niente...e questo fa molto riflettere. è stata una settimana indimenticabile soprattutto grazie alla gente che ci ha ospitato anche se personalmente avremmo preferito passare un po' più di giorni a dakla, dove se possibile, la gente è stata ancora più speciale e come villaggio ci è piaciuto di più anche se il tempo da passare con le famiglie è stato poco.
Nel complesso non possiamo che ringraziarvi per la fantastica organizzazione di tutto!
 
Grazie
Roberta E Silvano


Ciao ragazzi, scrivo queste due righe per ringraziarVi di avere dato la possibilità a me e ad i miei compagni di avventura di partecipare a questa competizione ma soprattutto a questa esperienza di VITA...In questo viaggio la maratona non è il fine, ma è soltanto il mezzo che avete utilizzato per far conoscere la popolazione Sarawi e la loro tormentata storia a tutti noi...
Questo viaggio è stata una tempesta di emozioni forti e ci ha dato la possibilità di socializzare con  persone straordinare come sono i Sarawi, di condividere con loro i momenti della vita quotidiana e di renderci conto di quanto anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare per loro e per tutti quelli che, come loro, vivono in situazioni cosi difficili e al limite della sopravvivenza....      
Grazie a Lolo, Mattia, Leo e a tutti coloro che ci hanno dato la possibilità di essere protagonisti e non semplici turisti in questa vera esperienza di vita...Grazie
 
Un abbraccio...
Roberto
 


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Tokyo … ho visto cose che voi umani..... (di Alessandro della Santunione)
11 Marzo 2010

Magari non da subito, però dopo un po’ che cammini col naso all’insù  l'impressione è proprio quella di trovarsi dentro a un film. Se avete visto Blade Runner allora sapete di cosa parlo però ci dovete aggiungere qualche incursione di Doraeimon, Poke Mon, Kiss me Lycia e  altri ricordi misti. E nonostante questo, pochissimi punti di riferimento, una sensazione bellissima che da sola vale il viaggio, quella di essere in un posto mai visto prima.

La mente cerca sempre di riportare al conosciuto tutto quello che di nuovo si trova davanti ma a Tokyo, in tutto il Giappone immagino, l'esercizio si presenta complesso, guardo i grattacieli, come a New York mi viene da dire ma a New York ci vado da quindici anni e qui rimango a bocca aperta: a Tokyo i grattacieli sono contenitori misteriosi e pieni di cose incredibili, possibilità che però non riesco a decifrare, magari fuori c'è scritto che al 52mo piano ci sono degli ottimi ristoranti, che al 37mo piano c'è un negozio di dischi specializzato in un solo gruppo musicale (si è vero!) ma come fare a capirlo? Il giapponese è affascinante, scritte che sembrano opere d'arte e la mente si perde nella forma visto che non può afferrare il contenuto.

Spesso in questi anni mi sono stupito davanti ad alcuni clienti che si perdevano d'animo all'idea di usare la metro a New York, ma come? mi chiedevo, com'è possibile che non riescano ad orientarsi e li spaventi fare una cosa così semplice? Beh questo viaggio mi ha ricordato che un po’ di umiltà e modestia non guastano mai, mi ha aiutato a capire: la metro a Tokyo senza uno studio accurato ed una guida in mano può essere una esperienza spiazzante, soprattutto la stazione più vicina al nostro hotel: la stazione (anche ferroviaria) di Shinjuku (3 milioni di passeggeri al giorno!!). Il giorno che siamo andati a ritirare i pettorali credo abbia spaventato un po’ tutti, e adesso se ci perdiamo a casa come torniamo? Mi sono chiesto. Ma per fortuna avevamo amici a Tokyo, forse manco nuovamente di modestia ma a Tokyo Ovunque Running aveva un asso nella manica anzi a dire la verità un poker d'assi: Claudia, Hiro, Semba e Hakiko gente del posto, come si dice, che ci ha portato per mano a scoprire la città. Poter andare al ristorante a colpo sicuro, avere sempre qualcuno a cui chiedere spiegazione di questo e di quello, persone con cui confrontare i nostri diversi, molto diversi stili di vita: alla fine questo viaggio aveva proprio qualcosa in più.

Questo viaggio mi ha dato tanto, il popolo Giapponese, per quanto alcune consuetudini ed attitudini  possano sembrare bizzarre, è estremamente educato e cordiale (nonché di una grande precisione ed organizzazione) ed ho veramente apprezzato i loro modi. Poi c'era il gruppo di maratoneti e non, un bel gruppo sono sincero, che ha dimostrato curiosità, interesse e anche pazienza in questo viaggio che sicuramente non è facile ma che vissuto così regala veramente tanto. Io non corro, questo a molti può sembrare strano, ma da anni seguo quei personaggi a volte incredibili a volte strampalati  ma sempre  interessanti che sono i maratoneti, un po’ degli eroi li considero: 42 chilometri e 195 metri a piedi, di corsa, beh io mi stanco a farli in macchina... A Tokyo il giorno della gara c'erano 3 gradi, pioggia battente e vento, già la forza di uscire dall'hotel e mettersi in fila mi faceva venire in mente la parola rispetto. Rispetto per il coraggio e la forza di chi l'ha finita (e molti hanno fatto il loro personale!) ma anche per l'intelligenza di chi invece ha riconosciuto un limite e ha deciso di ritirarsi.

E così alla fine del viaggio, se faccio un bilancio di noi stranieri in terra straniera, di noi “Giapponesi” in Giappone che abbiamo fotografato l’impossibile e siamo stati educati e precisi forse come mai a casa nostra, che abbiamo apprezzato veramente una cucina diversa e gustosa, se ripercorro col pensiero le strade incredibili di Tokyo e la magia dei templi di Kyoto, i milioni di volti in metropolitana, i sorrisi delle ragazze, le luci, il caos delle insegne, la pace dei giardini, quando Blade Runner sfuma dolcemente nei toni di Amarcord allora sorrido e penso: però che bel viaggio, che bel film.





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Sous le regard bienveillant de Tin Hinan - Le marathon diurne des couche-tard de la kheïma - de Par Ali Benyahia
11 Marzo 2010

EL WATAN  Jeudi 11 mars 2010
Sous le regard bienveillant de Tin Hinan
Le marathon diurne des couche-tard de la kheïma

Se peut-il que le désert révèle l’homme pour lui-même ? C’est sans doute là l’une des raisons qui ont aligné à 9 heures, en ce matin de lundi, les dizaines d’athlètes de nationalités diverses sous le pic de l’Ahaggar, tous prêts à se lancer dans la course après le coup de starter.


Tamanrasset. De notre envoyé spécial
Un sourire ingénu d’enfant estampille son visage d’une sérénité désarmante propre aux gens du Sud. Mohamed, la trentaine à peine, veille la théière qui chauffe sur le feu à la lisière de la kheïma. A l’intérieur, une dizaine de personnes formant un cercle et assises à même le tapis sont prises dans le tourbillon des discussions sans fin sur l’actualité de ces derniers jours en Europe. L’ambiance est bon enfant et les tasses de thé de Mohamed achèvent d’installer l’assemblée dans le confort de la palabre pour de longs moments encore de la soirée. Il faut dire que l’endroit ne désemplit pas et mérite ainsi le statut d’une vraie maison d’hôtes. D’attrait irrésistible, ce réduit traditionnel de 3x3 m, couvert d’une peau de chameau, arrive à vider les multiples studios et villas du camp des jeunes d’Adrian de leurs locataires qui viennent faire salon. Pour toutes ces dizaines d’athlètes qui ont fait le déplacement, la plupart venant des grandes villes européennes, se retrouver dans le grand désert de Tamanrasset pour participer au marathon des Dunes, organisé par Sport Events International, est une opportunité à ne pas rater, d’autant plus que cette manifestation intervient à une semaine du nouvel an.
N’est-ce pas là une belle opportunité pour joindre l’utile à l’agréable dans la mesure où sport et tourisme y pourront faire bon ménage ? Farida, une Algérienne de Cambridge, n’en pense pas moins. Elle raconte fièrement qu’elle en est à sa deuxième participation. « Venir courir dans le désert est une chance pour moi parce que, déjà, ça me permet de prendre quelques jours de vacances. C’est un moment d’évasion avant tout, et puis j’aime bien courir ; je cours presque tous les jours chez moi. » Farida semble tirer profit doublement de cette opportunité, puisque cela lui permet aussi et surtout de rendre visite à sa famille à Alger. Voilà qui peut bien conforter Abdelmadjid Rezkane, manager général de cette manifestation, qui s’est fixé l’ambition « d’amener en Algérie un grand nombre de touristes sportifs étrangers afin de leur faire découvrir des sites naturels et désertiques propices à la pratique de ce type d’épreuve d’endurance ». Le Marathon des dunes, qui enregistre sa 10e édition, a vu le jour pour la première fois en 2001 à Djanet. « Le plus grand désert au monde en pays touareg », commente Abdelmadjid, qui s’enorgueillit de ce que l’organisation qui a commencé dans des conditions très difficiles, s’améliore progressivement au fil des ans. Cette fois-ci, pas moins de trois cents athlètes d’horizons divers se sont joints à la partie. Garçons et filles de tous âges, qui par amour du marathon, qui par amour du désert, quand ce n’est carrément pas les deux à la fois, ont été du voyage, à la recherche de sensations fortes, comme seule l’immensité du Sahara sait en procurer. Le pic du Hoggar ! Tel un phare qui éclaire la mer du désert, ou le seul « être » toujours debout, maintenu à la verticale telle une stèle dédiée au temps dans un milieu tout défini à l’horizontal, plutôt à plat ventre. Ou comme qui s’est prosterné devant l’éternité. On aurait dit tout simplement que le paysage tout entier est une espèce de mémorial qui comporte l’inscription du temps dans chaque pierre, grande ou petite, posée à terre ou érigée dans le ciel comme autant de vestiges, ou des miraculés d’une fatale obsolescence du milieu. Se peut-il que le désert révèle l’homme pour lui-même ?

De la roche partout

C’est sans doute là l’une des raisons qui ont aligné à 9 heures, en ce matin de lundi, les dizaines d’athlètes de nationalités diverses sous le pic de l’Ahaggar, tous prêts à se lancer dans la course après le coup de starter. Nombreux qui, parmi eux, sont des professionnels du marathon. A l’exemple de cette jeune et athlétique italienne que l’esprit de compétition a ramenée pour la première fois dans le désert algérien. Son dernier titre, elle a dû aller le chercher au Brésil. Tam ne l’a d’ailleurs pas moins récompensée puisqu’elle est classée première dans sa catégorie. Elle affirme être venue pour goûter aux sensations du désert, un plaisir qu’elle veut bien connaître. D’autres compétiteurs, par contre, beaucoup moins jeunes, et pour certains en retraite de la vie active, sont tout simplement en quête d’évasion. Leur participation au marathon n’est rien d’autre qu’une promenade de santé. Il y en a qui sont des habitués de cette manifestation. Pour eux, c’est toujours l’occasion de découvrir de nouveaux endroits féeriques du Sahara mais aussi de se retrouver entre amis.
Car, le Marathon des dunes a déjà 10 ans (Djanet 2001, El Oued 2002, Timimoun 2003-4, Tinerkouk 2005, Ghardaïa 2006, El Kantara 2007, Benis Abbes 2008, Kerzaz 2009).
Cette compétition, qui s’est déroulée en trois étapes, a permis aux participants de découvrir les reliefs particuliers du site, mais d’abord la ville de Tam. Un passage obligé si l’on doit bien rejoindre Oued Terkani en ce deuxième jour de marathon. « Les habitations n’ont de cachet local que la couleur », constate, non sans dépit, Farida, qui clôt une série de commentaires sur une architecture très peu respectueuse des villes du Sud et de leurs normes urbanistiques. Comme quoi, la corruption des goûts n’est pas l’apanage des gens du nord du pays. De l’intérieur d’un 4x4 parcourant la ville, on peut en effet remarquer la face hideuse des maisons mal finies ou l’insoutenable image de murs en parpaing fraîchement érigés au-dessus des rez-de-chaussée. « Même là, l’architecture n’est pas respectée », soupire Nawel, dont le regard n’arrive pas à se détacher du pâté de maisons qui longent l’artère principale.

En quelques minutes, le cortège de voitures transportant les athlètes-touristes s’éloigne de la ville et s’enfonce entre les pics qui pavoisent le plateau qui culmine à 1400 m. « Tiens, on n’a pas l’impression qu’on est dans le Sud ; quand on regarde, on se croirait sur les Hauts-Plateaux », lâche Farida, visiblement bien inspirée ce matin à nous livrer ses impressions quelques dizaines de minutes avant le départ de la deuxième étape du marathon dont elle tiendra le chrono. L’oued Terkani, un paysage fantomatique. Point de sable ou presque. Ici, le désert se confond avec de la pierre. En fait, Tamanrasset est le royaume de la pierre. De la roche partout. Des pics multiples aux couleurs basaltiques encerclent le site. Nul besoin d’être expert, on aurait dit que là, un jour, la mer a retiré sa couverture d’eau pour laisser voir les très nombreuses pierres en tous genres qui peuplent l’immense territoire de Tamanrasset dont on dit qu’il est aussi grand que la France. La course devait s’ébranler aujourd’hui, juste au-dessous du Djebel Tenghakli. Le décor est martien. On eut cru que cette surface désertique était façonnée par d’intenses bombardements qui ont donné lieu à cette étonnante décomposition des pierres de divers calibres et dont certains sont presque aussi grands qu’une maison. Un vaste musée à ciel ouvert où chaque pierre est une pièce d’art magistralement entreposée par Dame Nature. Cette manifestation sportive, qui est répartie sur trois étapes, a ainsi permis sur un parcours total de 42 km d’avoir accès au charme de certains sites de la capitale du Hoggar.

« Le désert dans la gorge »

Difficile de résumer les plaisirs du désert autrement que par ce mot qui pourtant — sensation étrange ! — semble habité par toute une vacuité… Un vide définissant tout une absence quasi-virevoltant avec la plénitude, bref une omniprésence dans une dualité des contraires nécessaires à la vie. En parlant de la vie... Quel triste sort que celui réservé aux habitants de cette charmante ville du Sud qui a cruellement soif. Toute la population attend avec impatience l’acheminement de ce liquide précieux de In Salah. Un vénérable projet auquel on voue un culte presqu’aussi religieusement qu’à l’évocation de la reine bérbère Tin Hinan. Distantes de 750 km, les deux villes sont en cours d’être reliées par une double conduite d’eau longue de 1258 km. Ce système de double voie de canalisation devra permettre de parer à tout risque de rupture d’alimentation en cas d’incident. Le rendez-vous est pris. Ce mégaprojet devant être réceptionné au cours du premier semestre de l’année en cours se décline par un premier pompage d’eau de la nappe de l’albien située à In Salah, son transfert vers le chef-lieu de wilaya, Tamanrasset, par des conduites souterraines à des niveaux d’altitude différents, et un second pompage au niveau du réservoir de réception situé non loin du même chef-lieu. Ce projet prévoit de couvrir les besoins en eau potable des habitants de Tamanrasset ainsi que ceux des régions périphériques, à raison de 50 000 m3 par jour dans un premier temps pour atteindre dans un second temps 100 000 m3/jour à l’horizon 2040.
En tout cas, tout le monde ici s’accroche à ce projet qui devra, à coup sûr, améliorer les dures conditions de vie des habitants de Tam. L’approvisionnement en eau reste pour eux le problème no 1. L’on affirme même que l’eau s’achète à prix fort, ce qui fait que la consommation journalière est rationnée. Il est aisé de remarquer que les fruits et légumes y sont une denrée rare. Hormis la piètre qualité de ces produits maraîchers, qu’il faut du reste vraiment chercher à voir sur les étals des commerces de la ville, force est de remarquer que leurs prix restent hors de portée pour la majorité de ses habitants. Des témoignages recueillis sur place renseignent sur le peu de place qu’occupent les fruits et légumes dans l’assiette des ménages touareg. Il semblerait même que le manque d’eau dans la région génère tout un commerce de ce liquide. Les autorités locales gardent d’ailleurs bon espoir de voir aboutir ce projet dont on escompte une amélioration certaine du niveau de vie des habitants de la capitale du Hoggar.


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LA DICIASSETTESIMA MARATONA DI NEW YORK di Lolo Tiozzo
07 Dicembre 2009

Per me la diciassettesima Maratona di New York.
Sveglia prima dell' alba, colazione in camera, poi il pullman per la partenza, l'attesa con un altro caffe, il freddo e finalmente, dopo lo sparo, il silenzio del ponte di Verrazzano.
Quest' anno l' inizio del mio briefing é stato: Viaggiare, Vedere, Ascoltare
La Maratona é un viaggio dove oltre vedere e ascoltare devi  aggiungere la tua volontá di arrivare al traguardo.
E cosí é stato.
Con me piú di 300 corridori. Stesso cuore. Stesse emozioni.
E' questo che ci contraddistingue, che ci fa arrivare al traguardo con le braccia alzate, che ci fa soffrire e gioire, che ci fa dire "ce l'ho fatta".
Lolo Tiozzo/Ovunque Running


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The Great Wall Marathon 2009
07 Dicembre 2009

Personalmente ho scoperto nella corsa sia un modo di mettere alla prova la propria forza di volontà e concentrazione sia un bel modo di viaggiare, guardando le cose da un altro punto di vista e conoscendo  altri runners da tutto il mondo. Anche per questo motivo ho scelto di correre maratone principalmente fuori dall’Italia.

Quando l’anno scorso ho letto della GREAT WALL MARATHON ho pensato: “Perché no!? Correre sulla Grande Muraglia … vedere Pechino … andare in  Cina poi è uno dei miei sogni … IO CI VADO!”.

... Così mi sono ritrovato il 12 Maggio all’aeroporto di Roma, in partenza per la Cina! Wow! Una settimana per dare una rapida occhiata alla caotica Beijing, alla piccola Jixian County (città rurale a nord Est di Pechino) e naturalmente lei: La Grande Muraglia di Huangyaguan!

E’ stato entusiasmante correre sul dorso di quel drago di mattoni, tra montagne e paesaggi resi ancora più suggestivi dalla leggera nebbia di quella giornata.  

Il percorso prevedeva 2 passaggi sulla Muraglia (quei famosi, indimenticabili e irregolari 3.164 gradini ) intermezzati da un passaggio all’interno di alcuni piccoli villaggi, tra strade in terra battuta o sterrate. Lungo la strada c’era chi tranquillamente continuava a lavorare nei campi o nelle botteghe, chi trasportava mattoni o altro materiale su vecchi furgoncini che gettavano in aria un fumo nero e denso … chi ci salutava allegramente. E’stata una bella occasione per osservare un piccolo spaccato di una Cina molto lontana dai quartieri super moderni di Pechino. Una grande avventura terminata tra “Well Done!”, foto, sorrisi e pacche sulle spalle a chi è arrivato prima o dopo di te … con la sensazione, ancora viva oggi, di aver realizzato un’impresa fuori dal comune.…

Saluto tutti gli amici che ho avuto il piacere di conoscere in quel posto lontano (con loro il prossimo appuntamento sarà a Petra) e ringrazio Massimo e Alessandro della OVUNQUE RUNNING per avermi fornito un’eccellente supporto. Un grazie, infine, agli organizzatori della Albatros Travel e a Nancy, John e Lisa, le guide locali che hanno avuto il loro bel da fare durante tutta la settimana... compreso in occasione di quel piccolo disguido linguistico il giorno della gara … ma questa, come si dice, è un’altra storia!!!
“NI HAO”
Daniele




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MARABANA: UNA MARATONA “UNICA”! di Massimo Ribetto
21 Novembre 2009

Il 15 novembre ho corso la mia 4° maratona, la maratona dell’Avana: la “marabana”.
Se è vero che ogni maratona è un’esperienza diversa per la propria storia, per il percorso, i luoghi che attraversa e per le emozioni che da a chi la corre, ebbene, quella dell’Avana per me è stata veramente “unica”.

Il tempo impiegato non è certo dei migliori 4 h 31’ 50’’ (tempo del mio cronometro, quello ufficiale al momento non è ancora stato pubblicato), ma del resto, è stata già un’impresa finirla. Il percorso cittadino era un circuito di 21 km da percorrere due volte. Si correva senza chip, c’erano dei controlli in punti ben definiti del percorso e in contemporanea si correva sia la mezza maratona che la maratona. I partecipanti sembrano esser stati tra i 2000 e i 3000, ma tra questi erano inclusi anche quelli che correvano percorsi più brevi come i 5, i 10 e i 15 Km. Al traguardo dei 42,195 siamo arrivati in poche centinaia davvero, e a mio parere la maratona era corsa per lo più dagli stranieri (di fatto, quando dicevo a un cubano che ero venuto per correre la maratona intera, mi guardava stupito e mi faceva i complimenti ancora prima di averla corsa).

La partenza alle ore 7.00, la giornata è iniziata con il cielo coperto (per fortuna) ma l’umidità in compenso era molto alta. Al 3° km ero già in un bagno di sudore, però devo dire che intorno al 10° km avevo raggiunto un certo equilibrio e mi sentivo bene. Il primo ristoro l’abbiamo incontrato al 6°km; distribuivano acqua e aranciata all’interno di sacchetti di plastica. Dopo il primo ristoro gli altri si presentavano ogni due o tre km e questa è stata una fortuna perché erano proprio necessari, altro però, come frutta o biscotti, non c’era!

Il percorso, dopo aver attraversato “l’infinito” Malecòn (lungo mare), proseguiva per le strade dell’Avana non sempre in piano. In particolare in tre punti si presentavano delle salite abbastanza impegnative, che se al primo giro erano sostenibili, al secondo giro invece, diventava difficile riuscirle a correre (almeno per me).

Al termine dei 21 km, lo stesso luogo della partenza di fronte al Capitolio, il traguardo di chi correva la mezza maratona era separato da quello di chi proseguiva per la maratona completa. Devo dire che la sensazione a quel punto è stata di sconforto, perché la fatica cominciava a farsi sentire e vedere che la maggior parte dei partecipanti avrebbe terminato mentre chi proseguiva era veramente un numero esiguo, il tutto appariva davvero poco incoraggiante.

Al 23esimo km ricomincia il Malecòn (lungo mare), “infinito” perché con i suoi circa 7 km sembra davvero eterno, e qui cominciano i dolori perché pur avendo bevuto un bel po’ a tutti i ristori precedenti, incominciano i crampi ai polpacci e addirittura ai quadricipiti. Il ritmo rallenta e verso il 25esimo sono costretto ad alternare il cammino a brevi tratti di corsa così sino all’arrivo. Il percorso prosegue per delle strade e viali larghi, a tratti interminabili, la corsa durante il secondo giro avviene per lo più in solitudine; siamo davvero pochi e quasi tutti stranieri. I ristori presenti ogni due o tre km durante i primi 21 km, si dimezzano, mi capita di chiedere acqua e di sentirmi rispondere “è finita”. “Finita? Come finita?!?” C’è chi fa il tifo fuori dalle case e c’è anche chi camminando in modo assolutamente distratto ti taglia la strada senza pietà. Agli incroci per lo meno il traffico è sempre ben sorvegliato da una gran scorta di agenti di polizia e militari dell’esercito.

Quello che rimane nella mente di tutti i km percorsi, oltre alla bellezza dell’oceano sul lungo mare, sono sicuramente le scene di vita quotidiana “strappate” di corsa. Un luogo particolare che si attraversa e non si può fare a meno di notare è la storica piazza de la revolucion.

L’arrivo al termine dei 42,195 Km avviene, purtroppo per me nella sofferenza dei crampi e in parte nel dispiacere di non essere riuscito a correrla in condizioni ottimali sino alla fine. In ogni caso l’esperienza è stata davvero unica. Una maratona sicuramente diversa da quelle che si è abituati a correre in Europa, negli Stati Uniti e ovunque c’è la passione e una cultura del running. A Cuba, e all’Avana in particolare, tutto questo non c’è. Ciò che sicuramente non manca è la soddisfazione di essere arrivati comunque, nonostante le difficoltà, al traguardo, e di ritornare a casa arricchiti di un bagaglio di esperienze ed emozioni mai provate e quindi “uniche”!
Massimo Ribetto


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MARABANA 2009 di Lolo Tiozzo
20 Novembre 2009

27 - 30 gradi, una maratona ai tropici!
due giorni nella bellissima spiaggia di Varadero
una giornata di escursione tra  Santa Clara, con l' emozione della visita al  Mausoleo del Che,  e Trinidad,
cittá Patrimonio dell' Umanitá dove il tempo sembra essersi fermato.
tre giorni all' Havana alloggiati all' Hotel Ambos Mundos famoso per aver ospitato Hemingway.
La gioia del sabato con la "Maracuba", una corsa alla quale partecipano migliaia di persone,  come un toccante "Friendschip run".
E per finire la "Marabana", calda, solitaria (solo 141 runners) e la mezza maratona, ben piú numerosa  (1.092 runners all' arrivo).
18 persone (11 runners) tutte entusiaste .
Appuntamento per il prossimo anno.
Lolo Tiozzo/Ovunque Running


 


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Kangerlussuaq, Groenalandia - 24/10/09, ore 18.00 ... ANCHE QUESTA E' FATTA (di Daniele Valli)
12 Novembre 2009

Con soddisfazione e stanchezza guardo la medaglia del “finisher” sorseggiando the e salutando gli altri partecipanti che alla spicciolata entrano nella sala comune del caldo Polar Lodge. C’è chi commenta la gara, chi si congratula a vicenda e chi semplicemente chiacchiera un po’, mangiando un sandwich. 

The Polar Circle Marathon 2009: the coolest marathon on earth, così recita lo slogan sulla maglietta ufficiale indossata da Paul (3 classificato) seduto davanti a me …

Con Marine guardiamo la carta della Groenlandia appesa sulla parete. Il grande fiordo su cui si affaccia l’aeroporto internazionale di Kangerlussuaq è evidente. Più a nord sulla carta sono indicate le zone di avvistamento delle balene o degli orsi bianchi. … Che spettacolo!”

Eravamo in 62 alle 9:00 di mattina del 24 Ottobre davanti alla linea di partenza e tutti pronti ad affrontare una corsa impegnativa sia per il percorso che per la temperatura (-10° C circa di media). Io personalmente ero intimorito dalle condizioni climatiche che non avevo mai sperimentato prima. Qui a Roma fino a 2 settimane prima della gara mi allenavo con 20° C!.

…AI POSTI, VIA! 42 km correndo prima su una distesa di ghiaccio di migliaia di anni con il vento che ti gelava appena rallentavi e la neve che in alcuni punti ti arrivava alle ginocchia , poi lungo l’unica strada percorribile totalmente innevata, giù (si fa per dire!) fino al Polar Lodge di Kangerlussuaq, tra laghi ghiacciati e paesaggi suggestivi immersi in un silenzio che non potevi fare a meno di fermarti un attimo ad ammirare.

Festeggiare il proprio compleanno con un “Greanland coffee” caldo durante il gala dinner finale del 25 Ottobre assieme Marine (che ha ricevuto i complimenti da tutti per aver scelto questa come sua prima maratona) e con i nuovi amici (Paul, Alain, Marianne, Harriet, Javier, Raquel, Jacob... tanto per salutarne qualcuno) … beh per tutto questo... cosa volete che siano quei -18° C la sera dopo i tramonto?

Ne è valsa la pena di affrontare qualche disagio climatico per fare questa piccola avventura in una terra lontana ma estremamente affascinante dal punto di vista naturalistico e paesaggistico: la Groenlandia.

Come per la Great Wall Marathon dello scorso maggio, anche adesso torno a casa carico di emozioni e di ricordi difficilmente sintetizzabili in questo piccolo report. Vi dirò solo che ci siamo divertiti molto. Eravamo talmente pochi che al termine della settimana ci siamo conosciuti tutti e abbiamo formato praticamente un unico gruppo coinvolgendo anche gli organizzatori della Albatos Travel.

Di nuovo ringrazio sia la Albatros Travel per la perfetta organizzazione in loco che i ragazzi del mio tour operator in Italia Ovunque Running di Modena per la costante assistenza da remoto.

Le adventure marathon sono occasioni uniche per visitare posti insoliti cimentandosi in una gara il cui scopo non può essere affatto quello di arrivare primo o di fare un buon tempo...
… non ti godresti a sufficienza il percorso e i paesaggi strada facendo.
A presto!
Daniele


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COAST TO COAST IN BICI (di Roberto Zanni)
29 Giugno 2009

Come i marinai, dopo giorni in mare, quando sbarcano soffrono il mal di terra, oggi primo giorno senza bici, mi manca già il lento movimento sulle stradine attraverso le bellissime terre dell'Italia centrale.
Per mè è stata una bellissima emozione durata cinque giorni che mi ha fatto tanto, tanto bene!!
Grazie a Fabrizio e Lolo per aver inventato la Coast to Coast.
E grazie a tutta la compagnia......per la compagnia!
Allego poche fotine, ehm,ehm, credo di averne fatte più di 700.
Abbiamo pedalato per 478Km Abbiamo fatto un dislivello di 9260m direi che siamo stati bravini!!!

 


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EMOZIONE BIG FIVE MARATHON/SUDAFRICA (di Cristina e Cinzia Cioppa)
25 Giugno 2009

18 giugno
Arrivo in aeroporto a Johannesburg: un gentile tassista ci aspetta per guidarci da Johannesburg a Entabeni. Dopo circa 3 ore arriviamo al Wildside. Entrare nella riserva di Entabeni è emozionante: basta guardarsi intorno per scorgere impala e gnu che brucano non curandosi di noi.
Alla prima curva sulla strada che si inoltra nel bush, una gradita sorpresa: due giraffe riposano all'ombra degli alberi.

Il Wildside Safari Camp è una piccola e accogliente struttura che giace ai piedi delle montagne, letteralmente immersa nella vegetazione senza alcuna recinzione che impedisca agli animali di muoversi liberamente all'interno del loro territorio: gli ospiti siamo noi umani! Nonostante ciò, la sicurezza è sempre garantita e mai in nessun momento ci si sente in pericolo. Le tende sono delle camere confortevoli con il bagno privato e perfettamente attrezzate. Il corpo centrale del campo è costituito dalla sala da pranzo e dal bar. C'è anche un piccolo curious shop dove compare graziosi souvenir (sono molto utili e belli i cappellini e le maglie in pile con il logo di Entabeni).

Ad accoglierci troviamo Lena: la responsabile dell'Albatros è molto gentile e simpatica. Con lei come referente abbiamo sempre ricevuto tutte le informazioni necessarie per un confortevole soggiorno a Entabeni. Il primo safari fotografico parte alle 4 del pomeriggio: siamo subito catapultati nella natura selvaggia del Sud Africa. I rangers che guidano i veicoli 4x4 sono giovani e ben preparati, simpatici e ci accompagneranno per tutte le uscite dal campo. La loro esperienza con gli animali ci farà scoprire le bellezze della natura e gli aspetti più nascosti della fauna e della flora locale. Grazie a Nick, Sean e Ryian.

Il primo girno a Entabeni si conclude con una buona cena insieme agli altri maratoneti alloggiati al Wildside e con canti di benvenuto da parte dello staff locale.

Non ci rimane che chiacchierare davanti al fuoco del boma prima di andare a dormire accompagnati solo dai suoni della natura. La sveglia di domani sarà alle 5.30 per partire alle 6 con il game drive mattutino e per poi affrontare l'ispezione del percorso della maratona. Siamo molto eccitate e dormire non sarà facile!

19 giugno
Le emozioni più belle di questa giornata sono l'incontro con una famiglia di rinoceronti e naturalmente con i leoni.

Il panorama è talmente favoloso da togliere il fiato.

Il rientro al campo per colazione è salutato da tutti con grande entusiasmo! Tra poco si parte per la ricognizione del percorso gara: a questo punto che dire? Sicuramente non bisogna lasciarsi "spaventare" dalle impervie salite e dai tratti di sabbia e roccia che continuamente si alternano a tratti in pianura. L'umore del gruppo è alto e siamo troppo contenti per essere qui da farci intimorire dalla difficoltà del tracciato. Correremo in mezzo alla natura, in un contesto unico e assolutamente straordinario. Arriviamo al Lakeside Lodge per incontrare gli altri maratoneti e gli organizzatori che ci distribuiranno i pettorali e spiegheranno i dettagli della competizione. Una grande festa l'incontro con tutti i partecipanti. Il clima è decisamente gioioso!

La ricognizione in auto dura circa 3 ore ed è un'ulteriore occasione per godersi la bellezza del panorama.

20 giugno
E' il grande giorno: sveglia alle 5.00 in tempo per fare un'adeguata colazione pre-gara. La partenza della maratona sarà alle 8. Durante la notte i rangers hanno costantemente seguito i leoni per conoscere la loro posizione in ogni momento e garantire lo svolgimento della gara in tutta sicurezza.
Si viaggia con l'inseparabile 4x4 per raggiungere il Lakeside Lodge, luogo della partenza.
Siamo molto euforici e non vediamo l'ora di iniziare questa magnifica avventura.

Si parte: il percorso è decisamente impegnativo ma è talmente bello camminare nella savana che c'è tempo di godersi il panorama durante tutta la gara. Ci sono i "campioni" e ci sono anche quelli che come me e mia sorella se la prendono comoda a fare le fotografie lungo il tragitto!

Ogni 4 km circa c'è un punto di ristoro dove poter bere acqua, coca cola, mangiare qualche banana e prendere fiato. Due medici sono lungo il percorso per assicurarsi che tutti stiano bene. Quando manca solo un chilometro al traguardo siamo prese da una gioia e una contentezza assolute. La nostra prima maratona è stata fantastica e la ricorderemo per tutta la vita. La medaglia che ci viene consegnata all'arrivo è la testimonianza tangibile di aver vissuto questa meravigliosa avventura.

Dopo una doccia ristoratrice scendiamo in auto al nostro campo e ci godiamo un meritato riposo. La cena sarà uno scambio di sensazioni e pensieri sulla gara assolutamente unica.

21 giugno
Stamattina la sveglia suonerà più tardi del solito: alle 6 siamo in piedi per partire in un nuovo game drive mattutino. Le gambe un po' rigide sono lì a ricordarci della memorabile impresa del giorno precedente.

Stasera ci sarà la grande festa al Lakeside Lodge, con cena di "gala" e balli in onore dei maratoneti! Partiamo alle 16 per recarci sull'altipiano dove ammireremo il calare del sole attorno a un grande fuoco allestito per noi.

Ballerine e suonatori locali ci offrono un meraviglioso spettacolo
Il rientro al campo avviene sotto un cielo stellato come non mai...

22 giugno
Ultimo giorno a Entabeni. C'è ancora il tempo per un game drive sulle tracce degli elefanti: non eravamo ancora riusciti a scovarli. L'emozione è grande.

Un ultimo stupendo regalo da questo paese straordinario. Con un po' di tristezza salutiamo i nostri compagni di viaggio e ci accingiamo a uscire dalla riserva. Tanti bellissimi ricordi e forti emozioni saranno i nostri compagni durante il viaggio di rientro in Italia. E' stata una magnifica avventura e un'esperienza indimenticabile. Entabeni è nel nostro cuore per sempre. La Big Five Marathon è un'esperienza da non perdere. This have not to be my last taste of Africa...

Cristina e Cinzia Cioppa
17/22 giugno 2009




 


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Podissima 2009 (di Lolo Tiozzo)
23 Giugno 2009

La Podissima, una notte come le altre.
Anche questa notte una fata ci vola accanto e ci bacia mentre corriamo da Modena a Maranello,  alla mitica curva di San Venanzio e poi su per il Taglio fino a Serramazzoni, passando da Pavullo (con sosta per un gnocchino al forno Tazzioli) e  Lama per  salire alla Santona e scendere tutto d'un fiato a Pievepelago (anche qui il Forno di Marcello ci aspetta con il suo tavolino imbandito). 
Poi l'arrivo. Qui l'emozione é grande.  Le due Piramidi ci aspettano e come due magnifici seni ci accolgono e ci abbracciano.
Siamo arrivati, la notte é finita, il sogno si é avverato.                                    
 
La notte e la corsa sono un inno all'amore, alla vita, a tutto quello che abbiamo la fortuna di fare e di osare.

Eravamo in 150 alla 6sta edizione della Podissima e tutti innamorati della vita, tutti a dare piú valore al tempo, alle ore che rintoccano: mezzanotte, l'una, le due..........fino alle 7.20  con l'arrivo dei primi  e degli ultimi alle 10.50 nella Piazza dell' Abetone.
Arrivo quest'anno reso piú magico e surreale da pioggia e nebbia.
 
La stessa emozione  si ripete ogni volta, affetti che vengono da vicino e da lontano che ogni anno si rimettono in gioco con il sorriso di chi sa tornare bambino.
La "Podissima", una corsa d'amore per chi  é  ancora un po' Peter Pan, per chi ha voglia di  correre, di vivere, di sognare.


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PODISSIMA 2009 - CLASSIFICA
22 Giugno 2009

1^ Squadra Classificata
GIOMURCA - 7h, 20'

2^ Squadra Classificata
PIEVEPELAGO - 7h, 50'

3^ Squadra Classificata
ROSSI MOTORIDUTTORI - 8h, 00'

4^ Squadra Classificata
PAUL'S BOUTIQUE - 8h, 08'

5^ Squadra Classificata
POD. FIORANESE - 8h, 15'

6^ Squadra Classificata
CIAO GABRIELE - 8h, 20'

7^ Squadra Classificata
OLIMPIA VIGNOLA - 8h, 30'

8^ Squadra Classificata
MAZZUCCHI BAND (ASHAM) - 8h, 45'

9^ Squadra Classificata
GLI STAMBECCHI - 9h, 03'

10^ Squadra Classificata
ACCADEMIA MILITARE - 9^ BAZZANI - 9h, 09'

11^ Squadra Classificata
POL. CASTELNUOVO 1 - 9h, 20'

12^ Squadra Classificata
BOIA CHI MOLLA 2 - 9h, 25'

12^ Squadra Classificata (parimerito)
BOIA CHI MOLLA  - 9h, 25'

13^ Squadra Classificata
POL. CASTELNUOVO 2 - 9h, 34'

14^ Squadra Classificata
LE RAGAZZE DEL SECOLO SCORSO - 9h, 36'

15^ Squadra Classificata
TEAM BOLOGNA ITALIA - 10h, 10'

17^ Squadra Classificata
FONTANINI 1 - 10h, 50'


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6^ Podissima Modena-Abetone di Fabio Marri
20 Giugno 2009

Scorro l’album dei ricordi di questa gara, nata come numero unico nel 2004, e di cui anche quest’anno si dice che sarà l’ultima edizione…
Allora parliamone, perché come diceva Virgilio (ti ricordi Mac?), forse un giorno sarà bello ricordare anche queste cose.
Ricordare anche le telefonate ininterrotte a casa mia, perché come ogni anno Daniela (Gianaroli) si mette in testa di fare una squadra tutta femminile, e allora se ne sentono di tutte: quella che sembrava entusiasta ma te la dà buca 4 ore prima senza premurarsi di avvisare, “perché se non dico niente vuol dire che non vengo”; quella che non vuol correre da sola perché ha paura del buio o di Pacciani; quella che parte per i 12 km ma poi ne vorrebbe fare 16 e scoppia; quella che vuol correre solo col suo maschio preferito…
Ma ogni anno la squadra si fa, e come giunta con l’osso se ne fa anche una maschile, dove gli unici punti fissi sono Salvatore Mameli e il sottoscritto, cui possono assegnare qualsiasi tappabuchi perché siamo gente da bosco e da riviera. Ma arrivano anche gli altri, e poi ci prendono gusto tant’è che, dopo aver maledetto la Podissima fino a un’ora prima della partenza, dopo vorremmo che non finisse mai.
Allora, torno indietro al 2004, 26 giugno: 8 squadre classificate, la nostra maschile arriva quinta, forte, ovviamente, di Mameli e del sottoscritto, ma anche del barbiere seduttore Franco Barbato, del leggendario Mauro Zavatta che arriva all’Abetone, di Andrea Mazzucchi che fa da Pavullo a Lama, di Sante Orlandi che forse corre l’unica competitiva della sua vita (vabbè, ufficialmente non si compete, ma in realtà… vero Mac?).
E le donne: ma leggete un po’: Ermanna alias Lidia Bevini, Lorella Zanella, Barbara Fico la medagliatrice di Govi, Lorena Losi, la sempre presente Franca Michelini, Marisella Beschin, Maria D’Arrigo, Antonella Magni da Finale. Insomma, la storia e la leggenda del podismo modenese, mica quelle che corrono solo se c’è un prosciuttino garantito.
Arriviamo allora al 2009 e alla partenza, in situazione meteo ottimistica fino alle montagne, poi si vedrà. Diciassette staffette alla partenza, libertà assoluta quanto ai cambi: di solito, i pit stop sono a distanza di 2-300 metri l’uno dall’altro (anarchico è bello).
Noi non rinunciamo a quello della chiesa di Montagnana, forse il panorama più incantato di tutta la notte: di qua Pazzano e Valle, dritto Serra e Ligorzano, di là Sassuolo e Varana.
Luoghi tipici sono anche la piazza di Serra con le torte di Daniela e del clan Ovunque (quest’anno non tira il vento freddo del 2008); la piazzetta di Lama coi bar che aprono all’alba (ma dove sono finiti i buoni per una colazione che ci davano i primi anni?), e, per noi “ragazzi del secolo scorso”, lo spiazzo antistante il cadente ex albergo Ghiacciaio a Fiumalbo, dove c’era un distributore in cui, nel 1962 (udite udite) mi fecero provare a far benzina a un’auto di passaggio, costo 110 lire al litro.
Buco nero (diciamo così), la sosta davanti al teatro di Maranello, aspettando la staffettista femminile che accumula un ritardo di 21 minuti su quello maschile (che è il grande psichiatra Paolo Vistoli, al suo esordio); ma siccome era scritto che le due staffette da Maranello in su andassero insieme, ecco che noi maschi perdiamo posizioni su posizioni (e alla fine arriveremo 18 minuti dietro chi ci precede…). Ma l’integrità fisica della staffettista donna è salva, chi si contenta gode - così così, per dirla alla Ligabue.
A rimontare un po’ ci pensa un’altra fedelissima, Mississ Harriet, e soprattutto la nostra campionessa, Cristina Orlandi, seppur promessa sposa in quel pomeriggio a Soliera per la staffetta a coppie.
Quanto ai maschi, ci contentiamo di riprendere i militari, che alla fine ci staranno dietro di 6 minuti (notevoli, comunque, le militaresse), e di tenere a debita distanza le due staffette di Castelnuovo, con gli immancabili Roberto Colombini, con Daniela, e Paolo Garuti (i “traditori” del coordinamento, a Castelvetro e Monteveglio).
Dopo Lama, ecco il nubifragio, che da Barigazzo in poi diventa tregenda. Questo ci eccita più che una notte passata ai seggi elettorali con Pattuzzi e il clone cotonato della Bastico che trepida a Vignola. Loriano Baldini (che ha già fatto una frazione) riparte, dovrebbe fermarsi a Ponte Modino e invece gode troppo e arriva a Fiumalbo; subentro io e riesco addirittura a migliorare di un minuto il miglior tempo personale (6:48 a km, egh giv bavela?).
Verso Faidello il tempo sembra migliorare: spero di no, perché se arrivassi col sereno, all’Abetone nessuno crederebbe che ho corso guadando il torrente della via Giardini. Per fortuna, si mette addirittura a grandinare (e le foto della signora Baldini testimoniano che tempo faceva).
Il traguardo è crollato, ci passo di fianco poi capisco che la “giuria” è al caldo al bar, e convergo di là (questo mi costa due minuti nel tempo ufficiale).
Premiazioni, comunque, di lusso.
Colazione con china calda (a pagamento), battute e sfottò, Andrea Mazzucchi esibisce il suo pargolo. We shall overcome. 

tks to Modenacorre


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PODISSIMA di Franca Michelini
20 Giugno 2009

Andare a letto all’alba per una corsa ed alzarsi all’alba per un altra corsa !
La prima veglia l’ho fatta per correre anche quest’anno la Podissima che partendo a mezzanotte esatta dal piazzale dell’Accademia, mi ha portato ad andare nel mio letto esattamente alle 5 del mattino, quando gli uccelli cinguettavano per dare il buon giorno.
Ma ci sono molti che la notte l’hanno passata completamente in bianco per arrivare con i compagni di squadra alla meta dell’Abetone.
Ancora una volta il divertimento e le emozioni vissute hanno meritato la fatica della gara , che io ho corsa però in solitaria e nel buio più totale perchè il mio solito percorso , da Montagnana a Serramazzoni , è poco trafficato e il cielo nuvoloso nascondeva luna e stelle e nei lunghi tratti fuori dai rari centri abitati( qualche casa sparsa ) si’intravvedeva a malapena la strada da percorrere.
Andavo un po’ a ricordi e la luce della pila che stavolta mi sono portata,mi faceva compagnia !
A Montagnana alle 2,30 circa , ero partita insieme all’altro staffettista maschile che però, incurante dello spirito non competitivo della corsa , forte della sua energia e del suo entusiasmo, dopo pochi metri mi ha abbandonato al buio , lungo il percorso .. Fortunatamente ho intavvisto altri 2 fantasmi nella notte , col giubbino giallo catarifrangente , col percorso della Podissima stampato dietro , che disegnava strane linee oscillanti nel buio, ma mi serviva come punto di riferimento in quella solitudine. I profumi intensi degli alberi, qualche rara lucciola, i cani che abbaiavano al mio passaggio..
Tutto come da copione vissuto gli altri anni, ma sempre emozionante. La fatica per la salita, le gambe un po’ legnose, il sonno che un po’ si fa sentire..I km. indicati al lato destro della strada : Serramazzoni 4,400..Il successivo : 3,400..
Non ho mai capito il perchè di quel 400 !
L’arrivo poi in piazza a Serra in leggera discesa , dopo tanti km . di salita , mi ha dato la carica per spingere un po’ ! Un bel ristoro con le torte fatte da Daniela , biscotti , succhi , caramelle gelee,(le mie preferite ) . Mio figlio che come ogni anno mi aspetta in macchina, brontolando un po’ perchè le madri dei suoi amici , a quell’ora , non sono a giocare per i monti..! Poi, quasi a malincuore, il ritorno a casa , sotto una pioggia che mi ha miracolosamente risparmiato e a Maranello comincia a cadere a dirotto e che farà un po’ soffrire le mie compagne di staffetta .

tks to Modenacorre


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MODENA ABETONE di Patrizia
20 Giugno 2009

Eccomi qua a raccontarvi una gara.....no una podistica.....no una splendida avventura.
Sebbene sia stata una decisione presa all'ultimo momento..si insomma quelle decisioni prese alla fine di una podistica leggi il volantino e la butti li....facciamo la modena abetone? Dai...io ci sono, io anche e alla fine siamo riusciti ad organizzarla.
Alle 10 partenza da vignola armando, bruno ,patty, anna, robby e otello ritrovo a modena al piazzale dell'Accademia militare ci si vede con tanti amici di podistiche....baci abbracci insomma una grande festa e tanto entusiasmo!!! Alle ore 24 precise si parte...eh vai !!!!
Abbiamo percorso varie tappe quali maranello-serramazzoni-querciagrossa-santona-pievepelago ed infine...ABETONE per un totale di 100 KM!!!!!!!!!! Avevamo deciso che avremmo percorso tutta la distanza che ci spettava in un unico colpo quindi abbiamo fatto 6 cambi. Inutile dire chi aveva già corso non si spaparazzava di certo a dormire ma con lo sguardo e il pensiero si era sempre vicini alla fatica del compagno...dandogli sostegno morale, acqua e luce.
Certamente i piu' sfortunati sono stati la roberta e armando, ultime due staffette,che hanno dovuto correre la propria distanza sotto ad una pioggia piu' o meno a battente,con fulmini, nebbia tanto che anche l'arco dell'arrivo era tutto steso a terra e la piazza vuota.. eravamo cosi' delusi, che volevamo addirittura andare a tirarlo su per dare ad armando un minimo di arrivo decoroso...dopo essersi sparato quegli ultimi km davvero ma davvero pesanti mettendo in gioco anche la stanchezza accumulata durante tutta la notte.
Di fondamentale importanza il grande Otello che avendola gia' fatta altre volte è riuscito ad assegnare ad ognuno di noi il tratto piu' consono...tenendo per loro uomini i tratti piu' duri....e cosi' siamo riusciti a terminare questa grande impresa alle ore 8,30 del mattino, classificati al 7° posto su 21 staffette....niente male vero?
Stanchi.....stanchi....stanchi....ma soddisfatti!!!!!!

tks to Modenacorre


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Racconto di viaggio - Italy Coast to Coast 2009 di Noemi Mogliani
09 Giugno 2009

Sotto la pioggia battente per ben due tappe delle quattro previste, si è disputato anche quest’anno l’appuntamento con l’Italy Coast to Coast, che per la prima volta ha seguito un percorso inverso rispetto a quello delle passate edizioni, prendendo le mosse dalla perla dell’Adriatico, la splendida località balneare marchigiana di Grottammare (AP), nelle cui acque i podisti hanno immerso i loro piedi la mattina del 30 maggio, prima di proseguire verso le dolci montagne dell’Appennino umbro-marchigiano e l’incantevole vallata di Castelluccio di Norcia, per poi approdare nell’esclusivo paesino di Visso (MC), punto di arrivo della prima tappa.

Dopo aver pernottato in un grazioso agriturismo di Sellano, il giorno successivo (domenica 31 maggio), i partecipanti si sono portati nelle più incontaminate colline umbre, accolti dall’imperturbabile quiete di un paesaggio d’altri tempi.

La terza tappa (1 giugno) è partita dal colle di Poggio Spaccato, sino a raggiungere i vigneti e le verdi campagne della più celebre e decantata toscana.

A fare da scenario anche l’atmosfera dell’abbazia di Sant’Antimo, suggestiva cornice dello start up dell’ultima tappa (2 giugno), culminata nelle acque della costa grossetana (Cala Violina e Puntone), toccate ancora una volta, come in passato, dall’impegnativa gara a tappe, il cui percorso, per lo più sterrato e ondulato, ha attratto podisti più e meno esperti, rapiti dall’incantata magia del correre a contatto con un ambiente naturale rigoglioso e ancora intatto,  ammirando un paesaggio e panorami mozzafiato, il tutto lontano dalle trafficate vie cittadine. L’entusiasmo e la soddisfazione sprigionati dai 400 chilometri - ripartiti tra quattro partecipanti e corsi in 4 giorni (per un totale di 35 ore di corsa) - hanno alleviato le ardue fatiche dei corridori, nei cui occhi e nelle cui menti rimarranno impresse le immagini di quella magnifica fascia dell’Italia che va dall’Adriatico al Tirreno.

Novità ulteriori ci riserverà l’edizione 2010 (10^ edizione dell’evento), il cui percorso è già in fase di studio ed esplorazione da Ovunque Running.


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RUNNISTA NON SI NASCE MA SI DIVENTA (...se hai la tempra!!! E i m...) di Fausto Piceni
04 Giugno 2009

Grazie all'amore e alla fede, oserei dire monastica, del mitico Lolo from Modena, si è appena svolta con successo la nona edizione dell’Italy Coast to Coast.

E' una gara non competitiva, geniale, che permette all'atleta di attraversare fisicamente, step by step, la nostra Italia, da est ad ovest, dal Tirreno all'Adriatico.

Il runnista deve semplicemente...correre 25 km al dì per 4 giorni in modalità staffetta. Alla fine della giornata ogni squadra (formata da 4 persone) percorrerà 100 km, che moltiplicati per 4 fanno la bellezza di 400 km (!), che metro + o - sono la misura "fianchi" della nostra nazione.

Si attraversano boschi, campagne, tratti di pianure, montagne, colline, calcando terreni sterrati, fangosi, asfaltati (ma con minimo passaggio veicolare).

E' un'avventura in alcuni momenti epica (per le condizioni atmosferiche, a volte quasi estreme), dove il partecipante ha la possibilità di vivere e assaporare frame fotografici di paesaggi ancora incontaminati.

Si guadano anche piccoli fiumi, si corre tra le rotaie di un antica ferrovia dismessa, tra oliveti secolari, praterie dove cavalli allo stato brado ti osservano straniti e ti fanno sentire per un momento liberi insieme a loro.
Si valicano passi innevati tra voli di deltaplano.

Hai anche la possibilità (fuori onda "pausa caffè”) di ascoltare canti gregoriani in abbazie incastonate sulle colline toscane, e di gettarti (fisicamente!) nell'acqua del mare una volta  arrivati.

Oltre a questa orgia di colori, profumi, odori, si concretizza ciò che la corsa può far lievitare nei cuori degli uomini e donne che amano la liberta' di correre col vento: è l'amore, fisico, carnale, per la sofferenza, per la gioia di farsi investire dalla pioggia, nebbia, sole, dal canto dei grilli…E' l'amore per la vita, lo spirito di gruppo, la solidarietà sincera tra persone mai viste prima (che magari il giorno prima all'incrocio le mandavi affan...). Oserei dire anche terapeutico per la coppia....

Tutto ciò per un banale progetto: infilarsi un semplice paio di scarpe e una maglietta e… correre!


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CLASSIFICHE ITALY COAST TO COAST
02 Giugno 2009

CLASSIFICA ITALY COAST TO COAST

Classifica Finale 2010
1^ squadra The Grouse Team Trento
Sartpri-Lorenzini-Facchini-Martinelli (Tempo: 29 ore, 10 minuti)
2^ squadra PAESI BASSI
Lippens-Coppejans-Weening-Aarts (Tempo: 30 ore, 01 minuti)
3^ squadra TEAM DRIBBLING BOLZANO
Frusca-Ghirigatto-Cobbe-Ribetto (Tempo: 30 ore, 08 minuti)
4^ squadra ESPSARDTOSC TEAM
Guerrero-Spanu-Mannucci-Desco (Tempo: 31 ore, 28 minuti)
5^ squadra OVUNQUE RUNNING
Zenesini-Balista-Tiozzo-Ancarani (Tempo 33 ore, 29 minuti)

Classifiche passate edizioni:

Classifica Finale 2009

1^ squadra DDF1
Zanelli Cristian – Tonoli Roberto – Mogliani Noemi – Moretti Marco
Classifica Finale 2008
1^ squadra TESTE DI CANE RUNNING TEAM
Torre Riccardo, Campagnolo Michele, Lancerin Nicola, Vidale Denis
Classifica Finale 2007
1^ squadra LD50
Angelo Micheletti, Giusepina Fadigati, Claudio Pasini, Walter Cominoli
Classifica Finale 2006
1^ squadra GENEPY
Noemi Gizzi, Gianluca Biondi, Daniele Salomoni, Roberta Culanti Indiano
Classifica Finale 2005
1^ squadra GLI UNICI
Mauro Albanello, Luciano Zenesini, Mauro Medici, Leo Rambaldi
Classifica Finale 2004
1^ squadra EPICUREO
Jan Baekelanott, Rob Barbè, Steven De Waele, Jan Geeroms
Classifica Finale 2003
1^ squadra OVUNQUE RUNNING
Luciano Zenesini, Valli, Zapponi, Mauro Medici  
Classifica Finale 2002
1^ squadra OVUNQUE RUNNING 37:22:46
Stefan Boer, Lolo Tiozzo, Franco Zapponi, Luciano Zenesini
Classifica Finale 2001
1^ squadra GRIZZLY TEAM


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MARATONA DI COPENHAGEN 2009 (di Miranda Baldini &C)
31 Maggio 2009

Commento del maratoneta:" Esperienza sicuramente da ripetere."
Commenti degli accompagnatori: "Quanto ci dai visto che ti abbiamo fatto fare una bellissimaa figura?"
 


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HO CORSO A TOKYO (di Lolo Tiozzo)
08 Maggio 2009

Sono stato a Tokyo con un gruppetto di 14 runners, un successo inaspettato, per tutti sono state giornate di grande entusiasmo, nessun inconveniente e il grande fascino di essere in un posto del quale non abbiamo memoria.
Il prossimo anno la maratona si terrá il 28 febbraio, data forse piú inclemente come clima ma vi assicuro che non rimarrete delusi.
Hotel  a due passi dalla partenza,  ampie camere,  con ottime colazioni (giapponesi, americane, cinesi o altro), la fortuna di avere una amica/guida che ci ha assistito durante tutto il soggiorno con  ottimi ristoranti   (sushi&sashimi al fish market alle 9 del mattino  o tempura, shabu-shabu e per alcuni anche il famoso manzo di Kobe))  e  interessanti  visite, ma soprattutto una guida che ci ha fatto girare Tokyo come un'amica che ti prende per mano.
Ho tagliato il traguardo, nonostante un problema al gemello destro, con un tempo alto che mi ha permesso peró di apprezzare ancora di piú l' ottima organizazione. 
La maratona é veloce, il terreno liscio, i ristori eccellenti, pubblico ovunque anche per i piú lenti, simpatia e sorrisi lungo tutto il percorso.
Il numero dei partecipanti (oltre 30.000) la porta ad essere una delle piú numerose, pochissimi europei per un evento che penso soddisfi anche i palati piú esigenti.
Credo che nel palmares di ogni runner oltre New York, Londra, Berlino e Parigi debba anche esserci la Maratona del Sol Levante.
Lolo Tiozzo


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MARATONA DI TEL AVIV (di Lolo Tiozzo)
08 Maggio 2009

E' stato il mio quarto viaggio in Israele in poco piú di un anno e sempre ne ritorno affascinato.
Questo é un invito a partecipare il prossimo anno ad una maratona unica, completamente piana, con partenza e arrivo sul mare, ristori efficienti e un clima dolce.
Non l' ho corsa ma l' ho seguita tutta in bicicletta, i partecipanti alla maratona erano oltre 1.000 con partenza alle 06.45 e dopo 15 minuti sono partiti i foltissimi gruppi dei 5 e 10 km per un totale di 10.000 partecipanti.
La corsa si snoda per le strade della "White City", l'atmosfera é "amazing" ma soprattutto era la celebrazione del centenario di Tel Aviv.
La partenza é   dal Charles Clore Park, il percorso attraversa le maggiori strade di Tel Aviv: la bellissima Rothschild Avenue (costurita nel 1909) con i suoi stupendi palazzi stile Bauhaus,  la Allenby Street e  per  gran parte  é una  passeggiata sul mare.
La prossima edizione  ci sará  in marzo e spero  di essere allo start con un buon gruppetto di italiani.
Lolo Tiozzo


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MARATONA DI BOSTON - TRAGUARDO RAGGIUNTO (di Ovunque Running)
27 Aprile 2009

Rientrati dalla trasferta a Boston.
Anche questa medaglia è stata portata a casa.
Grazie a tutti i partecipanti di aver corso e viaggiato con Ovunque Running! Ci vediamo il 19 aprile 2010 per la 114^ edizione. Aspettiamo i vostri commenti, suggerimenti, immagini!


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MARATONA DI LONDRA 2009 - TRAGUARDO RAGGIUNTO (di Ovunque Running)
27 Aprile 2009

E' andata anche Londra!
Grande soddisfazione, tempo spettacolare e percorso meraviglioso, as usual.
Grazie a tutti i nostri clienti che con il solito entusiasmo hanno preso parte a questa maratona per pochi fortunati.
Aspettiamo i vostri commenti, suggerimenti, immagini!!

La prossima edizione della London maratona si correrà il 25 aprile 2010 e si chiamerà Virgin London Marathon. Presto verranno aperte le preiscrizioni per la nuova edizione. Per essere sempre informato inscriviti alla nostra newsletter.
Keep in touch!


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DA SALICETA A TOKYO (di Lea e Luca)
31 Marzo 2009

Tokyo... cosa dire?
Per molti versi è come si può pensare. Una vera gigalopoli, i cui grattacieli si estendono per svariati chilometri quadrati. Organizzatissima, sotto tutti i punti di vista. Unica pecca: pochissime persone parlano inglese, anche se compensano con la loro gentilezza (abbiamo fermato svariate persone nella settimana in cui siamo rimasti, hanno sempre tutte provato ad aiutarci, alle volte fallendo, ma in ogni caso provandoci...).

L'arrivo all'aeroporto di Narita (aeroporto internazionale di Tokyo) va raccontato perchè rende bene l'idea di come questo popolo sia inquadrato e del perchè tutto funzioni a meraviglia. Siamo atterrati a Narita intorno alle 17 e alle ore 17.20 avevamo già ritirato i bagagli...vicino all'uscita (distanza dal nastro bagagli massimo 50 mt) c'era il banco per acquistare i biglietti di airport limousine, un bus che in un'ora e trenta ti porta alla stazione centrale di tokyo da cui prendere metro per albergo.
Noi abbiamo preso il biglietto per l'autobus delle 17,45 (ce n'era uno prima, alle 17,35, ma sapendo come funzionano le cose in Italia...magari l'autobus era lontanissimo e volevamo stare sul sicuro). In realtà la piattaforma dell'autobus era a non più di altri 50 metri e il ragazzo che ritirava i bagagli, vedendoci con il biglietto dell'autobus delle 17,45, ci ha preso i biglietti, è andato al banco dentro per cambiarceli con quelli delle 17.35, è tornato da noi scusandoci per averci fatto attendere e ci ha fatto salire...
NO COMMENT! Vi immaginate i giapponesi quando atterrano a Milano Malpensa???

Per quello che riguarda le cose serie...tipo Maratona...organizzazione splendida: genere New York con vari camioncini che ritirano i bagagli dove NON C'ERA FILA e gli addetti (almeno 12 per pulmino) appoggiavano delicatamente e ordinatamente il tuo sacco in modo che non si rovinasse troppo.
La partenza è un po' più complessa perchè si parte su un solo livello (le persone sono almeno 30.000) in una strada abbastanza stretta e che fa anche una curva quindi noi che partivamo dal fondo (visti i brillanti risultati agonistici che ci appartengono) ci abbiamo messo 13/14 minuti prima di arrivare allo start, ma è stato comunque interessante perchè ci sono dei personaggi incredibili che partecipano a questa maratona...veramente fuori come dei coppi!
Il percorso della maratona l'abbiamo trovato un po' duro perchè ben 2 volte si fa un percorso andata-ritorno di circa 10-12 km (quindi quando ti giri per tornare indietro sai perfettamente quanta strada ti aspetta...) e, soprattutto, gli ultimi chilometri hanno due o tre cavalcavia (che servono per attraversare il mare e giungere sull'isola in cui c'è l'arrivo) abbastanza ripidi, soprattutto se corsi, come quella mattina, con un vento contrario fastidiosissimo!
L'arrivo è organizzato bene accanto al capannone della fiera, in cui vengono riconsegnate le borse, e ci sono bagni, docce, e addirittura la possibilità di fare massaggi.

Per quello che riguarda il pubblico possiamo raccontarvi che all'inizio il clima era piuttosto freddo, ma i giapponesi hanno bisogno di scaldarsi e di trovare qualcuno che gli dia un po' di input...dopo il 3°/4° chilometro erano già tutti carichi e non sappiamo quante mani abbiamo battuto! E soprattutto, nonostante la pioggia a tratti e il vento, nessuno si è mosso!

Noi di maratone per ora abbiamo completato solo New York e Tokyo (oltre svariati pezzi della maratona di Carpi) però pensiamo che possa valere la pena di visitare il Giappone con questa scusa, e che valga la pena di internazionalizzare un po' la Tokyo Marathon che, a oggi, conta solo una misera percentuale di partecipanti non giapponesi.

Speriamo che il nostro breve racconto vi possa aver quanto meno invogliato a partecipare alla tokyo marathon 2010.

Vorremmo infine ringraziare tantissimo Lolo Tiozzo di Ovunque running che ha organizzato la spedizione di italiani ritratta nelle foto a cui ci siamo aggregati da outsider e Andrea e Franco della polisportiva di Saliceta che alla domenica ci sopportano e supportano. Senza di loro non ce l'avremmo fatta! Ciao a tutti, e alle prossime corse!


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SAHARA MARATHON - Il Muro più lungo del mondo (di Pierluigi Sullo)
26 Febbraio 2009

Alla fine sono andato tra i saharawi. Da anni, si può dire da decenni, amici e compagni mi raccontavano i loro viaggi, abbiamo pubblicato molti reportage nonché lo straordinario lavoro di Patrizio Esposito, «Necessità dei volti», costruito con le foto tessera o di famiglia dei soldati marocchini uccisi durante la guerra. Ma vedere è meglio che sentir dire. Ci sono andato con una delegazione del Consiglio regionale del Lazio guidata dal presidente, Guido Milana, e di cui facevano parte altri consiglieri, tra i quali la nostra Anna Pizzo (ciascuno ha pagato il suo biglietto, sia chiaro). Il Consiglio laziale aveva raccolto una certa somma per ristrutturare una scuola, ha inaugurato una classe d'italiano, per la quale fornirà gli insegnanti, e si è impegnato a finanziare la tubatura che consentirebbe di portare l'acqua dai pozzi fino alle case di El Ayoun (o El Aaiun), una delle province della Repubblica araba saharawi democratica (Rasd). Così, abbiamo conversato con molta gente, incluso il presidente della Rasd, Abdelaziz; abbiamo visitato scuole e altri luoghi sociali; abbiamo attraversato il deserto (non le dune, ma il terreno pietroso delle zone liberate del Sahara Occidentale) fino al famoso Muro marocchino. Famoso? Non poi tanto. I media europei non ne parlano affatto. Eppure è il più lungo del mondo (quasi 2400 chilometri), il più sorvegliato (170 mila soldati marocchini), il più armato (5 milioni di mine) e il più costoso (mantenerlo costa ogni anno, si pensa, quasi 600 milioni di euro). I Muri, come sappiamo, sono simboli forti: a Berlino come a Nicosia, a Tijuana come in Palestina. Ma ignorare un sopruso di queste dimensioni è un simbolo ancora più forte. Pure, da decenni l'Onu dà ragione ai saharawi e cento paesi nel mondo riconoscono ufficialmente la Rasd. Però nessuno di questi paesi è europeo. Nemmeno l'Italia, che pure i saharawi giudicano il loro amico in Europa: i governi italiani hanno sempre votato a favore dei saharawi all'Onu e il nostro parlamento ha impegnato il governo a riconoscere la Rasd. Una piccola breccia nella Ue, dal punto di vista dei saharawi. Eppure, nulla si muove dal 1991, quando la tregua interruppe la guerra e entro due anni si sarebbe dovuto tenere un referendum per stabilire se l'ex colonia spagnola voleva diventare indipendente o restare sotto la sovranità marocchina.

I saharawi aspettano ancora quel referendum. Sarebbe uno scandalo, non fosse che viviamo tutti sotto l'imperio della realpolitik: il Marocco è un alleato prezioso contro l'integralismo islamico e per frenare l'immigrazione «clandestina» dall'Africa, questo pensano i governi spagnolo e francese, e poi nel Sahara Occidentale ci sono i fosfato, la pesca, si cerca il petrolio «off shore»... E dunque la visita che in questi giorni l'inviato dell'Onu sta facendo nella zona non porterà probabilmente a nulla. La nomina del leader libico, Gheddafi, a presidente dell'Unione africana potrebbe suscitare qualche speranza. Il fatto è però che il Marocco e tutti gli altri regimi del Nord Africa sono complici dell'Unione europea. E per la visita di Milana a Abdelaziz, l'ambasciata marocchina in Italia ha perfino protestato.

Perciò, a voler essere realisti, i saharawi lì sono e lì resteranno. A vederli più da vicino, non danno però l'impressione di essere rassegnati o pessimisti, anzi. Quelli che trent'anni fa nacquero come accampamenti di rifugiati, senza nulla (perfino senza uomini, che erano tutti a combattere, ragione per cui a prendere in mano la situazione furono le donne) sono oggi delle città. Di case fatte di mattoni d'argilla cotti al sole, con strade dissestate e polverose, con l'acqua nei cassoni e l'energia ricavata da piccoli pannelli fotovoltaici collegati a batterie, con i bambini che vanno via quando il caldo si fa insopportabile (9 mila in Spagna, 600 in Italia). Ma con le scuole, i negozietti, i campetti di calcio, le case delle donne, le sedi delle istituzioni locali democratiche, e perfino il cinema (intitolato a «Tom Benetollo»). Sono molto poveri, i saharawi, ma hanno una grande dignità. E sono simpatici, allegri perfino. Stare con loro qualche giorno è una medicina ai mal di testa (e di cuore) che i tg ci provocano ogni sera. Perciò abbiamo deciso di fare la copertina di Carta settimanale (esce domani) proprio su questa infinita e scandalosa non-notizia.


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SAHARA MARATHON 09 - Oltre 300 partecipanti provenienti da 13 paesi (di Benedetta Pagotto)
24 Febbraio 2009

Una corsa tra i campi profughi saharawi per ricordare che la questione del Sahara Occidentale rimane irrisolta e che nel deserto algerino continua la resistenza della Repubblica Araba Saharawi Democratica.

La 9ª Edizione della Sahara Marathon, si é svolta ieri nel deserto vicino Tindouf, dove da oltre trent'anni vive in esilio parte della popolazione del Sahara Occidentale. Più che una competizione sportiva, la corsa è un modo originale per esprimere solidarietà verso questo popolo. Correre la distanza regolamentare di 42,159 km (che si é corsa tra il campo di El Aaiun e quello di Smara) é soprattutto un gesto di amicizia. 
Sul podio é salito l'algerino Zeyani Abderrazagh, mentre numerosi altri atleti sono stati premiati nelle corse di distanze minori (di 21, 10 e 5 km); tra le competizioni anche una corsa dedicata ai bambini. Ma la Sahara Marathon non si limita a questo: i prossimi giorni saranno scanditi da celebrazioni e incontri tra gli ospiti stranieri e i rifugiati. Il 27 febbraio la manifestazione si concluderà con i festeggiamenti ufficiali per il 33° anniversario della Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd).
 
La macchina organizzativa di queste giornate é affidata al Ministero della gioventù e dello sport del governo della Rasd, insieme con un gran numero di associazioni di tutto il mondo che già collaborano o partecipano a progetti di cooperazione con i saharawi. Ed é proprio questa solidarietà, cui si aggiungono gli aiuti economici delle organizzazioni internazionali (come PAM, Echo e UNHCR) che rende possibile la vita di questi campi in pieno deserto. Inoltre la maratona permette di raccogliere nuovi fondi, che quest'anno saranno destinati alla costruzione di un centro sportivo per i ragazzi di Dakhla (che dei cinque campi profughi saharawi é il più remoto e meno visitato).
 
I rapporti umani che nascono durante la Sahara Marathon tra persone di provenienza e cultura anche molto diverse, rendono unico questo evento. Ad esempio i maratoneti sono ospitati nelle tende (khaima) dei saharawi ed entrano in contatto diretto con la loro cultura, condividendo anche le difficoltà pratiche del deserto. L' “invasione di atleti” rompe l'isolamento dei rifugiati: la manifestazione sportiva porta divertimento e amicizia (un momento classico di condivisione é il pasta party la sera prima della gara!). Inoltre alcuni campetti da gioco e una palestra, recentemente costruiti, permettono ai più giovani di combattere la monotonia dei campi avvicinandosi allo sport.  
 
Nonostante la partecipazione alla Sahara Marathon di alcuni maratoneti di successo (come gli spagnoli Abel Anton e Martin Fiz) abbia contribuito a far crescere l'attenzione dei media, questo evento é ancora poco noto, soprattutto in Italia. In realtà é la situazione umanitaria dei rifugiati saharawi ad assere poco nota e poco raccontata dai media nostrani, per ragioni principalmente politiche. La sfida di questo appuntamento é dare maggiore visibilità alla causa dei saharawi, mostrando che il loro difficile esilio continuerà fino a quando non sarà realizzata l'autodeterminazione del Sahara Occidentale. Come a dire: per ora la Sahara Marathon si corre sulla terra dei campi profughi (quella precaria, imposta dalla fuga), ma presto o tardi si organizzerà nel “nostro paese”, che vogliamo indipendente e democratico.
 
Lo stallo nei negoziati e il nuovo mediatore

I rapporti I colloqui avviati nel 2007 sotto l'egida delle Nazioni Unite tra Fronte Polisario e Rabat si sono arenati dopo 4 incontri. L'Onu, anche in seguito alle accuse di scarsa neutralità da parte del mediatore olandese Peter van Walsum, coordinatore degli incontri, ha deciso di nominare un nuovo incaricato. Lo scorso settembre, dopo averlo destituito, il Segretario Generale Ban Ki Moon ha nominato il diplomatico statunitense Christopher Ross, che il fine settimana scorso ha iniziato il suo primo viaggio come mediatore  proprio dal Sahara occidentale. Nei prossimi giorni incontrerà anche i vertici di Rabat e di Algeri. 

Per approfondire
Ascolta l'intervista a Lolo Tiozzo, titolare di Ovunque Viaggi di Modena, agenzia che organizza la maratona e Omar Mih, rappresentante del popolo saharawi in Italia.


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SAHARAWI (di Lolo Tiozzo)
23 Gennaio 2009

I Saharawi... ma chi sono costoro?
Quanti di noi conoscono il Sahara occidentale?
Quanti sanno che il Marocco ha invaso nel 75 questa terra e ha creato un muro in pieno deserto di circa 2.500 Km?
Quanti sanno ....??
Ma questa domanda la si può fare all'infinito e non  solo per il popolo Saharawi.
 
Dal 20 al 29 febbraio ho passato una settimana in un campo profughi nel Sud dell'Algeria per fare una maratona nel deserto
                      per un gesto di solidarietà
                      per correre sulle dune
                      per allontanarmi dalla finzione
                      per .......
 
Le ragioni che erano alla base della mia scelta di andare oltre Tindouf erano infinite ma su tutte pesava l'incognita della " non memoria ". Mi spiego meglio: Ho viaggiato in lungo e in largo per il mondo  dalle montagne del Caucaso  al Deserto australiano, dalla foresta amazzonica alle cime del Nepal ma sempre ero un bel turista, se vogliamo, un viaggiatore consapevole e attento ma di una settimana in un campo profughi non avevo "memoria".
 
Qui succede una cosa semplice e impossibile nell'altro mondo (che è poi il nostro!!) qui ci si aiuta, ci si vuol bene, si presta attenzione all'altro, lo si ascolta, si dà spazio al tempo. Il tè è il simbolo della vita, dell'amore e della morte ma anche segno di accoglienza di affetto di tempo per stare, per stare insieme.
Le case o tende sono assolutamente spoglie. L'essenziale interno/esterno che ti fa guardare dentro e ti toglie dalla mente tutte le suppellettili della tua vita.
 
Una sola settimana per vedere la luna e le stelle, per vedere il buio della notte, per vedere il sorriso dei bimbi e la speranza negli occhi di tutti.
 
La maratona nel deserto ha avuto per me un grandissimo valore ma se dentro di me c'è il desiderio di ritornare lo devo alla forza di un popolo che vuole tornare nella sua terra.


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MARATONA DI NY 2008 (di Bruno Nicolussi Mozze)
23 Gennaio 2009

Pensavo che l’attesa di un evento, sentito da lungo tempo e raccontato da altri come unico del suo genere, non deve essere vissuta come lunga ed interminabile seppure l’intertempo fra decisione di parteciparvi e lo svolgimento dello stesso è molto lungo. Quest’attesa deve invece essere assaporata al massimo per gustare l’atto finale come un compimento di soddisfazione conclusiva che chiude un periodo preparatorio impegnativo e finalizzato alla massima soddisfazione possibile qualunque sia il risultato conseguito.

Sto parlando, naturalmente, della Maratona di New York.

Beh, devo dire che l’evento ha confermato di meritare tutto ciò, ma non solo, sarebbe davvero riduttivo confinarlo all’interno di un inizio ed una fine; anche ora, a più di un mese di distanza, sto ancora gustandomelo, lo racconto ad ogni occasione, mi trovo a commentarlo con gli amici che lo hanno vissuto con me e che alla pari ci ha divertito ed appassionato.

Sembra che l’idea della trasferta a New York sia nata per caso, durante una cena fra colleghi “atleti” del GS Valsugana all’Happy Days, in realtà chissà da quanto tempo ci pensavamo in cuor nostro. La proposta buttata lì, quasi con timidezza, non ha trovato nessuno impreparato, il gruppetto che poi si è confermato si era già concretizzato: io, Roberto, Maria Pia, Enrica, Paolo e Milena, in un secondo tempo si è aggregata Alda. Era un anno fa.

Subito al lavoro per assumere informazioni e preventivi, insomma, ora che abbiamo deciso bisognava finalizzare, e anche abbastanza in fretta perché i pettorali disponibili andavano a ruba, per la trasferta nella Grande Mela non c’era mica tanto tempo da perdere. Abbiamo definito con l’Agenzia Pichler di Bolzano, una scelta più che soddisfacente.
Dicevo dell’attesa, non è trascorsa senza notizie, giri di e-mail e incontri preparatori che si sono susseguiti fra Agenzia Pichler e noi podisti e che hanno trasformato l’attesa da un semplice lasso di tempo in una porzione fattiva della manifestazione.

Ed è arrivato il giorno di partenza per gli USA; già in pullman e poi in aereo avviene la fraternizzazione con i colleghi altoatesini, più che singoli o squadre di più società sportive, ci siamo trovati come unico gruppo compatto, noi rappresentanti del GS Valsugana Trentino e loro del SudTirol Team ci siamo fusi in un’unica compagine sportiva che poi avrebbe condiviso in tutto e per tutto le emozioni della trasferta.

Complice anche il fuso orario, l’ambientazione è stata subito attiva e, naturalmente, positiva, cioè poco sonno e tanto assaporamento del clima Newyorkese, è vero, una città che non dorme mai, e noi volevamo attingerne subito appieno l’immensa vitalità, non era difficile.

Venerdì il rito del ritiro dei pettorali e del sacco gara, la gara non è ancora iniziata ed è già tutto molto bello, le foto con il numero di partecipazione bene in vista, la prova della maglietta ufficiale (perché si poteva cambiare se la taglia proposta non andava bene), la visita agli stand e l’immancabile acquisto di materiale tecnico (eh si, comperato a New York).
Sabato mattina partecipiamo al Friendschip Run con arrivo al Central Park così l’ingresso alla manifestazione è sportivamente ufficializzato, migliaia di concorrenti per una non competitiva di qualche chilometro (circa 15.000 atleti, tanto per fare raffronto, tanti come alla maratona di Roma 2008) degno preliminare alla gara del giorno dopo. E poi qualche foto sugli spalti predisposti ad accogliere il pubblico d’elite che saluterà i maratoneti al loro arrivo al Central Park.

Già, il Central Park, un gran tappeto verde fra la 5^ e l’8^ Avenue e fra la 59^ e la 110^ Streets, una manna per uno che è anche appassionato foto naturalista, i procioni che si avvicinano quasi a voler salutare questi nuovi momentanei coinquilini, gli scoiattoli che si aggirano fra gli alberi sui prati ammiccando vicinissimi ed accettando qualche briciola di pane; poco lontano le torri scintillanti si rispecchiano con le loro snelle pareti vetrate nei cristallini laghetti del parco; tutto reale, tutto vero.

Arriva domenica, il fatidico giorno della gara: appuntamento alle 6 dagli alberghi per la zona della partenza alla base del mitico ponte di Verrazzano, il freddo è intenso, l’aria pungente, ma eravamo preparati. La perfetta organizzazione ci aveva fatto procurare gli indispensabili cartoni sui quali sedersi durante l’attesa della partenza, gli stessi cartoni che poi son serviti anche per riparaci dal vento. Alcuni di noi son partiti alle 9,40 io e altri alle 10,00, bisognava aspettare ma non ci siamo stufati; battute, barzellette, fotografie, commenti e previsioni sportive, ci hanno fatto trascorrere altri momenti coinvolgenti. Poi ci siamo persi di vista, ognuno col suo pettorale nel proprio settore di appartenenza. Prima della partenza ci eravamo detti che il tempo di gara non è importante, a New York basta la partecipazione … ma, gara è gara, sempre e dovunque. Il tempo lo commenteremo poi, ora pensiamo a correre.

Però qua il correre non è un semplice muover di gambe, un respirare a volte affannoso, un semplice soffrire, un comune andare in crisi, un gioire che è pure normale; è soprattutto un vivere un’emozione unica indescrivibile, è partecipare ad una corsa inscindibile da tutto quanto si trova attorno. La Città, nei giorni precedenti caotica, frenetica, impegnata, dispersiva; quella stessa Città è ora tutta tua, nostra, siamo noi la Città. La gente, anzi no, le Genti di molteplici nazionalità e razze ti stanno attorno, in doppia fila o più, ordinati ai bordi delle larghe strade da noi affollate non smettono mai di incitarti, le bandiere sventolano, i cartelli di richiamo troneggiano sopra le teste, gli incitamenti ti arrivano alle orecchie e ti entrano in corpo.

Io soffro il freddo, mi fanno male i polpastrelli delle dita, l’aria fredda mi graffia le braccia (meno male che ho messo i pantaloni lunghi), ma i brividi che mi trasmette la folla inneggiante hanno la meglio, mi sfiorano la schiena e mi entrano nel cervello … che bello.

Mi tengo sulla destra per battere il cinque ad una miriade di bambini di tutti i colori che preparano le mani in attesa della pacca, quasi fosse il tocco di chissà quale campione o personaggio famoso, invece sono solo uno fra i tanti quarantamila, ma il bello è proprio questo, proprio perché sono lì a fare parte integrante di quei quarantamila. Stupendo.
I concertini colorati e multietnici posti sui marciapiedi erompono le loro musiche, tutte diverse fra loro: rock, pop, blues, jazz, e chissà quante altre ancora, tutte per noi. Coinvolgente.

La scritta ITALIA sulla canottiera attira gli incitamenti personalizzati: “forza Italia”, “mangia mangia”, “dai spaghetti” ecc. Lo stesso fanno gli altri con le altrui nazionalità. E tutto ti gira attorno e tutto ti si convoglia addosso. Sensazionale.

Non mi fermo mai, ma il freddo mi limita la velocità e poi, se non voglio rischiare di slogarmi una spalla, devo anche smettere di scambiare le battute del “cinque” perché è vero che mi scaldano la mano (sempre la stessa) ma ci sono dei ragazzoni che esagerando nella foga ti appioppano delle belle botte; così mi sposto al centro della corrente umana, in quel flusso continuo e compatto ove mi riesce difficile cambiare ritmo. Non si tratta di una semplice marea umana, siamo tanti singoli accumunati in questa mitica importante avventura, siamo il popolo della New York Marathon.

Passiamo per tutti i cinque distretti di New York: Staten Island, Brooklyn, Queens, Bronx, e Manhattan, l’avevamo studiato bene il percorso prima, ora, almeno per me, non c’è più tracciato che tenga, mi guardo attorno e avverto le contraddizioni tipiche della città e dei suoi abitanti, tutte rivolte a noi; e mi accorgo quanto mi mancano (le Genti) quando percorro la salita di quel lungo ponte di ferro, il Queensboro Bridge,  tra il 15° e 16° miglio, dove il pubblico non può sostare, eh si, fatica doppia.

Arrivo al Central Park, stanco, ancora infreddolito, ma quanta gente … è già finita? Vien quasi da dire “purtroppo” si. Ecco la medaglia, non la guardo nemmeno, mi basta averla al collo per la conferma dello scontato “c’ero anch’io”; poi il telo antigelo ed una mela, eh no una sola non basta, troppo buona la mela di New York me ne faccio dare due per divorarle letteralmente, che gusto mangiare la mela nella Grande Mela, non l’avrei mai immaginato. Ah, dimenticavo, all’arrivo c’era anche il cartello luminoso con il tempo ufficiale, l’avevo anche bloccato sul mio cronometro GPS da polso, un dettaglio.

Nel pomeriggio/sera ci troviamo per raccontarci le vissute esperienze, a commentare i risultati, siamo andati tutti bene, magari soffrendo chi più chi meno, ma tutti concludendo soddisfacentemente la gara.

Abbiamo vissuto anche belle esperienze di contorno, ma è incredibile come: la festa di Halloween, la visita sull’Empire State Building, il giro nel Bronx, l’intrattenimento con i nostri connazionali nella Little Italy del Bronx, la visione teatrale dello spettacolo dal vivo di “Mamma Mia” sulla Broadway, il giro metropolitano con il torpedone, la toccante esperienza per la vista di Ground Zero, la visita alla illuminatissima Times Square, la camminata in Central Park, l’esperienza di un’abbuffata americana e dell’assaggio degli ottimi Hot Dog, insomma tutto il vissuto nella “The Big Apple” (La Grande Mela), siano stati (per me almeno) una sorta di accadimenti, pur interessanti, ma accessori, a quella emozionante e, mi ripeto, indescrivibile esperienza qual è la Maratona di New York.

Giorni davvero stupendi, passati assieme ad una bella compagnia: Paolo Oss Pinter, Milena Oss Cazzador, Roberto Oss Emer, Maria Pia Pintarelli, Enrica Oss Emer, Alda Petraroli, gli amici Altoatesini guidati da Martin Pichler coadiuvato da Hermann Achmuller (che ovviamente hanno coordinato anche noi Perginesi).

Mi auguro di poter rivivere ancora una simile esperienza e magari in un futuro non troppo lontano.

Non vorrei aver deluso chi, da questo scritto, si aspettava un po’ più di cronaca, forse mi son lasciato prender la mano, anzi l’anima, ma questa non è una gara come tante altre, ne respiri l’ansia, ne senti il profumo, l’odore ti pervade il corpo, le sensazioni ti sfiorano la pelle, ho cercato invece, inevitabilmente personalizzando ma spero non troppo, di scrivere quanto ho provato pensando che anche gli altri, almeno in parte, lo hanno provato.
Bruno Nicolussi Mozze


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VIDEO NEW YORK CITY MARATHON
08 Gennaio 2009

Ho visto il video della maratona di New York. Bellissimo!!!


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ITALY COAST TO COAST
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