
LA DICIASSETTESIMA MARATONA DI NEW YORK di Lolo Tiozzo
07 Dicembre 2009
Per me la diciassettesima Maratona di New York.
Sveglia prima dell' alba, colazione in camera, poi il pullman per la partenza, l'attesa con un altro caffe, il freddo e finalmente, dopo lo sparo, il silenzio del ponte di Verrazzano.
Quest' anno l' inizio del mio briefing é stato: Viaggiare, Vedere, Ascoltare
La Maratona é un viaggio dove oltre vedere e ascoltare devi aggiungere la tua volontá di arrivare al traguardo.
E cosí é stato.
Con me piú di 300 corridori. Stesso cuore. Stesse emozioni.
E' questo che ci contraddistingue, che ci fa arrivare al traguardo con le braccia alzate, che ci fa soffrire e gioire, che ci fa dire "ce l'ho fatta".
Lolo Tiozzo/Ovunque Running
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The Great Wall Marathon 2009
07 Dicembre 2009
Personalmente ho scoperto nella corsa sia un modo di mettere alla prova la propria forza di volontà e concentrazione sia un bel modo di viaggiare, guardando le cose da un altro punto di vista e conoscendo altri runners da tutto il mondo. Anche per questo motivo ho scelto di correre maratone principalmente fuori dall’Italia.
Quando l’anno scorso ho letto della GREAT WALL MARATHON ho pensato: “Perché no!? Correre sulla Grande Muraglia … vedere Pechino … andare in Cina poi è uno dei miei sogni … IO CI VADO!”.
... Così mi sono ritrovato il 12 Maggio all’aeroporto di Roma, in partenza per la Cina! Wow! Una settimana per dare una rapida occhiata alla caotica Beijing, alla piccola Jixian County (città rurale a nord Est di Pechino) e naturalmente lei: La Grande Muraglia di Huangyaguan!
E’ stato entusiasmante correre sul dorso di quel drago di mattoni, tra montagne e paesaggi resi ancora più suggestivi dalla leggera nebbia di quella giornata.
Il percorso prevedeva 2 passaggi sulla Muraglia (quei famosi, indimenticabili e irregolari 3.164 gradini ) intermezzati da un passaggio all’interno di alcuni piccoli villaggi, tra strade in terra battuta o sterrate. Lungo la strada c’era chi tranquillamente continuava a lavorare nei campi o nelle botteghe, chi trasportava mattoni o altro materiale su vecchi furgoncini che gettavano in aria un fumo nero e denso … chi ci salutava allegramente. E’stata una bella occasione per osservare un piccolo spaccato di una Cina molto lontana dai quartieri super moderni di Pechino. Una grande avventura terminata tra “Well Done!”, foto, sorrisi e pacche sulle spalle a chi è arrivato prima o dopo di te … con la sensazione, ancora viva oggi, di aver realizzato un’impresa fuori dal comune.…
Saluto tutti gli amici che ho avuto il piacere di conoscere in quel posto lontano (con loro il prossimo appuntamento sarà a Petra) e ringrazio Massimo e Alessandro della OVUNQUE RUNNING per avermi fornito un’eccellente supporto. Un grazie, infine, agli organizzatori della Albatros Travel e a Nancy, John e Lisa, le guide locali che hanno avuto il loro bel da fare durante tutta la settimana... compreso in occasione di quel piccolo disguido linguistico il giorno della gara … ma questa, come si dice, è un’altra storia!!!
“NI HAO”
Daniele



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MARABANA: UNA MARATONA “UNICA”! di Massimo Ribetto
21 Novembre 2009
Il 15 novembre ho corso la mia 4° maratona, la maratona dell’Avana: la “marabana”.
Se è vero che ogni maratona è un’esperienza diversa per la propria storia, per il percorso, i luoghi che attraversa e per le emozioni che da a chi la corre, ebbene, quella dell’Avana per me è stata veramente “unica”.
Il tempo impiegato non è certo dei migliori 4 h 31’ 50’’ (tempo del mio cronometro, quello ufficiale al momento non è ancora stato pubblicato), ma del resto, è stata già un’impresa finirla. Il percorso cittadino era un circuito di 21 km da percorrere due volte. Si correva senza chip, c’erano dei controlli in punti ben definiti del percorso e in contemporanea si correva sia la mezza maratona che la maratona. I partecipanti sembrano esser stati tra i 2000 e i 3000, ma tra questi erano inclusi anche quelli che correvano percorsi più brevi come i 5, i 10 e i 15 Km. Al traguardo dei 42,195 siamo arrivati in poche centinaia davvero, e a mio parere la maratona era corsa per lo più dagli stranieri (di fatto, quando dicevo a un cubano che ero venuto per correre la maratona intera, mi guardava stupito e mi faceva i complimenti ancora prima di averla corsa).
La partenza alle ore 7.00, la giornata è iniziata con il cielo coperto (per fortuna) ma l’umidità in compenso era molto alta. Al 3° km ero già in un bagno di sudore, però devo dire che intorno al 10° km avevo raggiunto un certo equilibrio e mi sentivo bene. Il primo ristoro l’abbiamo incontrato al 6°km; distribuivano acqua e aranciata all’interno di sacchetti di plastica. Dopo il primo ristoro gli altri si presentavano ogni due o tre km e questa è stata una fortuna perché erano proprio necessari, altro però, come frutta o biscotti, non c’era!
Il percorso, dopo aver attraversato “l’infinito” Malecòn (lungo mare), proseguiva per le strade dell’Avana non sempre in piano. In particolare in tre punti si presentavano delle salite abbastanza impegnative, che se al primo giro erano sostenibili, al secondo giro invece, diventava difficile riuscirle a correre (almeno per me).
Al termine dei 21 km, lo stesso luogo della partenza di fronte al Capitolio, il traguardo di chi correva la mezza maratona era separato da quello di chi proseguiva per la maratona completa. Devo dire che la sensazione a quel punto è stata di sconforto, perché la fatica cominciava a farsi sentire e vedere che la maggior parte dei partecipanti avrebbe terminato mentre chi proseguiva era veramente un numero esiguo, il tutto appariva davvero poco incoraggiante.
Al 23esimo km ricomincia il Malecòn (lungo mare), “infinito” perché con i suoi circa 7 km sembra davvero eterno, e qui cominciano i dolori perché pur avendo bevuto un bel po’ a tutti i ristori precedenti, incominciano i crampi ai polpacci e addirittura ai quadricipiti. Il ritmo rallenta e verso il 25esimo sono costretto ad alternare il cammino a brevi tratti di corsa così sino all’arrivo. Il percorso prosegue per delle strade e viali larghi, a tratti interminabili, la corsa durante il secondo giro avviene per lo più in solitudine; siamo davvero pochi e quasi tutti stranieri. I ristori presenti ogni due o tre km durante i primi 21 km, si dimezzano, mi capita di chiedere acqua e di sentirmi rispondere “è finita”. “Finita? Come finita?!?” C’è chi fa il tifo fuori dalle case e c’è anche chi camminando in modo assolutamente distratto ti taglia la strada senza pietà. Agli incroci per lo meno il traffico è sempre ben sorvegliato da una gran scorta di agenti di polizia e militari dell’esercito.
Quello che rimane nella mente di tutti i km percorsi, oltre alla bellezza dell’oceano sul lungo mare, sono sicuramente le scene di vita quotidiana “strappate” di corsa. Un luogo particolare che si attraversa e non si può fare a meno di notare è la storica piazza de la revolucion.
L’arrivo al termine dei 42,195 Km avviene, purtroppo per me nella sofferenza dei crampi e in parte nel dispiacere di non essere riuscito a correrla in condizioni ottimali sino alla fine. In ogni caso l’esperienza è stata davvero unica. Una maratona sicuramente diversa da quelle che si è abituati a correre in Europa, negli Stati Uniti e ovunque c’è la passione e una cultura del running. A Cuba, e all’Avana in particolare, tutto questo non c’è. Ciò che sicuramente non manca è la soddisfazione di essere arrivati comunque, nonostante le difficoltà, al traguardo, e di ritornare a casa arricchiti di un bagaglio di esperienze ed emozioni mai provate e quindi “uniche”!
Massimo Ribetto

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MARABANA 2009 di Lolo Tiozzo
20 Novembre 2009
27 - 30 gradi, una maratona ai tropici!
due giorni nella bellissima spiaggia di Varadero
una giornata di escursione tra Santa Clara, con l' emozione della visita al Mausoleo del Che, e Trinidad,
cittá Patrimonio dell' Umanitá dove il tempo sembra essersi fermato.
tre giorni all' Havana alloggiati all' Hotel Ambos Mundos famoso per aver ospitato Hemingway.
La gioia del sabato con la "Maracuba", una corsa alla quale partecipano migliaia di persone, come un toccante "Friendschip run".
E per finire la "Marabana", calda, solitaria (solo 141 runners) e la mezza maratona, ben piú numerosa (1.092 runners all' arrivo).
18 persone (11 runners) tutte entusiaste .
Appuntamento per il prossimo anno.
Lolo Tiozzo/Ovunque Running
    

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Kangerlussuaq, Groenalandia - 24/10/09, ore 18.00 ... ANCHE QUESTA E' FATTA (di Daniele Valli)
12 Novembre 2009
Con soddisfazione e stanchezza guardo la medaglia del “finisher” sorseggiando the e salutando gli altri partecipanti che alla spicciolata entrano nella sala comune del caldo Polar Lodge. C’è chi commenta la gara, chi si congratula a vicenda e chi semplicemente chiacchiera un po’, mangiando un sandwich.
The Polar Circle Marathon 2009: the coolest marathon on earth, così recita lo slogan sulla maglietta ufficiale indossata da Paul (3 classificato) seduto davanti a me …
Con Marine guardiamo la carta della Groenlandia appesa sulla parete. Il grande fiordo su cui si affaccia l’aeroporto internazionale di Kangerlussuaq è evidente. Più a nord sulla carta sono indicate le zone di avvistamento delle balene o degli orsi bianchi. … Che spettacolo!”
Eravamo in 62 alle 9:00 di mattina del 24 Ottobre davanti alla linea di partenza e tutti pronti ad affrontare una corsa impegnativa sia per il percorso che per la temperatura (-10° C circa di media). Io personalmente ero intimorito dalle condizioni climatiche che non avevo mai sperimentato prima. Qui a Roma fino a 2 settimane prima della gara mi allenavo con 20° C!.
…AI POSTI, VIA! 42 km correndo prima su una distesa di ghiaccio di migliaia di anni con il vento che ti gelava appena rallentavi e la neve che in alcuni punti ti arrivava alle ginocchia , poi lungo l’unica strada percorribile totalmente innevata, giù (si fa per dire!) fino al Polar Lodge di Kangerlussuaq, tra laghi ghiacciati e paesaggi suggestivi immersi in un silenzio che non potevi fare a meno di fermarti un attimo ad ammirare.
Festeggiare il proprio compleanno con un “Greanland coffee” caldo durante il gala dinner finale del 25 Ottobre assieme Marine (che ha ricevuto i complimenti da tutti per aver scelto questa come sua prima maratona) e con i nuovi amici (Paul, Alain, Marianne, Harriet, Javier, Raquel, Jacob... tanto per salutarne qualcuno) … beh per tutto questo... cosa volete che siano quei -18° C la sera dopo i tramonto?
Ne è valsa la pena di affrontare qualche disagio climatico per fare questa piccola avventura in una terra lontana ma estremamente affascinante dal punto di vista naturalistico e paesaggistico: la Groenlandia.
Come per la Great Wall Marathon dello scorso maggio, anche adesso torno a casa carico di emozioni e di ricordi difficilmente sintetizzabili in questo piccolo report. Vi dirò solo che ci siamo divertiti molto. Eravamo talmente pochi che al termine della settimana ci siamo conosciuti tutti e abbiamo formato praticamente un unico gruppo coinvolgendo anche gli organizzatori della Albatos Travel.
Di nuovo ringrazio sia la Albatros Travel per la perfetta organizzazione in loco che i ragazzi del mio tour operator in Italia Ovunque Running di Modena per la costante assistenza da remoto.
Le adventure marathon sono occasioni uniche per visitare posti insoliti cimentandosi in una gara il cui scopo non può essere affatto quello di arrivare primo o di fare un buon tempo...
… non ti godresti a sufficienza il percorso e i paesaggi strada facendo.
A presto!
Daniele
     
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COAST TO COAST IN BICI (di Roberto Zanni)
29 Giugno 2009
Come i marinai, dopo giorni in mare, quando sbarcano soffrono il mal di terra, oggi primo giorno senza bici, mi manca già il lento movimento sulle stradine attraverso le bellissime terre dell'Italia centrale.
Per mè è stata una bellissima emozione durata cinque giorni che mi ha fatto tanto, tanto bene!!
Grazie a Fabrizio e Lolo per aver inventato la Coast to Coast.
E grazie a tutta la compagnia......per la compagnia!
Allego poche fotine, ehm,ehm, credo di averne fatte più di 700.
Abbiamo pedalato per 478Km Abbiamo fatto un dislivello di 9260m direi che siamo stati bravini!!!
       
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EMOZIONE BIG FIVE MARATHON/SUDAFRICA (di Cristina e Cinzia Cioppa)
25 Giugno 2009
18 giugno
Arrivo in aeroporto a Johannesburg: un gentile tassista ci aspetta per guidarci da Johannesburg a Entabeni. Dopo circa 3 ore arriviamo al Wildside. Entrare nella riserva di Entabeni è emozionante: basta guardarsi intorno per scorgere impala e gnu che brucano non curandosi di noi.
Alla prima curva sulla strada che si inoltra nel bush, una gradita sorpresa: due giraffe riposano all'ombra degli alberi.
Il Wildside Safari Camp è una piccola e accogliente struttura che giace ai piedi delle montagne, letteralmente immersa nella vegetazione senza alcuna recinzione che impedisca agli animali di muoversi liberamente all'interno del loro territorio: gli ospiti siamo noi umani! Nonostante ciò, la sicurezza è sempre garantita e mai in nessun momento ci si sente in pericolo. Le tende sono delle camere confortevoli con il bagno privato e perfettamente attrezzate. Il corpo centrale del campo è costituito dalla sala da pranzo e dal bar. C'è anche un piccolo curious shop dove compare graziosi souvenir (sono molto utili e belli i cappellini e le maglie in pile con il logo di Entabeni).
Ad accoglierci troviamo Lena: la responsabile dell'Albatros è molto gentile e simpatica. Con lei come referente abbiamo sempre ricevuto tutte le informazioni necessarie per un confortevole soggiorno a Entabeni. Il primo safari fotografico parte alle 4 del pomeriggio: siamo subito catapultati nella natura selvaggia del Sud Africa. I rangers che guidano i veicoli 4x4 sono giovani e ben preparati, simpatici e ci accompagneranno per tutte le uscite dal campo. La loro esperienza con gli animali ci farà scoprire le bellezze della natura e gli aspetti più nascosti della fauna e della flora locale. Grazie a Nick, Sean e Ryian.
Il primo girno a Entabeni si conclude con una buona cena insieme agli altri maratoneti alloggiati al Wildside e con canti di benvenuto da parte dello staff locale.
Non ci rimane che chiacchierare davanti al fuoco del boma prima di andare a dormire accompagnati solo dai suoni della natura. La sveglia di domani sarà alle 5.30 per partire alle 6 con il game drive mattutino e per poi affrontare l'ispezione del percorso della maratona. Siamo molto eccitate e dormire non sarà facile!
19 giugno
Le emozioni più belle di questa giornata sono l'incontro con una famiglia di rinoceronti e naturalmente con i leoni.
Il panorama è talmente favoloso da togliere il fiato.
Il rientro al campo per colazione è salutato da tutti con grande entusiasmo! Tra poco si parte per la ricognizione del percorso gara: a questo punto che dire? Sicuramente non bisogna lasciarsi "spaventare" dalle impervie salite e dai tratti di sabbia e roccia che continuamente si alternano a tratti in pianura. L'umore del gruppo è alto e siamo troppo contenti per essere qui da farci intimorire dalla difficoltà del tracciato. Correremo in mezzo alla natura, in un contesto unico e assolutamente straordinario. Arriviamo al Lakeside Lodge per incontrare gli altri maratoneti e gli organizzatori che ci distribuiranno i pettorali e spiegheranno i dettagli della competizione. Una grande festa l'incontro con tutti i partecipanti. Il clima è decisamente gioioso!
La ricognizione in auto dura circa 3 ore ed è un'ulteriore occasione per godersi la bellezza del panorama.
20 giugno
E' il grande giorno: sveglia alle 5.00 in tempo per fare un'adeguata colazione pre-gara. La partenza della maratona sarà alle 8. Durante la notte i rangers hanno costantemente seguito i leoni per conoscere la loro posizione in ogni momento e garantire lo svolgimento della gara in tutta sicurezza.
Si viaggia con l'inseparabile 4x4 per raggiungere il Lakeside Lodge, luogo della partenza.
Siamo molto euforici e non vediamo l'ora di iniziare questa magnifica avventura.
Si parte: il percorso è decisamente impegnativo ma è talmente bello camminare nella savana che c'è tempo di godersi il panorama durante tutta la gara. Ci sono i "campioni" e ci sono anche quelli che come me e mia sorella se la prendono comoda a fare le fotografie lungo il tragitto!
Ogni 4 km circa c'è un punto di ristoro dove poter bere acqua, coca cola, mangiare qualche banana e prendere fiato. Due medici sono lungo il percorso per assicurarsi che tutti stiano bene. Quando manca solo un chilometro al traguardo siamo prese da una gioia e una contentezza assolute. La nostra prima maratona è stata fantastica e la ricorderemo per tutta la vita. La medaglia che ci viene consegnata all'arrivo è la testimonianza tangibile di aver vissuto questa meravigliosa avventura.
Dopo una doccia ristoratrice scendiamo in auto al nostro campo e ci godiamo un meritato riposo. La cena sarà uno scambio di sensazioni e pensieri sulla gara assolutamente unica.
21 giugno
Stamattina la sveglia suonerà più tardi del solito: alle 6 siamo in piedi per partire in un nuovo game drive mattutino. Le gambe un po' rigide sono lì a ricordarci della memorabile impresa del giorno precedente.
Stasera ci sarà la grande festa al Lakeside Lodge, con cena di "gala" e balli in onore dei maratoneti! Partiamo alle 16 per recarci sull'altipiano dove ammireremo il calare del sole attorno a un grande fuoco allestito per noi.
Ballerine e suonatori locali ci offrono un meraviglioso spettacolo
Il rientro al campo avviene sotto un cielo stellato come non mai...
22 giugno
Ultimo giorno a Entabeni. C'è ancora il tempo per un game drive sulle tracce degli elefanti: non eravamo ancora riusciti a scovarli. L'emozione è grande.
Un ultimo stupendo regalo da questo paese straordinario. Con un po' di tristezza salutiamo i nostri compagni di viaggio e ci accingiamo a uscire dalla riserva. Tanti bellissimi ricordi e forti emozioni saranno i nostri compagni durante il viaggio di rientro in Italia. E' stata una magnifica avventura e un'esperienza indimenticabile. Entabeni è nel nostro cuore per sempre. La Big Five Marathon è un'esperienza da non perdere. This have not to be my last taste of Africa...
Cristina e Cinzia Cioppa
17/22 giugno 2009
        

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Podissima 2009 (di Lolo Tiozzo)
23 Giugno 2009
La Podissima, una notte come le altre.
Anche questa notte una fata ci vola accanto e ci bacia mentre corriamo da Modena a Maranello, alla mitica curva di San Venanzio e poi su per il Taglio fino a Serramazzoni, passando da Pavullo (con sosta per un gnocchino al forno Tazzioli) e Lama per salire alla Santona e scendere tutto d'un fiato a Pievepelago (anche qui il Forno di Marcello ci aspetta con il suo tavolino imbandito).
Poi l'arrivo. Qui l'emozione é grande. Le due Piramidi ci aspettano e come due magnifici seni ci accolgono e ci abbracciano.
Siamo arrivati, la notte é finita, il sogno si é avverato.
La notte e la corsa sono un inno all'amore, alla vita, a tutto quello che abbiamo la fortuna di fare e di osare.
Eravamo in 150 alla 6sta edizione della Podissima e tutti innamorati della vita, tutti a dare piú valore al tempo, alle ore che rintoccano: mezzanotte, l'una, le due..........fino alle 7.20 con l'arrivo dei primi e degli ultimi alle 10.50 nella Piazza dell' Abetone.
Arrivo quest'anno reso piú magico e surreale da pioggia e nebbia.
La stessa emozione si ripete ogni volta, affetti che vengono da vicino e da lontano che ogni anno si rimettono in gioco con il sorriso di chi sa tornare bambino.
La "Podissima", una corsa d'amore per chi é ancora un po' Peter Pan, per chi ha voglia di correre, di vivere, di sognare.
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PODISSIMA 2009 - CLASSIFICA
22 Giugno 2009
1^ Squadra Classificata
GIOMURCA - 7h, 20'
2^ Squadra Classificata
PIEVEPELAGO - 7h, 50'
3^ Squadra Classificata
ROSSI MOTORIDUTTORI - 8h, 00'
4^ Squadra Classificata
PAUL'S BOUTIQUE - 8h, 08'
5^ Squadra Classificata
POD. FIORANESE - 8h, 15'
6^ Squadra Classificata
CIAO GABRIELE - 8h, 20'
7^ Squadra Classificata
OLIMPIA VIGNOLA - 8h, 30'
8^ Squadra Classificata
MAZZUCCHI BAND (ASHAM) - 8h, 45'
9^ Squadra Classificata
GLI STAMBECCHI - 9h, 03'
10^ Squadra Classificata
ACCADEMIA MILITARE - 9^ BAZZANI - 9h, 09'
11^ Squadra Classificata
POL. CASTELNUOVO 1 - 9h, 20'
12^ Squadra Classificata
BOIA CHI MOLLA 2 - 9h, 25'
12^ Squadra Classificata (parimerito)
BOIA CHI MOLLA - 9h, 25'
13^ Squadra Classificata
POL. CASTELNUOVO 2 - 9h, 34'
14^ Squadra Classificata
LE RAGAZZE DEL SECOLO SCORSO - 9h, 36'
15^ Squadra Classificata
TEAM BOLOGNA ITALIA - 10h, 10'
17^ Squadra Classificata
FONTANINI 1 - 10h, 50'
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6^ Podissima Modena-Abetone di Fabio Marri
20 Giugno 2009
Scorro l’album dei ricordi di questa gara, nata come numero unico nel 2004, e di cui anche quest’anno si dice che sarà l’ultima edizione…
Allora parliamone, perché come diceva Virgilio (ti ricordi Mac?), forse un giorno sarà bello ricordare anche queste cose.
Ricordare anche le telefonate ininterrotte a casa mia, perché come ogni anno Daniela (Gianaroli) si mette in testa di fare una squadra tutta femminile, e allora se ne sentono di tutte: quella che sembrava entusiasta ma te la dà buca 4 ore prima senza premurarsi di avvisare, “perché se non dico niente vuol dire che non vengo”; quella che non vuol correre da sola perché ha paura del buio o di Pacciani; quella che parte per i 12 km ma poi ne vorrebbe fare 16 e scoppia; quella che vuol correre solo col suo maschio preferito…
Ma ogni anno la squadra si fa, e come giunta con l’osso se ne fa anche una maschile, dove gli unici punti fissi sono Salvatore Mameli e il sottoscritto, cui possono assegnare qualsiasi tappabuchi perché siamo gente da bosco e da riviera. Ma arrivano anche gli altri, e poi ci prendono gusto tant’è che, dopo aver maledetto la Podissima fino a un’ora prima della partenza, dopo vorremmo che non finisse mai.
Allora, torno indietro al 2004, 26 giugno: 8 squadre classificate, la nostra maschile arriva quinta, forte, ovviamente, di Mameli e del sottoscritto, ma anche del barbiere seduttore Franco Barbato, del leggendario Mauro Zavatta che arriva all’Abetone, di Andrea Mazzucchi che fa da Pavullo a Lama, di Sante Orlandi che forse corre l’unica competitiva della sua vita (vabbè, ufficialmente non si compete, ma in realtà… vero Mac?).
E le donne: ma leggete un po’: Ermanna alias Lidia Bevini, Lorella Zanella, Barbara Fico la medagliatrice di Govi, Lorena Losi, la sempre presente Franca Michelini, Marisella Beschin, Maria D’Arrigo, Antonella Magni da Finale. Insomma, la storia e la leggenda del podismo modenese, mica quelle che corrono solo se c’è un prosciuttino garantito.
Arriviamo allora al 2009 e alla partenza, in situazione meteo ottimistica fino alle montagne, poi si vedrà. Diciassette staffette alla partenza, libertà assoluta quanto ai cambi: di solito, i pit stop sono a distanza di 2-300 metri l’uno dall’altro (anarchico è bello).
Noi non rinunciamo a quello della chiesa di Montagnana, forse il panorama più incantato di tutta la notte: di qua Pazzano e Valle, dritto Serra e Ligorzano, di là Sassuolo e Varana.
Luoghi tipici sono anche la piazza di Serra con le torte di Daniela e del clan Ovunque (quest’anno non tira il vento freddo del 2008); la piazzetta di Lama coi bar che aprono all’alba (ma dove sono finiti i buoni per una colazione che ci davano i primi anni?), e, per noi “ragazzi del secolo scorso”, lo spiazzo antistante il cadente ex albergo Ghiacciaio a Fiumalbo, dove c’era un distributore in cui, nel 1962 (udite udite) mi fecero provare a far benzina a un’auto di passaggio, costo 110 lire al litro.
Buco nero (diciamo così), la sosta davanti al teatro di Maranello, aspettando la staffettista femminile che accumula un ritardo di 21 minuti su quello maschile (che è il grande psichiatra Paolo Vistoli, al suo esordio); ma siccome era scritto che le due staffette da Maranello in su andassero insieme, ecco che noi maschi perdiamo posizioni su posizioni (e alla fine arriveremo 18 minuti dietro chi ci precede…). Ma l’integrità fisica della staffettista donna è salva, chi si contenta gode - così così, per dirla alla Ligabue.
A rimontare un po’ ci pensa un’altra fedelissima, Mississ Harriet, e soprattutto la nostra campionessa, Cristina Orlandi, seppur promessa sposa in quel pomeriggio a Soliera per la staffetta a coppie.
Quanto ai maschi, ci contentiamo di riprendere i militari, che alla fine ci staranno dietro di 6 minuti (notevoli, comunque, le militaresse), e di tenere a debita distanza le due staffette di Castelnuovo, con gli immancabili Roberto Colombini, con Daniela, e Paolo Garuti (i “traditori” del coordinamento, a Castelvetro e Monteveglio).
Dopo Lama, ecco il nubifragio, che da Barigazzo in poi diventa tregenda. Questo ci eccita più che una notte passata ai seggi elettorali con Pattuzzi e il clone cotonato della Bastico che trepida a Vignola. Loriano Baldini (che ha già fatto una frazione) riparte, dovrebbe fermarsi a Ponte Modino e invece gode troppo e arriva a Fiumalbo; subentro io e riesco addirittura a migliorare di un minuto il miglior tempo personale (6:48 a km, egh giv bavela?).
Verso Faidello il tempo sembra migliorare: spero di no, perché se arrivassi col sereno, all’Abetone nessuno crederebbe che ho corso guadando il torrente della via Giardini. Per fortuna, si mette addirittura a grandinare (e le foto della signora Baldini testimoniano che tempo faceva).
Il traguardo è crollato, ci passo di fianco poi capisco che la “giuria” è al caldo al bar, e convergo di là (questo mi costa due minuti nel tempo ufficiale).
Premiazioni, comunque, di lusso.
Colazione con china calda (a pagamento), battute e sfottò, Andrea Mazzucchi esibisce il suo pargolo. We shall overcome.
tks to Modenacorre
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PODISSIMA di Franca Michelini
20 Giugno 2009
Andare a letto all’alba per una corsa ed alzarsi all’alba per un altra corsa !
La prima veglia l’ho fatta per correre anche quest’anno la Podissima che partendo a mezzanotte esatta dal piazzale dell’Accademia, mi ha portato ad andare nel mio letto esattamente alle 5 del mattino, quando gli uccelli cinguettavano per dare il buon giorno.
Ma ci sono molti che la notte l’hanno passata completamente in bianco per arrivare con i compagni di squadra alla meta dell’Abetone.
Ancora una volta il divertimento e le emozioni vissute hanno meritato la fatica della gara , che io ho corsa però in solitaria e nel buio più totale perchè il mio solito percorso , da Montagnana a Serramazzoni , è poco trafficato e il cielo nuvoloso nascondeva luna e stelle e nei lunghi tratti fuori dai rari centri abitati( qualche casa sparsa ) si’intravvedeva a malapena la strada da percorrere.
Andavo un po’ a ricordi e la luce della pila che stavolta mi sono portata,mi faceva compagnia !
A Montagnana alle 2,30 circa , ero partita insieme all’altro staffettista maschile che però, incurante dello spirito non competitivo della corsa , forte della sua energia e del suo entusiasmo, dopo pochi metri mi ha abbandonato al buio , lungo il percorso .. Fortunatamente ho intavvisto altri 2 fantasmi nella notte , col giubbino giallo catarifrangente , col percorso della Podissima stampato dietro , che disegnava strane linee oscillanti nel buio, ma mi serviva come punto di riferimento in quella solitudine. I profumi intensi degli alberi, qualche rara lucciola, i cani che abbaiavano al mio passaggio..
Tutto come da copione vissuto gli altri anni, ma sempre emozionante. La fatica per la salita, le gambe un po’ legnose, il sonno che un po’ si fa sentire..I km. indicati al lato destro della strada : Serramazzoni 4,400..Il successivo : 3,400..
Non ho mai capito il perchè di quel 400 !
L’arrivo poi in piazza a Serra in leggera discesa , dopo tanti km . di salita , mi ha dato la carica per spingere un po’ ! Un bel ristoro con le torte fatte da Daniela , biscotti , succhi , caramelle gelee,(le mie preferite ) . Mio figlio che come ogni anno mi aspetta in macchina, brontolando un po’ perchè le madri dei suoi amici , a quell’ora , non sono a giocare per i monti..! Poi, quasi a malincuore, il ritorno a casa , sotto una pioggia che mi ha miracolosamente risparmiato e a Maranello comincia a cadere a dirotto e che farà un po’ soffrire le mie compagne di staffetta .
tks to Modenacorre
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MODENA ABETONE di Patrizia
20 Giugno 2009
Eccomi qua a raccontarvi una gara.....no una podistica.....no una splendida avventura.
Sebbene sia stata una decisione presa all'ultimo momento..si insomma quelle decisioni prese alla fine di una podistica leggi il volantino e la butti li....facciamo la modena abetone? Dai...io ci sono, io anche e alla fine siamo riusciti ad organizzarla.
Alle 10 partenza da vignola armando, bruno ,patty, anna, robby e otello ritrovo a modena al piazzale dell'Accademia militare ci si vede con tanti amici di podistiche....baci abbracci insomma una grande festa e tanto entusiasmo!!! Alle ore 24 precise si parte...eh vai !!!!
Abbiamo percorso varie tappe quali maranello-serramazzoni-querciagrossa-santona-pievepelago ed infine...ABETONE per un totale di 100 KM!!!!!!!!!! Avevamo deciso che avremmo percorso tutta la distanza che ci spettava in un unico colpo quindi abbiamo fatto 6 cambi. Inutile dire chi aveva già corso non si spaparazzava di certo a dormire ma con lo sguardo e il pensiero si era sempre vicini alla fatica del compagno...dandogli sostegno morale, acqua e luce.
Certamente i piu' sfortunati sono stati la roberta e armando, ultime due staffette,che hanno dovuto correre la propria distanza sotto ad una pioggia piu' o meno a battente,con fulmini, nebbia tanto che anche l'arco dell'arrivo era tutto steso a terra e la piazza vuota.. eravamo cosi' delusi, che volevamo addirittura andare a tirarlo su per dare ad armando un minimo di arrivo decoroso...dopo essersi sparato quegli ultimi km davvero ma davvero pesanti mettendo in gioco anche la stanchezza accumulata durante tutta la notte.
Di fondamentale importanza il grande Otello che avendola gia' fatta altre volte è riuscito ad assegnare ad ognuno di noi il tratto piu' consono...tenendo per loro uomini i tratti piu' duri....e cosi' siamo riusciti a terminare questa grande impresa alle ore 8,30 del mattino, classificati al 7° posto su 21 staffette....niente male vero?
Stanchi.....stanchi....stanchi....ma soddisfatti!!!!!!
tks to Modenacorre
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Racconto di viaggio - Italy Coast to Coast 2009 di Noemi Mogliani
09 Giugno 2009
Sotto la pioggia battente per ben due tappe delle quattro previste, si è disputato anche quest’anno l’appuntamento con l’Italy Coast to Coast, che per la prima volta ha seguito un percorso inverso rispetto a quello delle passate edizioni, prendendo le mosse dalla perla dell’Adriatico, la splendida località balneare marchigiana di Grottammare (AP), nelle cui acque i podisti hanno immerso i loro piedi la mattina del 30 maggio, prima di proseguire verso le dolci montagne dell’Appennino umbro-marchigiano e l’incantevole vallata di Castelluccio di Norcia, per poi approdare nell’esclusivo paesino di Visso (MC), punto di arrivo della prima tappa.
Dopo aver pernottato in un grazioso agriturismo di Sellano, il giorno successivo (domenica 31 maggio), i partecipanti si sono portati nelle più incontaminate colline umbre, accolti dall’imperturbabile quiete di un paesaggio d’altri tempi.
La terza tappa (1 giugno) è partita dal colle di Poggio Spaccato, sino a raggiungere i vigneti e le verdi campagne della più celebre e decantata toscana.
A fare da scenario anche l’atmosfera dell’abbazia di Sant’Antimo, suggestiva cornice dello start up dell’ultima tappa (2 giugno), culminata nelle acque della costa grossetana (Cala Violina e Puntone), toccate ancora una volta, come in passato, dall’impegnativa gara a tappe, il cui percorso, per lo più sterrato e ondulato, ha attratto podisti più e meno esperti, rapiti dall’incantata magia del correre a contatto con un ambiente naturale rigoglioso e ancora intatto, ammirando un paesaggio e panorami mozzafiato, il tutto lontano dalle trafficate vie cittadine. L’entusiasmo e la soddisfazione sprigionati dai 400 chilometri - ripartiti tra quattro partecipanti e corsi in 4 giorni (per un totale di 35 ore di corsa) - hanno alleviato le ardue fatiche dei corridori, nei cui occhi e nelle cui menti rimarranno impresse le immagini di quella magnifica fascia dell’Italia che va dall’Adriatico al Tirreno.
Novità ulteriori ci riserverà l’edizione 2010 (10^ edizione dell’evento), il cui percorso è già in fase di studio ed esplorazione da Ovunque Running.
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RUNNISTA NON SI NASCE MA SI DIVENTA (...se hai la tempra!!! E i m...) di Fausto Piceni
04 Giugno 2009
Grazie all'amore e alla fede, oserei dire monastica, del mitico Lolo from Modena, si è appena svolta con successo la nona edizione dell’Italy Coast to Coast.
E' una gara non competitiva, geniale, che permette all'atleta di attraversare fisicamente, step by step, la nostra Italia, da est ad ovest, dal Tirreno all'Adriatico.
Il runnista deve semplicemente...correre 25 km al dì per 4 giorni in modalità staffetta. Alla fine della giornata ogni squadra (formata da 4 persone) percorrerà 100 km, che moltiplicati per 4 fanno la bellezza di 400 km (!), che metro + o - sono la misura "fianchi" della nostra nazione.
Si attraversano boschi, campagne, tratti di pianure, montagne, colline, calcando terreni sterrati, fangosi, asfaltati (ma con minimo passaggio veicolare).
E' un'avventura in alcuni momenti epica (per le condizioni atmosferiche, a volte quasi estreme), dove il partecipante ha la possibilità di vivere e assaporare frame fotografici di paesaggi ancora incontaminati.
Si guadano anche piccoli fiumi, si corre tra le rotaie di un antica ferrovia dismessa, tra oliveti secolari, praterie dove cavalli allo stato brado ti osservano straniti e ti fanno sentire per un momento liberi insieme a loro.
Si valicano passi innevati tra voli di deltaplano.
Hai anche la possibilità (fuori onda "pausa caffè”) di ascoltare canti gregoriani in abbazie incastonate sulle colline toscane, e di gettarti (fisicamente!) nell'acqua del mare una volta arrivati.
Oltre a questa orgia di colori, profumi, odori, si concretizza ciò che la corsa può far lievitare nei cuori degli uomini e donne che amano la liberta' di correre col vento: è l'amore, fisico, carnale, per la sofferenza, per la gioia di farsi investire dalla pioggia, nebbia, sole, dal canto dei grilli…E' l'amore per la vita, lo spirito di gruppo, la solidarietà sincera tra persone mai viste prima (che magari il giorno prima all'incrocio le mandavi affan...). Oserei dire anche terapeutico per la coppia....
Tutto ciò per un banale progetto: infilarsi un semplice paio di scarpe e una maglietta e… correre!
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CLASSIFICHE ITALY COAST TO COAST
02 Giugno 2009
CLASSIFICA ITALY COAST TO COAST
Classifica Finale 2009
1^ squadra DDF1
Zanelli Cristian – Tonoli Roberto – Mogliani Noemi – Moretti Marco
2^ squadra OLIVER
Manucci Alberto – Ceretti Francesca – Marrero Rosa – Dalla Pellegrina Gianbattista
3^ squadra DDF 2
Ceretti Francesco – Torcoli Donata – Zenesini Luciano – Medeghini Marco
4^ squadra RECANATI FOREVER
Moretti Alfredo – Vezzola Stefano – Piceni Fausto – Maggetti Miriam
5^ squadra OVUNQUE RUNNING
Tiozzo Lolo - Moretti Michele - Desco Fabrizio - Ancarani Carla
Classifiche passate edizioni:
Classifica Finale 2008
1^ squadra TESTE DI CANE RUNNING TEAM
Torre Riccardo, Campagnolo Michele, Lancerin Nicola, Vidale Denis
Classifica Finale 2007
1^ squadra LD50
Angelo Micheletti, Giusepina Fadigati, Claudio Pasini, Walter Cominoli
Classifica Finale 2006
1^ squadra GENEPY
Noemi Gizzi, Gianluca Biondi, Daniele Salomoni, Roberta Culanti Indiano
Classifica Finale 2005
1^ squadra GLI UNICI
Mauro Albanello, Luciano Zenesini, Mauro Medici, Leo Rambaldi
Classifica Finale 2004
1^ squadra EPICUREO
Jan Baekelanott, Rob Barbè, Steven De Waele, Jan Geeroms
Classifica Finale 2003
1^ squadra OVUNQUE RUNNING
Luciano Zenesini, Valli, Zapponi, Mauro Medici
Classifica Finale 2002
1^ squadra OVUNQUE RUNNING 37:22:46
Stefan Boer, Lolo Tiozzo, Franco Zapponi, Luciano Zenesini
Classifica Finale 2001
1^ squadra GRIZZLY TEAM
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MARATONA DI COPENHAGEN 2009 (di Miranda Baldini &C)
31 Maggio 2009
Commento del maratoneta:" Esperienza sicuramente da ripetere."
Commenti degli accompagnatori: "Quanto ci dai visto che ti abbiamo fatto fare una bellissimaa figura?"
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HO CORSO A TOKYO (di Lolo Tiozzo)
08 Maggio 2009
Sono stato a Tokyo con un gruppetto di 14 runners, un successo inaspettato, per tutti sono state giornate di grande entusiasmo, nessun inconveniente e il grande fascino di essere in un posto del quale non abbiamo memoria.
Il prossimo anno la maratona si terrá il 28 febbraio, data forse piú inclemente come clima ma vi assicuro che non rimarrete delusi.
Hotel a due passi dalla partenza, ampie camere, con ottime colazioni (giapponesi, americane, cinesi o altro), la fortuna di avere una amica/guida che ci ha assistito durante tutto il soggiorno con ottimi ristoranti (sushi&sashimi al fish market alle 9 del mattino o tempura, shabu-shabu e per alcuni anche il famoso manzo di Kobe)) e interessanti visite, ma soprattutto una guida che ci ha fatto girare Tokyo come un'amica che ti prende per mano.
Ho tagliato il traguardo, nonostante un problema al gemello destro, con un tempo alto che mi ha permesso peró di apprezzare ancora di piú l' ottima organizazione.
La maratona é veloce, il terreno liscio, i ristori eccellenti, pubblico ovunque anche per i piú lenti, simpatia e sorrisi lungo tutto il percorso.
Il numero dei partecipanti (oltre 30.000) la porta ad essere una delle piú numerose, pochissimi europei per un evento che penso soddisfi anche i palati piú esigenti.
Credo che nel palmares di ogni runner oltre New York, Londra, Berlino e Parigi debba anche esserci la Maratona del Sol Levante.
Lolo Tiozzo
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MARATONA DI TEL AVIV (di Lolo Tiozzo)
08 Maggio 2009
E' stato il mio quarto viaggio in Israele in poco piú di un anno e sempre ne ritorno affascinato.
Questo é un invito a partecipare il prossimo anno ad una maratona unica, completamente piana, con partenza e arrivo sul mare, ristori efficienti e un clima dolce.
Non l' ho corsa ma l' ho seguita tutta in bicicletta, i partecipanti alla maratona erano oltre 1.000 con partenza alle 06.45 e dopo 15 minuti sono partiti i foltissimi gruppi dei 5 e 10 km per un totale di 10.000 partecipanti.
La corsa si snoda per le strade della "White City", l'atmosfera é "amazing" ma soprattutto era la celebrazione del centenario di Tel Aviv.
La partenza é dal Charles Clore Park, il percorso attraversa le maggiori strade di Tel Aviv: la bellissima Rothschild Avenue (costurita nel 1909) con i suoi stupendi palazzi stile Bauhaus, la Allenby Street e per gran parte é una passeggiata sul mare.
La prossima edizione ci sará in marzo e spero di essere allo start con un buon gruppetto di italiani.
Lolo Tiozzo
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MARATONA DI BOSTON - TRAGUARDO RAGGIUNTO (di Ovunque Running)
27 Aprile 2009
Rientrati dalla trasferta a Boston.
Anche questa medaglia è stata portata a casa.
Grazie a tutti i partecipanti di aver corso e viaggiato con Ovunque Running! Ci vediamo il 19 aprile 2010 per la 114^ edizione. Aspettiamo i vostri commenti, suggerimenti, immagini!
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MARATONA DI LONDRA 2009 - TRAGUARDO RAGGIUNTO (di Ovunque Running)
27 Aprile 2009
E' andata anche Londra!
Grande soddisfazione, tempo spettacolare e percorso meraviglioso, as usual.
Grazie a tutti i nostri clienti che con il solito entusiasmo hanno preso parte a questa maratona per pochi fortunati.
Aspettiamo i vostri commenti, suggerimenti, immagini!!
La prossima edizione della London maratona si correrà il 25 aprile 2010 e si chiamerà Virgin London Marathon. Presto verranno aperte le preiscrizioni per la nuova edizione. Per essere sempre informato inscriviti alla nostra newsletter.
Keep in touch!
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DA SALICETA A TOKYO (di Lea e Luca)
31 Marzo 2009
Tokyo... cosa dire?
Per molti versi è come si può pensare. Una vera gigalopoli, i cui grattacieli si estendono per svariati chilometri quadrati. Organizzatissima, sotto tutti i punti di vista. Unica pecca: pochissime persone parlano inglese, anche se compensano con la loro gentilezza (abbiamo fermato svariate persone nella settimana in cui siamo rimasti, hanno sempre tutte provato ad aiutarci, alle volte fallendo, ma in ogni caso provandoci...).
L'arrivo all'aeroporto di Narita (aeroporto internazionale di Tokyo) va raccontato perchè rende bene l'idea di come questo popolo sia inquadrato e del perchè tutto funzioni a meraviglia. Siamo atterrati a Narita intorno alle 17 e alle ore 17.20 avevamo già ritirato i bagagli...vicino all'uscita (distanza dal nastro bagagli massimo 50 mt) c'era il banco per acquistare i biglietti di airport limousine, un bus che in un'ora e trenta ti porta alla stazione centrale di tokyo da cui prendere metro per albergo.
Noi abbiamo preso il biglietto per l'autobus delle 17,45 (ce n'era uno prima, alle 17,35, ma sapendo come funzionano le cose in Italia...magari l'autobus era lontanissimo e volevamo stare sul sicuro). In realtà la piattaforma dell'autobus era a non più di altri 50 metri e il ragazzo che ritirava i bagagli, vedendoci con il biglietto dell'autobus delle 17,45, ci ha preso i biglietti, è andato al banco dentro per cambiarceli con quelli delle 17.35, è tornato da noi scusandoci per averci fatto attendere e ci ha fatto salire...
NO COMMENT! Vi immaginate i giapponesi quando atterrano a Milano Malpensa???
Per quello che riguarda le cose serie...tipo Maratona...organizzazione splendida: genere New York con vari camioncini che ritirano i bagagli dove NON C'ERA FILA e gli addetti (almeno 12 per pulmino) appoggiavano delicatamente e ordinatamente il tuo sacco in modo che non si rovinasse troppo.
La partenza è un po' più complessa perchè si parte su un solo livello (le persone sono almeno 30.000) in una strada abbastanza stretta e che fa anche una curva quindi noi che partivamo dal fondo (visti i brillanti risultati agonistici che ci appartengono) ci abbiamo messo 13/14 minuti prima di arrivare allo start, ma è stato comunque interessante perchè ci sono dei personaggi incredibili che partecipano a questa maratona...veramente fuori come dei coppi!
Il percorso della maratona l'abbiamo trovato un po' duro perchè ben 2 volte si fa un percorso andata-ritorno di circa 10-12 km (quindi quando ti giri per tornare indietro sai perfettamente quanta strada ti aspetta...) e, soprattutto, gli ultimi chilometri hanno due o tre cavalcavia (che servono per attraversare il mare e giungere sull'isola in cui c'è l'arrivo) abbastanza ripidi, soprattutto se corsi, come quella mattina, con un vento contrario fastidiosissimo!
L'arrivo è organizzato bene accanto al capannone della fiera, in cui vengono riconsegnate le borse, e ci sono bagni, docce, e addirittura la possibilità di fare massaggi.
Per quello che riguarda il pubblico possiamo raccontarvi che all'inizio il clima era piuttosto freddo, ma i giapponesi hanno bisogno di scaldarsi e di trovare qualcuno che gli dia un po' di input...dopo il 3°/4° chilometro erano già tutti carichi e non sappiamo quante mani abbiamo battuto! E soprattutto, nonostante la pioggia a tratti e il vento, nessuno si è mosso!
Noi di maratone per ora abbiamo completato solo New York e Tokyo (oltre svariati pezzi della maratona di Carpi) però pensiamo che possa valere la pena di visitare il Giappone con questa scusa, e che valga la pena di internazionalizzare un po' la Tokyo Marathon che, a oggi, conta solo una misera percentuale di partecipanti non giapponesi.
Speriamo che il nostro breve racconto vi possa aver quanto meno invogliato a partecipare alla tokyo marathon 2010.
Vorremmo infine ringraziare tantissimo Lolo Tiozzo di Ovunque running che ha organizzato la spedizione di italiani ritratta nelle foto a cui ci siamo aggregati da outsider e Andrea e Franco della polisportiva di Saliceta che alla domenica ci sopportano e supportano. Senza di loro non ce l'avremmo fatta! Ciao a tutti, e alle prossime corse!
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SAHARA MARATHON - Il Muro più lungo del mondo (di Pierluigi Sullo)
26 Febbraio 2009
Alla fine sono andato tra i saharawi. Da anni, si può dire da decenni, amici e compagni mi raccontavano i loro viaggi, abbiamo pubblicato molti reportage nonché lo straordinario lavoro di Patrizio Esposito, «Necessità dei volti», costruito con le foto tessera o di famiglia dei soldati marocchini uccisi durante la guerra. Ma vedere è meglio che sentir dire. Ci sono andato con una delegazione del Consiglio regionale del Lazio guidata dal presidente, Guido Milana, e di cui facevano parte altri consiglieri, tra i quali la nostra Anna Pizzo (ciascuno ha pagato il suo biglietto, sia chiaro). Il Consiglio laziale aveva raccolto una certa somma per ristrutturare una scuola, ha inaugurato una classe d'italiano, per la quale fornirà gli insegnanti, e si è impegnato a finanziare la tubatura che consentirebbe di portare l'acqua dai pozzi fino alle case di El Ayoun (o El Aaiun), una delle province della Repubblica araba saharawi democratica (Rasd). Così, abbiamo conversato con molta gente, incluso il presidente della Rasd, Abdelaziz; abbiamo visitato scuole e altri luoghi sociali; abbiamo attraversato il deserto (non le dune, ma il terreno pietroso delle zone liberate del Sahara Occidentale) fino al famoso Muro marocchino. Famoso? Non poi tanto. I media europei non ne parlano affatto. Eppure è il più lungo del mondo (quasi 2400 chilometri), il più sorvegliato (170 mila soldati marocchini), il più armato (5 milioni di mine) e il più costoso (mantenerlo costa ogni anno, si pensa, quasi 600 milioni di euro). I Muri, come sappiamo, sono simboli forti: a Berlino come a Nicosia, a Tijuana come in Palestina. Ma ignorare un sopruso di queste dimensioni è un simbolo ancora più forte. Pure, da decenni l'Onu dà ragione ai saharawi e cento paesi nel mondo riconoscono ufficialmente la Rasd. Però nessuno di questi paesi è europeo. Nemmeno l'Italia, che pure i saharawi giudicano il loro amico in Europa: i governi italiani hanno sempre votato a favore dei saharawi all'Onu e il nostro parlamento ha impegnato il governo a riconoscere la Rasd. Una piccola breccia nella Ue, dal punto di vista dei saharawi. Eppure, nulla si muove dal 1991, quando la tregua interruppe la guerra e entro due anni si sarebbe dovuto tenere un referendum per stabilire se l'ex colonia spagnola voleva diventare indipendente o restare sotto la sovranità marocchina.
I saharawi aspettano ancora quel referendum. Sarebbe uno scandalo, non fosse che viviamo tutti sotto l'imperio della realpolitik: il Marocco è un alleato prezioso contro l'integralismo islamico e per frenare l'immigrazione «clandestina» dall'Africa, questo pensano i governi spagnolo e francese, e poi nel Sahara Occidentale ci sono i fosfato, la pesca, si cerca il petrolio «off shore»... E dunque la visita che in questi giorni l'inviato dell'Onu sta facendo nella zona non porterà probabilmente a nulla. La nomina del leader libico, Gheddafi, a presidente dell'Unione africana potrebbe suscitare qualche speranza. Il fatto è però che il Marocco e tutti gli altri regimi del Nord Africa sono complici dell'Unione europea. E per la visita di Milana a Abdelaziz, l'ambasciata marocchina in Italia ha perfino protestato.
Perciò, a voler essere realisti, i saharawi lì sono e lì resteranno. A vederli più da vicino, non danno però l'impressione di essere rassegnati o pessimisti, anzi. Quelli che trent'anni fa nacquero come accampamenti di rifugiati, senza nulla (perfino senza uomini, che erano tutti a combattere, ragione per cui a prendere in mano la situazione furono le donne) sono oggi delle città. Di case fatte di mattoni d'argilla cotti al sole, con strade dissestate e polverose, con l'acqua nei cassoni e l'energia ricavata da piccoli pannelli fotovoltaici collegati a batterie, con i bambini che vanno via quando il caldo si fa insopportabile (9 mila in Spagna, 600 in Italia). Ma con le scuole, i negozietti, i campetti di calcio, le case delle donne, le sedi delle istituzioni locali democratiche, e perfino il cinema (intitolato a «Tom Benetollo»). Sono molto poveri, i saharawi, ma hanno una grande dignità. E sono simpatici, allegri perfino. Stare con loro qualche giorno è una medicina ai mal di testa (e di cuore) che i tg ci provocano ogni sera. Perciò abbiamo deciso di fare la copertina di Carta settimanale (esce domani) proprio su questa infinita e scandalosa non-notizia.
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SAHARA MARATHON 09 - Oltre 300 partecipanti provenienti da 13 paesi (di Benedetta Pagotto)
24 Febbraio 2009
Una corsa tra i campi profughi saharawi per ricordare che la questione del Sahara Occidentale rimane irrisolta e che nel deserto algerino continua la resistenza della Repubblica Araba Saharawi Democratica.
La 9ª Edizione della Sahara Marathon, si é svolta ieri nel deserto vicino Tindouf, dove da oltre trent'anni vive in esilio parte della popolazione del Sahara Occidentale. Più che una competizione sportiva, la corsa è un modo originale per esprimere solidarietà verso questo popolo. Correre la distanza regolamentare di 42,159 km (che si é corsa tra il campo di El Aaiun e quello di Smara) é soprattutto un gesto di amicizia.
Sul podio é salito l'algerino Zeyani Abderrazagh, mentre numerosi altri atleti sono stati premiati nelle corse di distanze minori (di 21, 10 e 5 km); tra le competizioni anche una corsa dedicata ai bambini. Ma la Sahara Marathon non si limita a questo: i prossimi giorni saranno scanditi da celebrazioni e incontri tra gli ospiti stranieri e i rifugiati. Il 27 febbraio la manifestazione si concluderà con i festeggiamenti ufficiali per il 33° anniversario della Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd).
La macchina organizzativa di queste giornate é affidata al Ministero della gioventù e dello sport del governo della Rasd, insieme con un gran numero di associazioni di tutto il mondo che già collaborano o partecipano a progetti di cooperazione con i saharawi. Ed é proprio questa solidarietà, cui si aggiungono gli aiuti economici delle organizzazioni internazionali (come PAM, Echo e UNHCR) che rende possibile la vita di questi campi in pieno deserto. Inoltre la maratona permette di raccogliere nuovi fondi, che quest'anno saranno destinati alla costruzione di un centro sportivo per i ragazzi di Dakhla (che dei cinque campi profughi saharawi é il più remoto e meno visitato).
I rapporti umani che nascono durante la Sahara Marathon tra persone di provenienza e cultura anche molto diverse, rendono unico questo evento. Ad esempio i maratoneti sono ospitati nelle tende (khaima) dei saharawi ed entrano in contatto diretto con la loro cultura, condividendo anche le difficoltà pratiche del deserto. L' “invasione di atleti” rompe l'isolamento dei rifugiati: la manifestazione sportiva porta divertimento e amicizia (un momento classico di condivisione é il pasta party la sera prima della gara!). Inoltre alcuni campetti da gioco e una palestra, recentemente costruiti, permettono ai più giovani di combattere la monotonia dei campi avvicinandosi allo sport.
Nonostante la partecipazione alla Sahara Marathon di alcuni maratoneti di successo (come gli spagnoli Abel Anton e Martin Fiz) abbia contribuito a far crescere l'attenzione dei media, questo evento é ancora poco noto, soprattutto in Italia. In realtà é la situazione umanitaria dei rifugiati saharawi ad assere poco nota e poco raccontata dai media nostrani, per ragioni principalmente politiche. La sfida di questo appuntamento é dare maggiore visibilità alla causa dei saharawi, mostrando che il loro difficile esilio continuerà fino a quando non sarà realizzata l'autodeterminazione del Sahara Occidentale. Come a dire: per ora la Sahara Marathon si corre sulla terra dei campi profughi (quella precaria, imposta dalla fuga), ma presto o tardi si organizzerà nel “nostro paese”, che vogliamo indipendente e democratico.
Lo stallo nei negoziati e il nuovo mediatore
I rapporti I colloqui avviati nel 2007 sotto l'egida delle Nazioni Unite tra Fronte Polisario e Rabat si sono arenati dopo 4 incontri. L'Onu, anche in seguito alle accuse di scarsa neutralità da parte del mediatore olandese Peter van Walsum, coordinatore degli incontri, ha deciso di nominare un nuovo incaricato. Lo scorso settembre, dopo averlo destituito, il Segretario Generale Ban Ki Moon ha nominato il diplomatico statunitense Christopher Ross, che il fine settimana scorso ha iniziato il suo primo viaggio come mediatore proprio dal Sahara occidentale. Nei prossimi giorni incontrerà anche i vertici di Rabat e di Algeri.
Per approfondire
Ascolta l'intervista a Lolo Tiozzo, titolare di Ovunque Viaggi di Modena, agenzia che organizza la maratona e Omar Mih, rappresentante del popolo saharawi in Italia.
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SAHARAWI (di Lolo Tiozzo)
23 Gennaio 2009
I Saharawi... ma chi sono costoro?
Quanti di noi conoscono il Sahara occidentale?
Quanti sanno che il Marocco ha invaso nel 75 questa terra e ha creato un muro in pieno deserto di circa 2.500 Km?
Quanti sanno ....??
Ma questa domanda la si può fare all'infinito e non solo per il popolo Saharawi.
Dal 20 al 29 febbraio ho passato una settimana in un campo profughi nel Sud dell'Algeria per fare una maratona nel deserto
per un gesto di solidarietà
per correre sulle dune
per allontanarmi dalla finzione
per .......
Le ragioni che erano alla base della mia scelta di andare oltre Tindouf erano infinite ma su tutte pesava l'incognita della " non memoria ". Mi spiego meglio: Ho viaggiato in lungo e in largo per il mondo dalle montagne del Caucaso al Deserto australiano, dalla foresta amazzonica alle cime del Nepal ma sempre ero un bel turista, se vogliamo, un viaggiatore consapevole e attento ma di una settimana in un campo profughi non avevo "memoria".
Qui succede una cosa semplice e impossibile nell'altro mondo (che è poi il nostro!!) qui ci si aiuta, ci si vuol bene, si presta attenzione all'altro, lo si ascolta, si dà spazio al tempo. Il tè è il simbolo della vita, dell'amore e della morte ma anche segno di accoglienza di affetto di tempo per stare, per stare insieme.
Le case o tende sono assolutamente spoglie. L'essenziale interno/esterno che ti fa guardare dentro e ti toglie dalla mente tutte le suppellettili della tua vita.
Una sola settimana per vedere la luna e le stelle, per vedere il buio della notte, per vedere il sorriso dei bimbi e la speranza negli occhi di tutti.
La maratona nel deserto ha avuto per me un grandissimo valore ma se dentro di me c'è il desiderio di ritornare lo devo alla forza di un popolo che vuole tornare nella sua terra.
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MARATONA DI NY 2008 (di Bruno Nicolussi Mozze)
23 Gennaio 2009
Pensavo che l’attesa di un evento, sentito da lungo tempo e raccontato da altri come unico del suo genere, non deve essere vissuta come lunga ed interminabile seppure l’intertempo fra decisione di parteciparvi e lo svolgimento dello stesso è molto lungo. Quest’attesa deve invece essere assaporata al massimo per gustare l’atto finale come un compimento di soddisfazione conclusiva che chiude un periodo preparatorio impegnativo e finalizzato alla massima soddisfazione possibile qualunque sia il risultato conseguito.
Sto parlando, naturalmente, della Maratona di New York.
Beh, devo dire che l’evento ha confermato di meritare tutto ciò, ma non solo, sarebbe davvero riduttivo confinarlo all’interno di un inizio ed una fine; anche ora, a più di un mese di distanza, sto ancora gustandomelo, lo racconto ad ogni occasione, mi trovo a commentarlo con gli amici che lo hanno vissuto con me e che alla pari ci ha divertito ed appassionato.
Sembra che l’idea della trasferta a New York sia nata per caso, durante una cena fra colleghi “atleti” del GS Valsugana all’Happy Days, in realtà chissà da quanto tempo ci pensavamo in cuor nostro. La proposta buttata lì, quasi con timidezza, non ha trovato nessuno impreparato, il gruppetto che poi si è confermato si era già concretizzato: io, Roberto, Maria Pia, Enrica, Paolo e Milena, in un secondo tempo si è aggregata Alda. Era un anno fa.
Subito al lavoro per assumere informazioni e preventivi, insomma, ora che abbiamo deciso bisognava finalizzare, e anche abbastanza in fretta perché i pettorali disponibili andavano a ruba, per la trasferta nella Grande Mela non c’era mica tanto tempo da perdere. Abbiamo definito con l’Agenzia Pichler di Bolzano, una scelta più che soddisfacente.
Dicevo dell’attesa, non è trascorsa senza notizie, giri di e-mail e incontri preparatori che si sono susseguiti fra Agenzia Pichler e noi podisti e che hanno trasformato l’attesa da un semplice lasso di tempo in una porzione fattiva della manifestazione.
Ed è arrivato il giorno di partenza per gli USA; già in pullman e poi in aereo avviene la fraternizzazione con i colleghi altoatesini, più che singoli o squadre di più società sportive, ci siamo trovati come unico gruppo compatto, noi rappresentanti del GS Valsugana Trentino e loro del SudTirol Team ci siamo fusi in un’unica compagine sportiva che poi avrebbe condiviso in tutto e per tutto le emozioni della trasferta.
Complice anche il fuso orario, l’ambientazione è stata subito attiva e, naturalmente, positiva, cioè poco sonno e tanto assaporamento del clima Newyorkese, è vero, una città che non dorme mai, e noi volevamo attingerne subito appieno l’immensa vitalità, non era difficile.
Venerdì il rito del ritiro dei pettorali e del sacco gara, la gara non è ancora iniziata ed è già tutto molto bello, le foto con il numero di partecipazione bene in vista, la prova della maglietta ufficiale (perché si poteva cambiare se la taglia proposta non andava bene), la visita agli stand e l’immancabile acquisto di materiale tecnico (eh si, comperato a New York).
Sabato mattina partecipiamo al Friendschip Run con arrivo al Central Park così l’ingresso alla manifestazione è sportivamente ufficializzato, migliaia di concorrenti per una non competitiva di qualche chilometro (circa 15.000 atleti, tanto per fare raffronto, tanti come alla maratona di Roma 2008) degno preliminare alla gara del giorno dopo. E poi qualche foto sugli spalti predisposti ad accogliere il pubblico d’elite che saluterà i maratoneti al loro arrivo al Central Park.
Già, il Central Park, un gran tappeto verde fra la 5^ e l’8^ Avenue e fra la 59^ e la 110^ Streets, una manna per uno che è anche appassionato foto naturalista, i procioni che si avvicinano quasi a voler salutare questi nuovi momentanei coinquilini, gli scoiattoli che si aggirano fra gli alberi sui prati ammiccando vicinissimi ed accettando qualche briciola di pane; poco lontano le torri scintillanti si rispecchiano con le loro snelle pareti vetrate nei cristallini laghetti del parco; tutto reale, tutto vero.
Arriva domenica, il fatidico giorno della gara: appuntamento alle 6 dagli alberghi per la zona della partenza alla base del mitico ponte di Verrazzano, il freddo è intenso, l’aria pungente, ma eravamo preparati. La perfetta organizzazione ci aveva fatto procurare gli indispensabili cartoni sui quali sedersi durante l’attesa della partenza, gli stessi cartoni che poi son serviti anche per riparaci dal vento. Alcuni di noi son partiti alle 9,40 io e altri alle 10,00, bisognava aspettare ma non ci siamo stufati; battute, barzellette, fotografie, commenti e previsioni sportive, ci hanno fatto trascorrere altri momenti coinvolgenti. Poi ci siamo persi di vista, ognuno col suo pettorale nel proprio settore di appartenenza. Prima della partenza ci eravamo detti che il tempo di gara non è importante, a New York basta la partecipazione … ma, gara è gara, sempre e dovunque. Il tempo lo commenteremo poi, ora pensiamo a correre.
Però qua il correre non è un semplice muover di gambe, un respirare a volte affannoso, un semplice soffrire, un comune andare in crisi, un gioire che è pure normale; è soprattutto un vivere un’emozione unica indescrivibile, è partecipare ad una corsa inscindibile da tutto quanto si trova attorno. La Città, nei giorni precedenti caotica, frenetica, impegnata, dispersiva; quella stessa Città è ora tutta tua, nostra, siamo noi la Città. La gente, anzi no, le Genti di molteplici nazionalità e razze ti stanno attorno, in doppia fila o più, ordinati ai bordi delle larghe strade da noi affollate non smettono mai di incitarti, le bandiere sventolano, i cartelli di richiamo troneggiano sopra le teste, gli incitamenti ti arrivano alle orecchie e ti entrano in corpo.
Io soffro il freddo, mi fanno male i polpastrelli delle dita, l’aria fredda mi graffia le braccia (meno male che ho messo i pantaloni lunghi), ma i brividi che mi trasmette la folla inneggiante hanno la meglio, mi sfiorano la schiena e mi entrano nel cervello … che bello.
Mi tengo sulla destra per battere il cinque ad una miriade di bambini di tutti i colori che preparano le mani in attesa della pacca, quasi fosse il tocco di chissà quale campione o personaggio famoso, invece sono solo uno fra i tanti quarantamila, ma il bello è proprio questo, proprio perché sono lì a fare parte integrante di quei quarantamila. Stupendo.
I concertini colorati e multietnici posti sui marciapiedi erompono le loro musiche, tutte diverse fra loro: rock, pop, blues, jazz, e chissà quante altre ancora, tutte per noi. Coinvolgente.
La scritta ITALIA sulla canottiera attira gli incitamenti personalizzati: “forza Italia”, “mangia mangia”, “dai spaghetti” ecc. Lo stesso fanno gli altri con le altrui nazionalità. E tutto ti gira attorno e tutto ti si convoglia addosso. Sensazionale.
Non mi fermo mai, ma il freddo mi limita la velocità e poi, se non voglio rischiare di slogarmi una spalla, devo anche smettere di scambiare le battute del “cinque” perché è vero che mi scaldano la mano (sempre la stessa) ma ci sono dei ragazzoni che esagerando nella foga ti appioppano delle belle botte; così mi sposto al centro della corrente umana, in quel flusso continuo e compatto ove mi riesce difficile cambiare ritmo. Non si tratta di una semplice marea umana, siamo tanti singoli accumunati in questa mitica importante avventura, siamo il popolo della New York Marathon.
Passiamo per tutti i cinque distretti di New York: Staten Island, Brooklyn, Queens, Bronx, e Manhattan, l’avevamo studiato bene il percorso prima, ora, almeno per me, non c’è più tracciato che tenga, mi guardo attorno e avverto le contraddizioni tipiche della città e dei suoi abitanti, tutte rivolte a noi; e mi accorgo quanto mi mancano (le Genti) quando percorro la salita di quel lungo ponte di ferro, il Queensboro Bridge, tra il 15° e 16° miglio, dove il pubblico non può sostare, eh si, fatica doppia.
Arrivo al Central Park, stanco, ancora infreddolito, ma quanta gente … è già finita? Vien quasi da dire “purtroppo” si. Ecco la medaglia, non la guardo nemmeno, mi basta averla al collo per la conferma dello scontato “c’ero anch’io”; poi il telo antigelo ed una mela, eh no una sola non basta, troppo buona la mela di New York me ne faccio dare due per divorarle letteralmente, che gusto mangiare la mela nella Grande Mela, non l’avrei mai immaginato. Ah, dimenticavo, all’arrivo c’era anche il cartello luminoso con il tempo ufficiale, l’avevo anche bloccato sul mio cronometro GPS da polso, un dettaglio.
Nel pomeriggio/sera ci troviamo per raccontarci le vissute esperienze, a commentare i risultati, siamo andati tutti bene, magari soffrendo chi più chi meno, ma tutti concludendo soddisfacentemente la gara.
Abbiamo vissuto anche belle esperienze di contorno, ma è incredibile come: la festa di Halloween, la visita sull’Empire State Building, il giro nel Bronx, l’intrattenimento con i nostri connazionali nella Little Italy del Bronx, la visione teatrale dello spettacolo dal vivo di “Mamma Mia” sulla Broadway, il giro metropolitano con il torpedone, la toccante esperienza per la vista di Ground Zero, la visita alla illuminatissima Times Square, la camminata in Central Park, l’esperienza di un’abbuffata americana e dell’assaggio degli ottimi Hot Dog, insomma tutto il vissuto nella “The Big Apple” (La Grande Mela), siano stati (per me almeno) una sorta di accadimenti, pur interessanti, ma accessori, a quella emozionante e, mi ripeto, indescrivibile esperienza qual è la Maratona di New York.
Giorni davvero stupendi, passati assieme ad una bella compagnia: Paolo Oss Pinter, Milena Oss Cazzador, Roberto Oss Emer, Maria Pia Pintarelli, Enrica Oss Emer, Alda Petraroli, gli amici Altoatesini guidati da Martin Pichler coadiuvato da Hermann Achmuller (che ovviamente hanno coordinato anche noi Perginesi).
Mi auguro di poter rivivere ancora una simile esperienza e magari in un futuro non troppo lontano.
Non vorrei aver deluso chi, da questo scritto, si aspettava un po’ più di cronaca, forse mi son lasciato prender la mano, anzi l’anima, ma questa non è una gara come tante altre, ne respiri l’ansia, ne senti il profumo, l’odore ti pervade il corpo, le sensazioni ti sfiorano la pelle, ho cercato invece, inevitabilmente personalizzando ma spero non troppo, di scrivere quanto ho provato pensando che anche gli altri, almeno in parte, lo hanno provato.
Bruno Nicolussi Mozze
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VIDEO NEW YORK CITY MARATHON
08 Gennaio 2009
Ho visto il video della maratona di New York. Bellissimo!!!
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